Sabato, 10 Dicembre 2022
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Carlo arriva a Buckingham Palace. Il discorso alla nazione: "Prometto di servirvi per tutta la mia vita"

The Queen is dead, long live the King. Londra si prepara all’ultimo abbraccio alle spoglie mortali di Elisabetta II, regina di una vita per tanti, mentre accoglie con un calore persino insperato l’eterno erede Carlo: il figlio primogenito giunto alla corona alle soglie dei 74 anni e accompagnato dalle acclamazioni di migliaia e migliaia di persone oggi al suo primo ingresso a Buckingham Palace in veste da sovrano. Fianco a fianco con Camilla, riconosciuta ormai come "Sua Maestà la Regina Consorte» quasi a voler far dimenticare lo stigma di essere stata «la rivale» della compianta Diana. Un re e una regina maturi, incaricati ora di assumersi la responsabilità di una successione difficile. In un Paese rimasto come orfano della 96enne Elisabetta, spentasi ieri nella residenza scozzese di Balmoral dopo sette decenni di regno suggellati dall’ammirazione di molti, sull'isola e nel mondo. Come lo stesso Carlo non ha mancato di riconoscere nel messaggio d’esordio alla nazione: il primo discorso del re. «Mi rivolgo a voi con un sentimento di profonda tristezza e di dolore», ha detto in tono pacato a milioni di spettatori, non senza indirizzare un «grazie» in mondovisione alla sua «amata mamma». Per poi additarne «l'esempio» di «servizio» e di «dedizione" alla monarchia e ai sudditi, come una fonte «d’ispirazione». Ispirazione che per lui si traduce adesso nell’impegno a "servire» a sua volta il Regno «per tutta la vita": «con lealtà, rispetto e amore», radicato al pari della madre nella fede della Chiesa anglicana, ma a prescindere dal credo o dalle convinzioni di ciascuno dei suoi sudditi. Parole che segnano gli albori di un regno di transizione, nelle aspettative, e a cui tuttavia Carlo III ambisce a dare un significato pieno: invocando in primis come sostegno al proprio lato la "cara moglie Camilla"; quindi il primogenito e successore William, designato pubblicamente principe di Galles entrante accanto alla consorte «Catherine, nuova principessa di Galles"; e rivolgendo parole pubbliche di «affetto» anche verso il secondogenito ribelle Harry, e sua moglie Meghan, citati esplicitamente quasi a voler smentire il gossip di qualche tabloid su una loro pretesa esclusione da quel testamento personale di Elisabetta destinato a restare segreto per 90 anni. Il tutto sullo sfondo di un discorso ecumenico, nel quale l'unico riferimento assente è stato all’indimenticata madre dei suoi figli, Lady D.

Domani vi sarà spazio per la proclamazione ufficiale a St James Palace della sua avvenuta ascesa al trono, sorta di atto notarile cui nei prossimi mesi, esaurito il periodo del lutto, seguirà la cerimonia d’incoronazione. Mentre sul pennone della residenza reale già sventola lo stendardo innalzato a segnalare la presenza di «Sua Maestà Re Carlo» e di «Sua Maestà la Regina consorte Camilla», come si legge nel website di corte. Il loro arrivo da Balmoral, illuminato da squarci di sole dopo la pioggia battente del tristissimo pomeriggio di ieri, ha come rianimato l’umore delle decine di migliaia di ammiratori e curiosi presenti: fra i quali le lacrime per l’addio a Elisabetta si sono mischiate con i sorrisi, gli urrà, le invocazioni al grido 'God save the King' e addirittura qualche baciamano a Carlo; che a sua volta si è fermato di buon grado con diverse persone assiepate contro le transenne, prima di passare in rassegna con Camilla la montagna di mazzi di fiori e di cartoncini lasciati in onore e in memoria di sua madre. Una memoria sottolineata intanto con forza da gigantografie e tributi vari in giro per Londra, come nelle altre città del Regno, nei Paesi dell’ex impero e quasi ovunque nel pianeta. E celebrata oggi in una Camera dei Comuni vestita a lutto, oltre che in una prima liturgia pubblica officiata nella cattedrale di St Paul dai vertici della chiesa anglicana, alla presenza di 2000 invitati: compreso un parterre di autorità e notabili comprendenti il sindaco laburista della capitale Sadiq Khan e, in prima fila, la neo premier conservatrice britannica Liz Truss, quindicesimo e ultimo capo di governo designato dalla matriarca di casa Windsor. Truss che qualche ora prima era stata ricevuta a Buckingham Palace da Carlo, alla sua prima udienza da sovrano a margine di una giornata che a visto il nuovo re a colloquio pure con il duca di Norfolk: maestro di cerimonie funebri, con il quale ha definito gli ultimi dettagli del lungo addio a Elisabetta. Un addio iniziato in mattinata con il suono della campane a morto nel cuore di Londra e dall’eco delle 96 salve di cannone fatte risuonare da reparti militari d’onore, una per ciascuno degli anni vissuti da Sua Maestà. E destinato a proseguire ancora per una decina di giorni di lutto nazionale, con l'esposizione del feretro dapprima a Edimburgo, per 24 ore; poi nel palazzo di Westminster, per 5 giorni; e infine a culminare nelle esequie di Stato fissate per lunedì 19 settembre: quando a Londra sono attesi tanti potenti della terra a inchinarsi, incluso Joe Biden, presidente della superpotenza americana.

