Giovedì, 13 Maggio 2021
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Da Sonia Di Maggio a Rossella Placati: sono già dodici i femminicidi nel 2021

Rossella Placati

Rossella Placati, 50 anni, è stata trovata morta la mattina del 22 febbraio 2021 nell'abitazione in cui risiedeva, in località Borgo San Giovanni, a Bondeno in provincia di Ferrara

A dare l'allarme è stato il convivente della donna, Doriano Saveri, 45 anni, che si è recato alla locale stazione dei Carabinieri per riferire di aver scoperto il corpo esanime della vittima in casa, riversa sul pavimento, con del sangue alla testa. Vani i tentativi dei sanitari accorsi sul posto per rianimarla: era già deceduta.

Il corpo senza vita della cinquantenne sarebbe stato rinvenuto nei pressi di un camerino dell'appartamento, adibito a guardaroba, riverso sul pavimento e vestito con un accappatoio. Il medico legale ha evidenziato sul cadavere varie ferite al capo e lesioni d'arma da taglio al torace. La vittima sarebbe stata percossa con un oggetto contundente e accoltellata. Le armi utilizzate non sono state ritrovate, probabilmente gettate nei corsi d'acqua del circondario, tra cui il Panaro che scorre a pochi passi dall'abitazione.‍

Secondo le ricostruzioni delle indagini, il rapporto fra i due era ormai incrinato da tempo, infatti vivevano da separati in casa: lui dormiva al piano terra, lei a quello superiore. Già dal precedente 8 febbraio lei lo aveva invitato a lasciare l'abitazione. L'uomo però non sapeva dove andare, così l'ormai ex compagna gli aveva concesso del tempo in attesa della ricerca di una nuova sistemazione.

Il cinquantenne durante il pomeriggio del 21 febbraio era uscito per incontrare più persone. Ma il suo comportamento sarebbe stato considerato sospetto in quanto, stando alle testimonianze, chi lo ha visto lo ha definito "disperato e rabbioso", con atteggiamenti altalenanti. Si era anche recato a casa della sorella della convivente "chiedendo scusa" e annunciando non meglio precisate conseguenze. Una condotta definita strana dalla stessa donna, che lo conosceva poco e con cui non aveva rapporti confidenziali

 

Deborah Saltori

Deborah Saltori, 42 anni, è stata uccisa il 22 febbraio 2021 in località Maso Saracini a Cortesano, frazione della città di Trento.‍[1]‍[2]

La vittima è stata colpita con un'accetta dall'ex marito Lorenzo Cattoni, 39 anni, in una zona di campagna dove lui stava lavorando. Ad allertare i soccorsi sarebbe stato un passante che, durante il pomeriggio, ha notato i corpi esanimi dei due ex coniugi, riversi al suolo.

L'uomo aveva prima colpito a morte la quarantaduenne, poi avrebbe tentato di suicidarsi usando la stessa arma da taglio contro sé stesso. I soccorsi giunti sul posto non hanno potuto fare nulla per rianimare la vittima, ormai deceduta a causa delle profonde ferite inferte all'altezza della carotide. Cattoni invece, agonizzante, è stato trasportato e ricoverato in gravi condizioni all'ospedale Santa Chiara di Trento.

Il trentanovenne era già stato ammonito due volte dal questore della città per violenza domestica, perpetrata anche verso un'altra precedente compagna. Dal dicembre del 2020 era sottoposto agli arresti domiciliari a casa dei genitori nel comune di Terre d'Adige (Trento) perché, nel corso degli ultimi anni, era ricorso più volte a violenze fisiche e psicologiche nei confronti della vittima.

