Domenica, 04 Dicembre 2022
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Caro energia, protesta e bollette bruciate in diverse città

«Aumenta la bolletta, aumenta la benzina, Hera e governo ci mandano in rovina». È lo slogan che ha fatto da colonna sonora all’iniziativa organizzata da Potere al Popolo e Usb davanti alla sede bolognese della multiutility Hera. Una portesta che oggi è andata in scena, sotto diverse sigle, in diverse città italiane, da Torino a Napoli. Militanti e cittadini hanno bruciato simbolicamente in un bidone le fotocopie di vere bollette del gas di Hera e Illumia da 700-800 euro, di utenze di appartamenti in cui vivono lavoratori, in maggioranza precari, in gravi difficoltà per gli aumenti dovuti al costo esorbitante dell’energia. La manifestazione, che rientra nelle iniziative lanciate dalla Federazione sindacale mondiale, abbraccia 15 città italiane. Tante le storie di chi protesta, come Fiammetta, operatrice sanitaria, che a fronte di uno stipendio di 1.100 euro al mese, con 485 euro d’affitto e una bolletta da 220 euro, è costretta a fare la doccia in ospedale per risparmiare e arrivare a fine mese. «L'agenda Draghi parla di sfruttamento - ha detto la portavoce nazionale di Potere al Popolo, Marta Collot - e non riguarda gli interessi di chi non riesce ad arrivare alla fine del mese. Chi deve pagare questa crisi, non siamo noi, non sono i lavoratori, i giovani, i precari, ma sono le aziende che stanno facendo extraprofitti. Per questo siamo qua, perché dobbiamo organizzarci, e diciamo a questo nuovo governo che non gli daremo tregua, chiediamo che la guerra in Ucraina si fermi, che vengano interrotte le sanzioni, e che paghi i costi di questa crisi chi sta speculando sulla nostra vita». Per Usb, non bastano i bonus alle famiglie, ma serve aprire un tavolo sociale nazionale per calmierare i prezzi e anche il Comune di Bologna deve convocare le aziende che vendono energia e i cittadini.

Protesta a Cagliari: "Costretti a chiudere"

«Non riusciamo più ad andare avanti, stiamo pagando bollette quadruplicate. Ne risentono i cittadini e lavoratori, che prima o poi verranno licenziati dalle aziende costrette a chiudere». E’ il grido di dolore dei rappresentanti dell’Usb - tra loro molti pensionati - che questa mattina si sono dati appuntamento nel centro di Cagliari, sotto il palazzo dell’Enel e dell’Inps, per protestare contro il caro-bollette e denunciare le speculazioni delle multinazionali. I rappresentanti dell’Unione sindacale di base riportano una situazione drammatica per molte famiglie sarde. Le bollette in mano ed esposte sui cartelloni, a sottolineare il peso di quelle cifre sui bilanci di una famiglia che non può permettersi i rincari. "Il prezzo dei soli beni alimentari in Sardegna è cresciuto dell’11,2% che mediamente costringerà le famiglie sarde a spendere in più 780 euro all’anno solo per mangiare - dice Enrico Rubiu, uno dei portavoce della protesta -. Secondo l'Istat le voci legate all’abitazione (energia, riscaldamento, acqua, ecc.), hanno avuto un incremento del 26%. Anche Abbanoa ha annunciato imminenti rincari. È insostenibile». La ricetta, secondo la Usb, passa per due strade: «Serve una soglia, per tutte le famiglie, sotto la quale non si paghi l'energia elettrica, perché si tratta di un bene di prima necessità e non ne se ne può fare a meno, oltre la soglia si dovrebbe poi pagare un prezzo controllato. Oggi non ci sono controlli e, complice la guerra in Ucraina, si sta speculando». L'altra strada passa per i tribunali. La Usb Confederale ha presentato in molte città, tra le quali Cagliari, un esposto in Procura per denunciare «tutte le condotte poste in essere dalle società che commerciano gas, energia elettrica e prodotti petroliferi ai danni della collettività nel silenzio più assordante di enti e ministeri preposti al controllo che dovrebbero intervenire - spiegano i promotori -. Con la denuncia si chiedono anche spiegazioni sulle speculazioni di chi giustifica l’aumento dei prezzi sulla base della chiusura dei rubinetti russi».

Brugnaro: evitare subito incrementi bollette

«Esprimo la mia totale solidarietà a tutte le persone in difficoltà, praticamente a tutti gli italiani. Capisco le motivazioni di chi protesta ma non so se questa sia la strada giusta per arrivare a sistemare una situazione frutto della incompetenza generale sulla politica energetica. Non c'è più tempo da perdere, il governo prenda provvedimenti subito e, comunque, sono certo che il nuovo governo agirà non appena si sarà nelle condizioni di poterlo fare. Ora ci vuole ragionevolezza, dobbiamo cercare di restare calmi per risolvere quei problemi che sono il risultati della politica estremista, populista dei 5 Stelle. Una politica fatta da persone che hanno dimostrato di non essere in grado di gestire situazioni complesse». Così interviene Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia e presidente di Coraggio Italia durante la trasmissione L’Aria che tira a La7.

«Un nuovo governo - aggiunge - deve ancora entrare in carica. E’ evidente che una urgenza c'è, da mesi suggerisco un intervento e, fatalità, fino ad ora non abbiamo mai visto manifestazioni. Il governo in carica dovrebbe fare un provvedimento «garanzia Italia» su quelle che sono le aziende erogatrici, in maniera che sulle bollette degli italiani non gravino incrementi e ulteriori costi. Bisogna solo capire se gli attuali ministri riescono a farsi carico di una azione con le banche, perchè non basta lo scostamento di bilancio, i soldi vanno trovati. Se non facciamo un progetto immediato per bilanciare costi gas e energia elettrica il problema ce lo ritroviamo tra qualche mese. Purtroppo qualcuno non si è mai interrogato se le manovelle del gas chiuse dai 5 Stelle sono state riaperte, se i bacini idroelettrici hanno calato o no le produzioni, quante sono le autorizzazioni rilasciate fino ad ora per i campi fotovoltaici. Dobbiamo agire subito e in maniera compatta perchè siamo tutti nella stessa barca».

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