Martedì, 16 Agosto 2022
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Tragedia della Marmolada: 7 morti, 13 i dispersi. Draghi: "Dramma legato al deterioramento dell'ambiente"

Scende a 13 il numero delle persone disperse nella tragedia della Marmolada, dove ieri un seracco si è staccato dal ghiacciaio e ha travolto gli alpinisti che stavano salendo in vetta. Un escursionista austriaco che figurava nella lista dei dispersi è infatti incolume e, contattato dalle autorità consolari, ha dato sue notizie. Tra i 13 dispersi dieci sono italiani e tre di nazionalità ceca. Le autorità stanno però ancora accertando la proprietà di quattro delle 16 auto parcheggiate nei pressi dei sentieri che portano al ghiacciaio che hanno targhe straniere, una tedesca, due ceche e una ungherese. Sono sette al momento le vittime accertate della valanga, di queste tre sono state identificate e formalmente riconosciute dai parenti. Sono tutte e tre della provincia di Vicenza: si tratta di Filippo Bari, Tommaso Carollo e Paolo Dani. Non sono stati al momento resi noti invece i nomi delle altre quattro vittime. Filippo Bari, residente a Malo, aveva 27 anni e lavorava in una ferramenta di Isola Vicentina. Appassionato di montagna, ma anche di musica rock, aveva una compagna e un figlio di 4 anni. Ieri, prima della tragedia, aveva inviato un ultimo selfie ad amici e parenti proprio dalla Marmolada. Tommaso Carollo era una manager di 48 anni di Thiene, molto conosciuto nell’Altovicentino. Paolo Dani, infine, era una guida alpina di Valdagno, molto apprezzata e stimata da colleghi e amanti della montagna. Aveva 52 anni ed era conosciuto per la sua esperienza. Le ricerche sul ghiacciaio continuano, anche se i soccorritori lavorano in una situazione di precarietà perché c'è il rischio di nuovi crolli. Si è alzato in volo l’elicottero della Guardia di Finanza attrezzato con il sistema 'Imsi Catcher', per intercettare i segnali dei cellulari accesi. Sono in corso anche le indagini tecniche dei glaciologi della Provincia autonoma di Trento, mentre è confermata la chiusura dell’area con ordinanza del sindaco di Canazei, Giovanni Bernard. Il rischio di ulteriori distacchi non permette di intervenire da terra, per cui anche nei prossimi giorni, fa sapere il Soccorso alpino trentino, le operazioni proseguiranno con le stesse modalità attuate oggi. Saranno quindi anche i droni a sorvolare la zona del disastro per cercare di individuare qualsiasi reperto, che sarà fotografato e recuperato velocemente dai soccorritori. Il pendio della Marmolada è monitorato giorno e notte ma sono possibili solo recuperi in superficie, perché è impossibile scavare: la massa di neve si è talmente consolidata "che non si può incidere nemmeno con un piccone», come ha spiegato il Corpo nazionale del soccorso alpino. E in serata è scattata l’allerta per il ghiacciaio in Val Ferret: cresce il rischio di crolli dal ghiacciaio di Planpincieux, sul versante italiano del massiccio del Monte Bianco, a causa del temporale previsto e il Comune di Courmayeur ha quindi disposto l'evacuazione per questa notte (dalle ore 18.30 alle 8) di un’area dove sono presenti una decina di edifici.

Aggiornamenti

Draghi: "Dramma che dipende dal deterioramento dell'ambiente" - «Oggi l’Italia piange queste vittime e tutti gli italiani si stringono con affetto». Lo ha detto a Canazei il premier Mario Draghi. «Questo è un dramma - ha dichiarato, commosso - che certamente ha delle imprevedibilità, ma certamente dipende dal deterioramento dell’ambiente e dalla situazione climatica. Il Governo deve riflettere su quanto accaduto e prendere provvedimenti perché quanto accaduto abbia una bassissima probabilità di succedere e anzi venga evitato», ha concluso Draghi.  «Bisogna prendere dei provvedimenti affinché quanto accaduto sulla Marmolada non accada più in Italia. Abbiamo fatto un punto tecnico operativo - ha aggiunto - con tutti quelli che hanno collaborato alle operazioni, ma soprattutto sono qui per esprimere la più sincera affettuosa accorata vicinanza alle famiglie delle vittime, dei dispersi e dei feriti, e alle comunità che sono state colpite da questa tragedia, Voglio ringraziare tutti coloro che hanno lavorato in questo giorno e mezzo».