Nonostante la misura restrittiva in vigore a suo carico con l'accusa di maltrattamenti in famiglia, al trentanovenne imprenditore agricolo era stato concesso di potersi recare a lavorare nell'appezzamento di terra dove è avvenuto l'omicidio, a poca distanza dall'abitazione dell'ex compagna. Secondo le ricostruzioni, l'uomo avrebbe attirato la quarantaduenne sul posto con un pretesto, inviandole un messaggio che la invitava a raggiungerlo per farsi consegnare l'assegno di mantenimento. Tra i due era in corso una causa di separazione. All'incontro sarebbe scoppiata una violenta lite, poi degenerata nel sangue

Clara Ceccarelli

Clara Ceccarelli, 69 anni, è stata uccisa dall'ex compagno Renato Scapusi, 59 anni, il 19 febbraio 2020 a Genova.
L'aggressione è avvenuta nel tardo pomeriggio all'interno del negozio di calzature in cui la donna lavorava, situato nel centro del capoluogo ligure. La vittima è stata colpita con numerose coltellate prima che l'assassino scappasse.
Lei, dolorante, è uscita fuori dal locale mentre chiedeva aiuto, ma è stramazzata al suolo. I sanitari giunti sul posto non hanno potuto fare nulla per rianimarla.
La Polizia si è subito attivata per rintracciare il responsabile, individuato poche ore dopo mentre vagava, in stato confusionale, con gli abiti imbrattati del sangue della vittima. L'uomo, ex compagno della sessantanovenne, ha minacciato di gettarsi da un muraglione nei pressi dell'ospedale Galliera, ma gli agenti sono riusciti a bloccarlo in tempo prima che compisse l'estremo gesto. Sottoposto a fermo, ha ammesso davanti ai poliziotti di essere l'autore dell'aggressione mortale. Dopo aver formalizzato la confessione ed è stato arrestato e condotto in carcere

Lidia Peschechera

Lidia Peschechera, 49 anni, è stata trovata morta durante il pomeriggio del 17 febbraio 2021 all'interno della sua abitazione in zona Ticinello a Pavia. La donna, presidente dell'associazione no profit Pets in the City, era conosciuta in città come attivista animalista, antifascista e sostenitrice dei diritti LGBT.
L'allarme era stato lanciato dall'ex marito che non riusciva più a mettersi in contatto con lei. Sul posto le forze dell'ordine avevano rinvenuto la porta dell'appartamento chiusa a chiave. Si era reso dunque necessario l'intervento dei Vigili del Fuoco che sono dovuti entrare dalla finestra.
Il cadavere era adagiato nella vasca da bagno, vestito ma coperto con un asciugamano, e presentava varie ferite ed ecchimosi. Segni che non avevano escluso l'ipotesi dell'omicidio.
Nelle ore seguenti, durante la notte, i Carabinieri avevano sottoposto a fermo un sospettato: Alessio Nigro, 28 anni, ex convivente della donna. L'indiziato nel corso dell'interrogatorio in caserma ha confessato di aver strangolato la vittima il precedente 12 febbraio. Secondo le ricostruzioni, il giovane dopo il delitto sarebbe rimasto nell'appartamento per circa tre giorni, poi si è allontanato dall'abitazione. La sera del 17 febbraio era stato rintracciato dai militari a Milano

Luljeta Heshta

Luljeta Heshta, 47 anni, è una donna originaria dell'Albania, da 10 anni in Italia e regolare sul territorio, morta nel pomeriggio del 7 febbraio 2021 all'ospedale Humanitas di Rozzano in provincia di Milano.
La donna è stata violentemente aggredita nelle ore precedenti mentre si trovava in compagnia di un uomo sulla strada provinciale 40, chiamata anche Binasca, tra Pedriano di San Giuliano Milanese e Melegnano. Dei passanti in auto hanno assistito al malintenzionato che inseguiva la vittima per poi colpirla con un coltello.

La quarantasettenne esercitava l'attività di prostituzione ed era conosciuta con il nome di Giulia.‍[4] Abitava da anni a Milano insieme al compagno. Da una precedente relazione aveva avuto una figlia, rimasta in Albania. Già nelle ore successive alla morte della vittima, la Procura di Lodi ha sottoposto a fermo il convivente della donna.‍

Si tratta di Alfred Kipe, connazionale di 43 anni. Gli investigatori lo hanno rintracciato grazie alla collaborazione di alcuni testimoni. L'uomo ha negato il suo coinvolgimento nell'aggressione, ma a incastrarlo ci sarebbe un filmato, girato da un automobilista, che lo riprende mentre si allontana dalla Binasca.‍Inoltre i tabulati telefonici lo collocano sul luogo del delitto nonostante lui abbia riferito di essere rimasto a Milano per tutta la giornata.

