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Chi è Massimo Ferrero "er viperetta": dalle battute sessiste a "Thohir filippino che stira camicie"

Massimo Ferrero non è il presidente più amato dai doriani. E ora, con il suo arresto per bancarotta fraudolenta, i tifosi blucerchiati tornano a manifestare tutta la loro rabbia. Così anche l’hashtag #ferrerovattene, stampato su migliaia di foglietti attaccati ovunque in città da tempo immemore, sembra solo un inutile eufemismo. Il 12 giugno 2014 "er Viperetta", questo il soprannome di Ferrero, con la società a responsabilità limitata Vici rileva a titolo gratuito dalla San Quirico spa di Edoardo Garrone la Sampdoria, accollandosi circa 15 milioni di euro di debiti.

I tifosi sampdoriani sono dubbiosi: dopo la solida presidenza di quel gran gentiluomo che era Riccardo Garrone, e quella successiva del figlio Edoardo proprietario della Erg, l’arrivo improvviso di Ferrero, un presidente ex attore e uomo di cinema di non grandi fortune, in più percepito come un guascone, mette molti in allerta. Lo si trovò simpatico ma, dicono oggi, «s'era già percepito il pericolo visto che si è presentato e il giorno dopo era a Roma a patteggiare per il crack della Livingstone». Oggi i tifosi doriani sono furiosi. «L'hanno arrestato stamani all’alba in mutande, come è successo a Cecchi Gori (l'ex presidente della Fiorentina arrestato il 29 ottobre 2002 per il fallimento della Viola, ndr) - dicono -. Ma confronto a lui Cecchi Gori era Lorenzo dè Medici. Questo qui ha giocato a fare il buffone e ha colto tutte le opportunità del caso».

E comunque, sottolineano, «ce le ricordiamo tutte» le battute al veleno che li hanno di fatto incarogniti ulteriormente. In effetti, l’allora presidente della Samp Massimo Ferrero qualche uscita sgradevole in ottica tifoseria se l’è fatta scappare: una volta definì l’inno ufficiale della Sampdoria «una marcetta da cambiare» e la città di Genova «inospitale, 'sto c.... di città». La Sampdoria «una squadra conosciuta tra Recco e Chiavari». L’allora presidente dell’Inter Thohir? «Un flippino che stira le camicie». Zenga? «una pippa come portiere». E non dimentichiamo le battute sessiste: «I miei giocatori la porta la devono penetrare come una donna».

E il Tapiro d’oro che gli è stato consegnato da Staffelli nel 2019 perché la Samp non ne azzeccava una. Il tifoso non dimentica: non dimentica quando il presidente arrivava allo stadio e faceva le corna, quando si metteva la sciarpa blucerchiata in testa come una kefiah o legata sotto il mento come una prefica. Oppure "dimenticata" a favore della sciarpa della Roma. Perché, come Ferrero stesso ebbe a dire «ho la Samp nel cuore e nella testa la Roma». E questo, per un tifoso, è un errore madornale. Tanto che nel 2018 erano in mille sotto la sede di Corte Lambruschini a protestare con un grande striscione: «Ferrero non ci rappresenta». Insomma, la curiosità per il presidente-personaggio non è mai diventata amore, anzi. Non è bastato l’ottavo posto (ottenuto con Ranieri in panchina, allenatore che dette l’addio perché "non c'erano le condizioni"), non sono state sufficienti le vittorie nei derby per i tifosi di una squadra che, in tempi ormai molto lontani, si è giocata pure una finale di Coppa dei Campioni.

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