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La feroce "Siccità" di Virzì a Venezia. Al lido sbarca il fascino di Monica Bellucci FOTO

Roma allo sbando, assetata d’acqua e di varia umanità: alla 79 Mostra del Cinema veneziana arriva fuori concorso "Siccità" di Paolo Virzì, una commedia distopica ma non troppo, immaginata dal regista durante il lockdown e ambientata in un futuro prossimo, cui si immagina che l’Urbe sia piagata da una prolungata carenza d’acqua.

Ritratto corale di umanità alla deriva e di un tessuto sociale disfatto: dopo tre anni di assenza di pioggia, le risorse idriche della capitale sono esaurite e la popolazione è costretta a subire il razionamento dell’acqua. Su questo scenario Paolo Virzì intreccia una serie di storie che raccontano da varie prospettive il decadimento umano cui la popolazione è soggetta: c'è l’attore impegnato che diventa una star dei social, c'è l’ex autista ministeriale che corre tutto il giorno dietro ai clienti Uber, c'è la dottoressa del pronto soccorso che scopre una epidemia pericolosa, c'è il carcerato in fuga involontaria dal carcere. Tutto ruota attorno a un sentimento di ansia e di disfacimento sociale che contribuisce a creare una narrazione simbolica in cui ognuno di questi personaggi segue il proprio destino ma è allo stesso tempo condannato a condividere con gli altri la situazione complessiva.

Una grande galleria di personaggi che Virzì definisce "ugualmente innocenti e colpevoli" sospesi tra paura, rabbia, vanità, debolezze, affidati a un cast che riunisce tantissimi nomi importanti del cinema italiano contemporaneo, tra cui in prima fila Silvio Orlando, Valerio Mastandrea, Claudia Pandolfi, Tommaso Ragno, Vinicio Marchioni, Monica Bellucci, Sara Serraiocco e Max Tortora.

La notte di Blonde, di Brad Pitt e Marilyn Monroe

E' stata anche la sera di Brad Pitt che alla Mostra del cinema di Venezia infiamma il red carpet di BLONDE di Andrew Dominik in concorso, con l’attrice cubana Ana De Armas nella sfida di interpretare la vita fragile di Marilyn Monroe. È il produttore con la Plan B del film Netflix, arrivato appositamente per la prima mondiale a Venezia. Fan in delirio al suo passaggio – smoking scuro, occhiali da sole e mascherina nera – e acclamazioni per la De Armas che ha indossato un abito plissettato evocativo di «Quando la moglie è in vacanza», ma in rosa carico con strascico anziché in bianco.

BLONDE racconta Norma Jeane Baker, la donna fragile dal passato triste di abbandoni, ma anche Marilyn Monroe, l’attrice, il mito, che fa impazzire il mondo. Tratto dal bestseller di Joyce Carol Oates (La Nave di Teseo) per il regista Andrew Dominik rappresenta quasi una ossessione, un film inseguito da 14 anni.

Paolo Virzì, "Questo è un film pazzo, ambizioso, apocalittico"

«Sono momenti difficili per il nostro Paese e questo film è pazzo, ambizioso e apocalittico allo stesso tempo. Volevamo raccontare quello che stava succedendo tra chi diceva che ci saremmo abituati a tutto e chi diceva che sarebbe stato sempre peggio. È un film anche di solitudine che ti fa capire, è stato uno degli insegnamenti della Pandemia, che in certi casi la redenzione viene dall’essere connessi e che alla fine è stupido ragionare nei termini dei confini nazionali. Questa è la visione che dovrebbero avere i nostri politici». La scelta di Roma? «Perché è la città che per prima ha avuto gli acquedotti, costruita sull’acqua pubblica, la città delle fontanelle che si sgretola e muore di sete e di sonno». In questa situazione tra siccità e pandemie: «Le distanze sociali si accentuano anche di più. Non c’è più la lotta e la contrapposizione felice, ma piuttosto l’autodistruzione che suscita anche istinto reazionario e caos sociale».
Da Virzi poi un appello agli spettatori perché facciano ritorno in sala: «Ci siamo detti noi SICCITÀ non lo diamo alle piattaforme, lo diamo alle sale sperando possa essere una sorpresa». E ancora il regista sulla politica italiana di oggi : «Colpisce di questa campagna elettorale che i politici parlino solo di loro stessi, delle loro alleanze, dei punti percentuale: perché non fanno finalmente due passi indietro invece di parlare di bonus scaldabagno mentre il mondo si estingue e sprofonda? Infine dice il regista toscano autore di film stupendi come CATERINA VA IN CITTÀ e IL CAPITALE UMANO: «Non c’è solo pessimismo in SICCITÀ, ma si sente anche un’aria, di preghiera, di fiducia e anche di fede, la fede di un laico si intende» .

