Mercoledì, 30 Novembre 2022
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Venezia verso il Leone d'Oro, al Lido la ribelle Chiara e il coraggio di Panahi

Venezia 79, alla vigilia del Leone d’oro che la giuria presieduta da Julianne Moore assegnerà stasera durante la cerimonia di chiusura della Mostra del cinema che festeggia 90 anni, si inchina al coraggio di Jafar Panahi, il regista iraniano più volte condannato e ora di nuovo in carcere per scontare 10 anni. La sua sedia era evidentemente vuota alla premiere di GLI ORSI NON ESISTONO (dal 6 ottobre distribuito da Academy Two) e un flash mob cui hanno partecipato tra gli altri la Moore e il direttore Alberto Barbera, è stato un modo per far arrivare fino a Teheran la solidarietà. Il suo film è il superfavorito per l’attribuzione del Leone d’oro.

Ad un’altra coraggiosa, Santa Chiara, è dedicato il secondo film che ha caratterizzato l’ultima giornata del concorso, CHIARA (prossimamente in sala con 01). Un cast tutto italiano guidato dalla regista Susanna Nicchiarelli, per raccontare, quasi svelare, la testimonianza della fondatrice delle Clarisse, in una ricostruzione immersa nel Medioevo, tra i costumi da Oscar di Massimo Cantini Parrini e la musica sacra rilanciata con la gioia di un musical alla Jesus Christ Superstar.

Chiara «una di noi», Chiara «ribelle», «femminista», Chiara che non sta un passo indietro ad un uomo, che crede nella sorellanza, sfida i canoni con il suo esempio: povertà al posto di bei panni nobili, solidarietà e uguaglianza al posto di comfort zone. Descritta così, rivelata in un certo senso rispetto al giudizio comune, potrebbe essere una rivoluzionaria contemporanea. Susanna Nicchiarelli filma una figura femminile, potente, da riscoprire, togliere dai santini della patrona d’Italia e del cinema e farla vivere oggi, comprensibile a chi, come ad esempio ai giovani protagonisti Margherita Mazzucco e Andrea Carpenzano, non dice proprio nulla, al massimo di catechismo e parrocchia. È una Santa Chiara da svelare e da affrancare a quella di Francesco. Chiara era una ribelle, una femminista, era carismatica, tutto quello che ha fatto e che è riuscita a fare, compresa una comunità di sole donne, quelle che poi saranno le clarisse con la regola benedettina, era qualcosa di rivoluzionario.

Oliver Stone ha portato in prima mondiale, fuori concorso, il documentario NUCLEAR, frutto di due anni di lavoro di inchiesta e interviste per rilanciare l’energia nucleare come unica uscita dalla crisi energetica e soprattutto arma di lotta al cambiamento climatico. A lui è stato consegnato questa sera a Venezia il Premio Fondazione Mimmo Rotella. Al Sina Centurion Palace, la premiazione della ventunesima edizione del Premio, Evento Collaterale della 79a edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dedicato alla relazione tra i linguaggi del Cinema e dell’Arte, nato nel 2001 per volontà del grande artista calabrese Mimmo Rotella. Nicola Canal, Presidente della Fondazione Mimmo Rotella e Gianvito Casadonte, Direttore Artistico del Premio, per questa edizione hanno assegnato il riconoscimento al regista. L’evento è realizzato grazie al Mic, Calabria Film Commission e Calabria Straordinaria

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