Lunedì, 15 Agosto 2022
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Draghi al G7: "Eliminare per sempre dipendenza da energia russa"

Agire in fretta. Evitare il rischio di arrivare troppo tardi e dare fiato nel frattempo al ritorno dei populismi che, complice la crisi esacerbata dalla guerra in Ucraina, stanno rialzando la testa. In Europa ma non solo. Mario Draghi, davanti ai leader del G7, non nasconde la sua preoccupazione per il rischio che la crisi derivata dal conflitto travolga le economie occidentali, già alle prese con la corsa dei prezzi dell’energia prima dello scoppio della guerra. E rinnova anche ai grandi della Terra il suo invito a fare presto, «molto prima di settembre», anche per sbloccare il grano fermo nei silos ucraini e scongiurare così una crisi alimentare che travolgerebbe i Paesi del Sud del mondo.
Bisogna «evitare gli errori» del passato, quelli già visti con la crisi finanziaria del 2008, ammonisce subito Draghi durante la prima sessione di lavori al castello di Elmau, mentre fuori in una Garmish blindata arriva la protesta del mondo noglobal. Il premier, dopo la frenata del Consiglio europeo, torna a portare argomenti a favore della proposta di un tetto al prezzo del gas, ma anche del petrolio, che porterebbe non solo a un risultato economico (ridurre i costi delle bollette e frenare l'inflazione) ma consentirebbe di centrare anche l’obiettivo "geopolitico» di «ridurre i finanziamenti alla Russia» che a poche ore dall’inizio del vertice è tornata a colpire il centro di Kiev.
Durante la crisi finanziaria interventi tardivi non riuscirono a impedire la grande recessione e in Europa misero a rischio la tenuta dell’euro. Oggi, insomma, serve un nuovo "whatever it takes». Bisogna fare tutto il possibile per sostenere l’economia. E, sottolinea il premier, gli strumenti ci sono, primo fra tutti quel tetto al prezzo dei combustibili fossili che l’Italia per prima ha messo sul tavolo di Bruxelles mentre gli Stati Uniti in parallelo proponevano di porre un limite ai costi del petrolio. Non bisogna, incalza il premier, perdere tempo per dare risposte a famiglie e imprese in difficoltà, tassando «i profitti straordinari» delle aziende, come Roma sta già facendo, e redistribuire quelle ricchezze per "mitigare l’aumento dei prezzi dell’energia». Bisogna tenere conto delle opinioni pubbliche, gli avrebbe fatto sponda il presidente francese Emmanuel Macron (reduce in patria dalla valanga di voti al partito di Marine Le Pen), con cui il premier ha avuto un lungo confronto durante la passeggiata nei giardini del castello. Ma anche il padrone di casa, Olaf Scholz, si sarebbe detto molto preoccupato per l’inflazione galoppante.
L’indipendenza energetica da Mosca va perseguita «anche quando i prezzi scenderanno, va eliminata per sempre», aggiunge Draghi prima di presentarsi nei giardini del castello insieme agli altri leader per presentare il piano da 600 miliardi di investimenti nei Paesi in via di sviluppo annunciato da Joe Biden. E’ chiaro che la situazione attuale richiede "investimenti ampi nelle infrastrutture per il gas», sottolinea il premier invitando però a pensare a strutture che poi possano essere «convertite all’uso dell’idrogeno». Un modo per tenere insieme le esigenze immediate e quelle di lungo periodo. E non abbandonare la transizione ecologica per colpa della guerra.

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