Blonde, raccontare il mito immortale di Marilyn

Cosa non sappiamo, cosa non è stato ancora detto, scritto, documentato di Marilyn Monroe? Eppure l’interesse resta vivo, persino pensando all’attualità, cosa avrebbe detto ad esempio della condizione femminile ad Hollywood scoperchiata dal #Metoo? «È la fantasia che ciascuno ha su di lei, ancora oggi ad accendere il mito», per il regista Andrew Dominik quasi una ossessione. Ha cominciato le riprese di BLONDE, in concorso a Venezia 79, un 4 agosto (2019), la data in cui fu trovata morta per overdose di barbiturici, ha girato nell’ultima casa di Marilyn, a Brentwood a West Los Angeles, persino nel suo letto dove è rimasto per 10 minuti dopo l’ultimo ciak, «immaginando la sensazione di profonda disperazione».

La cubana Ana De Armas ha sfidato se stessa e quell’icona, interpretandola con una somiglianza evocativa notevole, prendendosi una buona dose di rischio: «Mi ha cambiato la vita, vada come vada». E parla della «sua presenza sul set, sentivo il peso della responsabilità di interpretarla ma anche il rispetto, sentivo, di rendere giustizia a questa donna, mi sembrava di avere la sua approvazione, so che queste parole possono sembrare “mistiche” ma era quello che io e gli altri abbiamo pensato, lei era lì. Durante le riprese la sognavo persino e ho immaginato che fosse felice di come la stavamo trattando».
I 165 minuti del film raccontano Norma Jeane Baker, la figlia non voluta, finita in orfanotrofio e poi la donna fragile, traumatizzata, con il carico di tristezza per la madre finita in manicomio, il senso di abbandono, che chiama «daddy», papà, ogni uomo che incontra, la donna che deve chiedere l’approvazione, che non riesce a portare avanti le gravidanze, e poi c’è Marilyn Monroe, l’attrice, il mito, che fa impazzire il mondo.

Tratto dal bestseller di Joyce Carol Oates (La Nave di Teseo), andrà su Netflix dal 28 settembre, prodotto dalla Plan B di Brad Pitt (che ieri ha fatto furore sul red carpet), e nel cast ha tra gli altri Adrien Brody nel ruolo del secondo marito Arthur Miller e Julianne Nicholson, la madre single che finirà in manicomio. In America avrà anche una uscita in sala. È vietato ai 17 anni, «una censura che non merita, crea false aspettative per lo spettatore». Qualcosa c’è, senza scene esplicite si vede Marilyn alle prime armi, violata ai provini, coinvolta in un triangolo di affini con due aspiranti attori, il figlio di Chaplin, Cass, e Eddy G. Robinson, jr. ma è invece piuttosto hard la scena in cui Marilyn viene prelevata letteralmente dai bodyguard e portata, «carne in consegna», al presidente John Kennedy che si fa trovare a letto e mentre parla al telefono, rifiutando i consigli dell’interlocutore sulla sua condotta sessuale che mette in imbarazzo l’America, incita l’attrice al sesso orale.
«Il film è finzione e tutto è visto dal punto di vista di quello che noi pensiamo lei abbia provato. Un affronto agli americani? Questo film non vuole essere – risponde all’Ansa il regista neozelandese – giusto o equo con qualcuno, vuole metterci in connessione con lei e i suoi sentimenti».

© Riproduzione riservata

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