Il cambiamento di ruolo

Le bubbole da rotocalco sulle ricorrenti quanto fantomatiche ipotesi di scavalcamento di suo padre Carlo sul trono si sono infrante contro il muro della realtà, come era fatale fosse; e di quelle costituzionali, tanto care a Elisabetta II più che a ogni altro. Ma per il principe William, 40 anni compiuti il 21 giugno, la morte della nonna-regina significa comunque un cambiamento di ruolo importante in seno alla monarchia britannica: è formalmente il delfino di casa Windsor, primo nella linea di successione alla corona dietro Carlo, nuovo re 73enne con il nome di Carlo III. Al titolo di duca e duchessa di Cambridge, lui e la consorte Catherine (il diminutivo Kate è in archivio da tempo nei comunicati ufficiali, per ragioni di rispetto) si sono già visti aggiungere quelli di duca e duchessa di Cornovaglia: appannaggio finora riservato a Camilla, elevata intanto a regina consorte. Mentre spetterà a re Carlo decidere se nominarlo pure principe di Galles (prince of Wales): titolo che a lui venne assegnato qualche anno dopo l’ascesa al trono della madre Elisabetta nel 1952, con successiva investitura solenne formale - tra le mura dello scenario coreografico e un po' intimidente del maniero gallese di Caernarfon Castle - rinviata addirittura al 1969.

Una volta raggiunta quella che allora era la maggiore età. Rinvio che per William, ampiamente maggiorenne, non sarà necessario, notano i tabloid, convinti che nel suo caso la "promozione" non solo arriverà, ma arriverà presto. Viste la sintonia e l’armonia apparente nella divisione dei compiti manifestate con il genitore in questi ultimi mesi di co-reggenza di fatto, al fianco di una regina Elisabetta che andava perdendo le forze, su tutti i dossier recenti più spinosi della dinastia: dalla gestione delle relazioni con il ribelle Harry e sua moglie Meghan (di cui non a caso padre e fratello sono stati ripetutamente bersaglio); fino alle pressioni per escludere per ragioni minime di opportunità da ogni ruolo di rappresentanza reale il principe Andrea, terzogenito prediletto della matriarca di casa Windsor irrimediabilmente travolto dal coinvolgimento nello scandalo sessuale Epstein. Un asse che ora, con king Charles proclamato sul trono, potrebbe consolidarsi ulteriormente. Assicurando a un sovrano dalla sensibilità moderna su temi di cui è stato pioniere come le emergenze ambientali o il cambiamento climatico - ma giunto comunque ultrasettantenne all’appuntamento con la corona - quel sostegno e quella ventata di gioventù di cui ha assolutamente bisogno per affrontare una transizione delicata nel cammino della monarchia dopo 70 anni vissuti all’ombra di un’icona quale Elisabetta II. E per avere al fianco il simbolo di una nuova generazione nel progetto di svecchiamento e snellimento istituzionale della corte cui - per necessità o per convinzione - padre e figlio sono accreditati entrambi di ambire.

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