Lunedì, 27 Settembre 2021
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Investì e uccise le 16enni Gaia e Camilla: 5 anni in appello a Pietro Genovese

Si chiude con un concordato a 5 anni e 4 mesi la vicenda giudiziaria per Pietro Genovese, il 20enne che la notte del 21 dicembre del 2019 travolse e uccise con la propria auto due 16enni a Corso Francia a Roma. I giudici della Corte d’Assise di Appello di Roma hanno ratificato l’accordo raggiunto nelle scorse settimane dalla difesa del ragazzo e dalla procura generale. I giudici hanno reso così definitiva la pena nei confronti del giovane che in primo grado, nel dicembre scorso, era stato condannato in abbreviato a 8 anni per l’accusa di omicidio stradale plurimo per la morte di Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli. Con una ordinanza, inoltre, la corte ha stabilito per l'imputato l’obbligo di dimora e la permanenza domiciliare dalle 22 alle 7. Genovese si trovava agli arresti domiciliari da 1 anno e 7 mesi. Per i giudici la misura disposta è adeguata "all’esigenza cautelare sociale» anche alla luce dell’incensuratezza, del corretto comportamento processuale dell’imputato e del fatto che la patente di guida gli sia stata revocata proprio dopo il tragico incidente.

Nel procedimento non comparivano più come parte civile le famiglie delle due ragazza in quanto hanno ottenuto il risarcimento. «Abbiamo sempre voluto la verità e quella è rimasta. La colpa è solo del ragazzo, l’entità della pena non ci interessa, riguarda la coscienza dei giudici», ha commentato la madre di Camilla riferendosi alle tante ricostruzioni che tentarono, in fase di indagine, di disegnare un comportamento incauto da parte delle due studentesse che stavano rincasando sotto la pioggia.

Nelle motivazioni della sentenza di primo grado il gup Gaspare Sturzo aveva ricostruito quanto avvenuto quella tragica notte a Corso Francia quando Gaia e Camilla, di ritorno a casa da una serata per festeggiare l’inizio delle vacanze di Natale, furono falciate dall’auto di Genovese impegnato, sostenne il giudice, in una gara di sorpassi. Le due studentesse non avevano fatto nessun azzardo nè la loro condotta aveva messo a repentaglio la loro incolumità: stavano infatti attraversando sulle strisce, dopo che il semaforo pedonale era diventato verde. Un comportamento irreprensibile che però non fu sufficiente a salvarle dalla morte, dal violento impatto con l’auto guidata da Genovese che le ha centrate uccidendole sul colpo. Il gup nella prima sentenza infatti definiva «assai elevato il grado di colpa dell’imputato, sotto il profilo del quantum di evitabilità dell’evento, essendo l’incidente frutto anche di una negligente scelta di mettersi alla guida dopo aver fatto uso di alcol, pur sapendo che era obbligato a non bere qualora avesse voluto condurre un’auto, secondo la sua età e per il tempo in cui aveva preso la patente». Perizie e accertamenti, ratificati dal dibattimento processuale, evidenziarono che il ventenne investì le due ragazze mentre erano «sulle strisce pedonali, nel tratto della terza corsia di sinistra di Corso Francia, e dopo che queste avevano iniziato l'attraversamento con il verde pedonale ma si erano fermate per aver notato alla loro sinistra provenire dal precedente semaforo ad alta velocità tre auto impegnate, di fatto in una gara di sorpassi, che non accennavano a rallentare». Il giudice infatti sostiene nella sentenza di primo grado che l’imputato, prima del tragico impatto, aveva «effettuato una serie di sorpassi utilizzando al contempo un cellulare con cui mandava messaggi; superando il limite di velocità in ora notturna; iniziando un ultimo sorpasso di un’auto che aveva cominciato a frenare e, poi, si era fermata». Un sorpasso terminato in una tragedia.

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