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Francis Ford Coppola a Taormina pensando a Megalopolis: "Faccio sempre film che non so fare..."

Il suo film del futuro, MEGALOPOLIS, ma anche il futuro del cinema, la percezione che si ha degli italiani oggi negli Usa e altro ancora. Francis Ford Coppola, 83 anni, vera leggenda del cinema, autore di film come IL PADRINO, APOCALYPSE NOW e con all’attivo sei premi Oscar, si racconta all’86. edizione del Festival di Taormina dove stasera presenterà il restauro de IL PADRINO.

La premessa è per MEGALOPOLIS, un film di cui si parla dal 2015 e che dovrebbe iniziare a settembre. "Cerco di fare sempre le cose nel mio stile, ma alla fine mi ritrovo sempre a fare film che non so fare- sorride il regista - È una caratteristica della mia carriera, basti pensare a lavori come APOCALYPSE NOW. Ora con MEGALOPOLIS vorrei fare un’epopea romana con la storia di un architetto che vuole ricostruire una utopica New York City dopo un disastro devastante» . E continua: «Ero pronto a girare il film nel 2001. Poi c'è stato l’11 settembre e ho capito che la mia visione di un mondo futuro così generosa e amichevole era andata in frantumi. Non avrei potuto girare un film che parlava della bontà dell’essere umano, quando c'era il terrorismo. Così ho lasciato perdere. Anni dopo, mentre cercavo di perdere qualche chilo, mi è capitato di riascoltare le registrazioni di quella sceneggiatura ed è scattata nuovamente la scintilla».

Il protagonista sarà Adam Driver «E' un’epopea romana ambientata a New York.- spiega Coppola - Spesso le epopee hanno ispirato il cinema americano e Roma è stata un esempio da cui ha tratto ispirazione anche la politica USA. Nel mio film c'è appunto un decadimento, il senato è corrotto e le cose non funzionano. Ma poi arriva qualcuno a cambiare le cose. Nonostante sia una storia nata vent'anni fa, ritengo sia molto attuale e realistica, pensando a quello che accade». Il futuro del cinema? «Credo che continueremo a vedere film in sala - risponde - e che lo streaming alla fine non prenderà il sopravvento. Questo nonostante i momenti difficili che abbiamo vissuto con la pandemia».

Farà un remake de IL PADRINO? «Non sono operazioni che amo perché credo servano solo a distogliere risorse da opere nuove, togliendo spazio a nuovi registi», taglia corto lui. Sulla New Hollywood: «Sono stato un po' il fratello maggiore di registi come Scorsese e Spielberg. Venivo dal teatro e allora si lavorava in gruppo. E così è stato anche tra noi registi di quell'epoca. Eravamo un gruppo di persone che si aiutava. Ciascuno sceglieva anche qualcuno di più giovane da aiutare. Non c'era concorrenza tra noi, l’atteggiamento era quello di essere generosi». La percezione degli italiani oggi in America? «Oggi è buona, ma quando ero ragazzo non era così. Vi dico solo questo, mi sarei dovuto chiamare Francesco, ma mia madre preferì chiamarmi Francis, a quei tempi non era consentito neppure comprare una casa se eri italiano. E questo valeva anche per gli irlandesi». Gli si chiede di commentare la decisione della corte suprema Usa sull'aborto: «Quello che è accaduto in America è una cosa estrema e davvero terribile - risponde -, ma forse potrebbe accadere anche di peggio. Rischiamo di perdere la democrazia con quello che sta accadendo in America con personaggi come Donald Trump». Intanto, per celebrare i cinquanta anni de IL PADRINO, in oltre 110 cinema tornerà la versione restaurata della pellicola.

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