Piera Napoli

Si chiama Piera Napoli, la trentaduenne uccisa stamattina (7 gennaio) e il cui corpo è stato ritrovato nel bagno del suo appartamento, in via Vanvitelli, nella borgata di Cruillas a Palermo. La donna, cantante neomelodica, è sposata e madre di 3 figli. Il marito, Salvatore Baglione, 37 anni, si trova in questo momento nella stazione dei carabinieri Uditore. E’ stato l’uomo a presentarsi dai carabinieri, che si sono poi recati nell’abitazione rinvenendo la donna con diverse ferite da arma da taglio. Non si conosce ancora la dinamica dei fatti. In questo momento vengono effettuati i rilievi fotografici da parte dei carabinieri, in attesa del medico legale e del pm di turno. Quest’ultimo poi si sposterà alla stazione dei carabinieri per sentire l’uomo.

Ilenia Fabbri

Non c'è al momento nessun indagato per la morte di Ilenia Fabbri, la 46enne trovata sgozzata il 6 febbraio nella sua abitazione di Faenza, nel Ravennate. La polizia Scientifica ha eseguito nuovi rilievi mentre la Procura bizantina ha affidato l’autopsia al medico legale Franco Tagliaro di Verona per approfondire le cause del decesso. Proseguono anche gli interrogatori delle persone informate sui fatti. Gli inquirenti hanno ascoltato la figlia, l’amica di quest’ultima presente in casa al momento del delitto, l’ex marito, l’attuale compagno e la vicina di casa che ha dato l’allarme. Secondo quanto appreso, la vittima era vestita di tutto punto come se dovesse uscire. Nelle scorse ore sono stati sequestrati un coltello, possibile arma del delitto, e il cellulare della donna.

Sonia Di Maggio

Sonia Di Maggio, 29 anni, è stata uccisa la sera del 1 febbraio 2021 a Minervino di Lecce. La vittima si trovava in strada, nella frazione di Specchia Gallone, insieme al fidanzato quando all'improvviso è stata aggredita dall'ex compagno che, armato di coltello, ha sferrato numerosi fendenti alla giovane alla gola. Il fidanzato ha tentato di difenderla, ma nulla ha potuto contro la furia dell'uomo. La ventinovenne si è accasciata al suolo in un lago di sangue. Vani i tentativi dei sanitari giunti sul posto che hanno provato a rianimarla, ma le ferite erano troppo gravi.

L'aggressore è Salvatore Carfora, 39 anni, originario di Torre Annunziata (Napoli), con precedenti specifici, che in passato avrebbe già minacciato la sua ex compagna. Si sarebbe recato a Specchia Gallone appositamente per attuare l'agguato mortale. Dopo aver inflitto le fatali coltellate, si è dileguato. Le forze dell'ordine si sono immediatamente attivate per rintracciarlo.La mattina seguente, 2 febbraio, il trentanovenne è stato fermato nel pressi di una stazione ferroviaria dalla Polizia di Otranto mentre tentava di lasciare il Salento.‍ Interrogato dagli inquirenti nelle ore successive, Carfora ha confessato il delitto.‍

 

Teodora Casasanta

Teodora Casasanta, 39 anni, e il figlio Ludovico, 5 anni, sono stati uccisi nella notte tra il 28 e il 29 gennaio 2021 dal marito e padre Alexandro Vito Riccio, 39 anni.‍ Il drammatico episodio è avvenuto nell'abitazione familiare a Carmagnola in provincia di Torino. Secondo le ricostruzioni, l'uomo, impiegato come rappresentante commerciale, ha aggredito mortalmente la moglie con più corpi contundenti, mentre il figlio sarebbe stato sgozzato con un'arma da taglio.Il gesto sarebbe stato premeditato, poiché sul posto è stato ritrovato un biglietto su cui il trentanovenne avrebbe espresso l'intenzione di togliere la vita alla coniuge e al figlio. La coppia era sposata dal 2014. Prima di trasferirsi a Carmagnola, risiedevano nella città di origine dell'uomo, Nichelino, comune alle porte del capoluogo Torinese.‍