La solidarietà di Mattarella

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha chiamato questa mattina il presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, e il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, per esprimere solidarietà ai familiari delle vittime, oltre che riconoscenza ai soccorritori e vicinanza alle comunità locali. A Canazei stanno arrivando da questa mattina parenti e familiari dei dispersi per chiedere notizie dei loro cari. Sarebbero stati identificati i proprietari delle 16 auto che ieri sera erano state ritrovate nei parcheggi attorno a Passo Fedaia, mentre ci sarebbe un'altra decina di veicoli parcheggiati di cui ancora non si conosce il proprietario. Squadre di soccorritori sono state inviate in mattinata nella zona del disastro, per l'avvistamento di alcuni resti sulla colata di ghiaccio e neve, come riferito dall'assessore veneto alla Protezione Civile, Gianpaolo Bottacin.

Le ricerche, ha precisato, sono state riavviate dopo che l'ispezione con droni sulla zona ha portato ad individuare "alcuni elementi". Un numero dove segnalare gli eventuali dispersi nel crollo del seracco di ghiaccio sulla Marmolada. Lo ha istituto il Soccorso Alpino sottolineando, in italiano e in inglese, che deve essere utilizzato esclusivamente per segnalare il mancato rientro di amici e familiari. Il numero da contattare è 0461/495272.

Sabato scorso il record delle temperature sulla Marmolada

Il distacco, secondo le prime informazioni del Soccorso Alpino, si sarebbe verificato nei pressi di Punta Rocca, lungo l'itinerario di salita della via normale per raggiungere la vetta. Proprio sabato sulla Marmolada era stato raggiunto il record delle temperature, con circa 10 gradi in vetta. La procura di Trento ha aperto un fascicolo sul crollo del seracco. Disastro colposo è il reato ipotizzato, al momento a carico di ignoti. Ad occuparsi delle indagini, con il procuratore Sandro Raimondi, è il pm Antonella Nazzaro. La massa di materiale staccatosi dal ghiacciaio della Marmolada è scesa da una velocità di 300 chilometri l'ora. E' quanto hanno accertato i tecnici del Soccorso Alpino che hanno mappato tutta l'area della montagna in cui si è verificato il crollo del seracco. Una parte consistente del ghiacciaio è ancora attaccata alla montagna: si tratta di un fronte di ghiaccio di 200 metri con un'altezza di 60 metri ed una profondità di 80 metri. Se si volesse fare un termine di paragone, dicono gli esperti, si tratta dell'equivalente di due campi di calcio colmi di ghiaccio. Il tutto esposto a 45 gradi di pendenza. Il materiale che si è staccato è invece esteso su un fronte di due chilometri sulla via normale ad un'altezza di circa 2.800 metri: e questo significa, appunto, che la massa di materiale staccatosi ha percorso almeno 500 metri con una velocità stimata dai tecnici pari a 300 km l'ora.

L'esperto: "Crollo imprevedibile, ghiacciai al collasso"

Un crollo «imprevedibile» quello di un saracco ieri sulla Marmolada, ma i ghiacciai sono al collasso. E’ netto con l’AGI Jacopo Gabrieli, ricercatore del Cnr-Isp Ice Memory. «Quello che arriva dalla montagna è uno schiaffo che dobbiamo usare per programmare il futuro - aggiunge - è ora di prendere in mano la situazione del clima, di cui la situazione dei ghiacciai, tutti sull'orlo del collasso, è evidenza di cambiamento. L’unica cosa da fare è smettere di immettere gas serra in atmosfera e adattarci». «Io ieri mattina sarei andato tranquillamente in cima alla Marmolada - aggiunge il ricercatore - ed è comunque da sempre buona norma in montagna concludere le escursioni il prima possibile, a ridosso di ora di pranzo».

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Tra i dispersi ci sarebbero 4 alpinisti vicentini. Si tratta di 3 escursionisti, appartenenti alla sezione Cai di Malo, e una guida. Di uno di loro, Filippo Bari, 27 anni (nella foto), è comparso in queste ore sui social un selfie - pubblicato oggi dal quotidiano La Stampa - che riprende il giovane ieri sulla vetta della Marmolada, prima del crollo del seracco

Le condizioni meteorologiche saranno determinanti per valutare l'intervento diretto dei soccorritori: il freddo e le basse temperature sono fondamentali per garantire un minimo di sicurezza alle operazioni, visto che sulla montagna è rimasto un’enorme quantità di ghiaccio pericolante. Per valutare come procedere sarà fondamentale la valutazione dei meteorologi di Arabba e Meteo Trentino.

"La Marmolada andava chiusa"

"È il giorno più brutto della mia vita. Siamo di fronte a una tragedia annunciata", ha detto al Messaggero Carlo Budel, proprietario del rifugio Capanna Punta Penìa in prossimità del quale si è staccato il seracco. "È da giorni che sotto il ghiacciaio sento scorrere dei veri e propri torrenti d'acqua: la Marmolada andava chiusa – ha continuato -. Le alte temperature di queste settimane ne hanno seriamente compromesso l'accesso. E oggi ne abbiamo avuto la prova: un dramma accaduto peraltro di domenica alle 14, nel giorno-orario di punta assoluto. Basta, me ne voglio andare".

 

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