Sabato, 18 Settembre 2021
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A Torino in migliaia in piazza contro il Green Pass. Domani manifestazioni in altre città

Alcune migliaia di persone si sono ritrovate ieri sera in piazza Castello, a Torino, per protestare contro il green pass concesso a chi si è sottoposto al vaccino anti-Covid. La manifestazione è stata promossa nei giorni scorsi sui social network da un gruppo di cittadini che si definisce «apartitico» e fa capo a Marco Liccione, già in prima fila nelle proteste contro i lockdown dei mesi scorsi. I manifestanti hanno urlato «Libertà, Libertà» e «No green pass, no green pass», riservando bordate di fischi al nome del generale Figliuolo. «Siamo circondati da disinformazione e censura - ha detto dal palco allestito in piazza Maurizio Giordano, che di professione è avvocato - il green pass è inconcepibile non solo dal punto di vista costituzionale ma anche umano. Stiamo arrivando a passi molto veloci a una dittatura». In piazza, fra gli altri, anche esponenti di Forza Nuova Torino e Italexit. «Il governo vuole l’apartheid - ha affermato Roberto Mossetto, segretario della sezione torinese del partito di Gianluigi Paragone - e i commercianti non saranno complici».

Sabato manifestazioni in diverse città italiane

Manifestazioni simultanee in molte città italiane sono state convocate attraverso Facebook e alcuni canali Telegram da gruppi che si dichiarano contro «il passaporto schiavitù e l’obbligo vaccinale». L’appuntamento è per domani alle 17:30. I promotori, che affermano di essere inseriti in una mobilitazione mondiale chiamata in contemporanea, la «World Wide Demonstration», annunciano iniziative in una cinquantina di località, da Roma ad Aosta, da Ragusa a Trieste. Le manifestazioni in Italia sono dirette "contro il passaporto schiavitù (così viene definito il Green Pass - ndr), gli obblighi vaccinali, la truffa Covid, la dittatura».

Gestori discoteche contro Green Pass

E tra quelli che stanno "pagando" di più in termini economici sono i gestori delle discoteche, che restano chiuse. Tanto che alcuni di loro hanno deciso di ricorrere contro la scelta del Consiglio dei ministri, impugnando il nuovo decreto davanti ai propri Tar competenti territorialmente. A riferirlo è l'Associazione Giustitalia.

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