Dopo il duplice omicidio, Riccio ha tentato di suicidarsi tagliandosi le vene e gettandosi dal balcone del suo appartamento, ma è riuscito a sopravvivere. Ferito e con diverse fratture al corpo, si è trascinato al suolo fino a tornare anche all'interno dall'abitazione. Nel frattempo i vicini, allertati dalle urla della vittima e dal trambusto dell'uomo in seguito alla caduta, hanno chiamato i soccorsi. I Carabinieri giunti sul posto hanno individuato e preso in custodia il trentanovenne. Sottoposto a fermo di indiziato di delitto, è stato trasportato in ospedale e ricoverato, non in pericolo di vita, con una prognosi di circa sessanta giorni. La signora Casasanta era originaria di Roccacasale, comune abruzzese della provincia de L'Aquila.‍ Impiegata come psicologa e operatrice socio sanitaria, aveva da diverso tempo annunciato la volontà di chiudere la relazione matrimoniale e separarsi dal coniuge. Una decisione non accettata di buon grado da Riccio che aveva confidato, ai suoi stretti conoscenti e sul proprio profilo Facebook, i problemi con la moglie.

 

Roberta Siragusa

Il corpo senza vita di Roberta Siragusa, 17 anni, è stato rinvenuto la mattina del 24 gennaio 2021 a Caccamo, in provincia di Palermo, all'interno di un burrone in una zona impervia del territorio di Contrada Monte Rotondo, alle pendici del Monte San Calogero. La vittima, originaria della stessa cittadina, era scomparsa nelle ore precedenti, durante la notte, dopo aver partecipato a un raduno con il fidanzato e altri amici in una villetta nei pressi del Monte San Calogero, nonostante vigesse il divieto di assembramento per la pandemia di Covid-19. I genitori, non vedendola tornare a casa, avevano segnalato la sparizione.
La mattina seguente il compagno della giovane, Pietro Morreale, 19 anni, si è presentato alla locale caserma dei Carabinieri, accompagnato da un genitore e dal proprio legale. Inizialmente si era diffusa la notizia che il ragazzo avesse confessato di aver ucciso la fidanzata, ma nel pomeriggio l'avvocato ha smentito tali indiscrezioni, affermando che il proprio assistito era soltanto trattenuto dai militari per un interrogatorio.‍ Morreale ha rivelato ai Carabinieri il luogo in cui si trovava il cadavere della vittima. Il giovane al contempo ha rilasciato agli inquirenti dichiarazioni contraddittorie che lo hanno reso il principale sospettato del delitto.‍ Il corpo della diciassettenne al momento del rinvenimento si presentava parzialmente carbonizzato e nudo nella parte alta, con i pantaloni abbassati, il volto tumefatto, il cranio ferito e, probabilmente, parte dei capelli rasati (da stabilire se di proposito o a causa delle bruciature).‍ Per recuperare i resti della ragazza sono dovuti intervenire sul posto i Vigili del Fuoco. Le successive attività investigative hanno permesso di rilevare nei pressi del campo sportivo di Caccamo un cumulo di oggetti dati alle fiamme, non del tutto arsi, e un mazzo di chiavi appartenenti alla porta d'ingresso della residenza della ragazza. Ciò ha fatto presumere che l'aggressione possa essere avvenuta al campo sportivo, prima che il corpo esanime venisse trasportato al dirupo dove è stato abbandonato.‍

 

Victoria Osagie

Victoria Osagie, 34 anni, è stata uccisa dal marito Moses Ewere Osagie, 41 anni, nel tardo pomeriggio del 16 gennaio 2021 all'interno della propria abitazione a Concordia Sagittaria in provincia di Venezia.‍ Secondo ricostruzioni, fra i coniugi, originari della Nigeria e residenti in Italia da diversi anni, sarebbe scattato un litigio che è degenerato in una violenta aggressione. L'uomo ha brandito un coltello, colpendo la vittima con molteplici fendenti. L'episodio è avvenuto mentre fra le mura domestiche erano presenti anche i tre figli della coppia e due connazionali: uno, amico di Moses, e l'altro, coinquilino nell'abitazione, che in cambio di vitto e alloggio si occupava dei tre bambini quando i genitori si recavano al lavoro.Tutti loro avrebbero assistito alla drammatica scena, soprattutto i due adulti che avrebbero provato a fermare il quarantunenne. In particolare, uno dei due gli avrebbe anche sfilato il coltello dalle mani, ma l'uomo ne ha raccolto un altro per continuare ad accanirsi contro la moglie. La donna aveva tentato di difendersi ed era riuscita a fuggire in strada sanguinante. Tuttavia Moses l'aveva rincorsa e trascinata con forza all'interno dell'appartamento per proseguire la mattanza.‍
Diversi sarebbero stati i litigi all'interno della coppia, molti dei quali avvenuti perché il quarantunenne accusava la moglie di avere una relazione extraconiugale. Già in passato i Carabinieri erano dovuti intervenire nell'abitazione di famiglia per sedare una lite. Non è escluso che il marito fosse ubriaco durante l'ultima aggressione, rivelatasi fatale per la vittima.‍
Victoria era seguita dai servizi sociali del Comune e stava attendendo il termine della quarantena (aveva contratto il Covid) per lasciare casa e separarsi dal compagno. Nel precedente mese di febbraio era finita al pronto soccorso con un occhio tumefatto, probabilmente in seguito a un ennesimo diverbio con il marito. In quell'occasione aveva riferito di essere caduta, ma il personale sanitario non le aveva creduto ed erano state allertate le forze dell'ordine. L'esame autoptico svolto sulla salma della vittima ha evidenziato la brutale furia omicida del marito, contando circa 20 fendenti sul corpo della moglie. Al termine dell'aggressione, come se non bastasse, l'uomo le ha spezzato il collo. Il decesso è avvenuto per choc emorragico e neurogeno dovuto al trauma al midollo spinale. Nei confronti del nigeriano è stata confermata la custodia cautelare in carcere per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. Il quarantunenne accusava senza fondamento la coniuge di tradirlo ma, secondo quanto emerso delle indagini degli inquirenti, ad avere una relazione extraconiugale sarebbe stato proprio lui.‍

 

Sharon Barni

Sharon è una bambina di 18 mesi trasportata l'11 gennaio 2021 in gravi condizioni all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo luogo dove è stato dichiarato il decesso.
Inizialmente si era diffusa la notizia che a provocare la morte della vittima sia stato un incidente domestico avvenuto nell'abitazione dove la piccola risiedeva, situata nel comune di Cabiate in provincia di Como. Accidentalmente la bimba avrebbe fatto cadere una stufa da una scarpiera, che le sarebbe finita addosso, causandole un grave trauma.‍ Tuttavia le indagini della Procura di Como hanno ricostruito un'altra versione dei fatti. La vittima sarebbe stata maltrattata e violentata dal compagno della madre che viveva in casa con lei: Gabriel Robert Marincat, operaio romeno di 25 anni.‍ La nonna materna della piccola, tra l'altro, due ore dopo il presunto incidente, aveva trovato la nipote priva di sensi, con la maglietta sporca di vomito e aveva sollecitato il giovane a chiamare i soccorsi, ma lui avrebbe tentennato e preso tempo, ritardando l'intervento dei sanitari.
L'esame autoptico svolto sulla salma della vittima avrebbe rilevato molteplici lesioni, tra cui varie ecchimosi ed escoriazioni in diverse parti del corpo. Segni che, secondo le valutazioni del medico legale, sarebbero piuttosto riconducibili a maltrattamenti e ripetute violenze sessuali.
L'indiziato era finito nel mirino degli investigatori subito dopo la morte della vittima. Interrogato dai militari, non aveva risposto alle domande, respingendo ogni addebito.‍Sulla sua versione però aveva avuto dubbi persino la madre della piccola, che aveva chiuso ogni rapporto con l'ormai ex compagno e si era dovuta trasferire a casa dei genitori dopo il sequestro dell'abitazione che condivideva con lui e la bambina.‍ Al ragazzo sono stati contestati i reati di violenza sessuale e morte come conseguenza di altro reato (maltrattamenti).‍

 

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