Mercoledì, 01 Febbraio 2023
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Alessia Piperno a casa, il papà racconta: "Ha dormito nel lettone tra me e mia moglie"

«Il carcere di Evin era proprio brutto. Così ieri ho pensato mi stessero trasferendo in un altro carcere. Non sapevo proprio dove mi stessero portando». Finalmente libera dopo 45 giorni di prigionia nel famigerato carcere per i detenuti politici di Teheran, Alessia Piperno non nasconde la paura vissuta. E anche la sorpresa per quanto accaduto giovedì mattina, quando al termine di una trattativa serrata durata oltre un mese tra le diplomazie dei due Paesi, una volta salita in auto, ha capito che la destinazione non era un altro carcere ma l’aeroporto dove l’attendeva un volo per l'Italia. «Era quasi contenta - dice il papà Alberto all’ANSA - che la portassero in un’altra prigione». E aggiunge: «anche noi non sapevamo nulla. Tutto il silenzio intorno alla vicenda aiutava. Meno clamore c'era, più potevano lavorare ma sapevamo che qualcosa si stava muovendo».

Che la certezza della liberazione sia arrivata solo all’ultimo minuto lo conferma anche l'ambasciatore italiano in Iran, Giuseppe Perrone. «Queste situazioni si risolvono solo nel momento finale: c'era una speranza molto fondata, ma solo alla fine abbiamo potuto essere sicuri che fosse finita bene». L’ambasciatore ha potuto incontrare Alessia una sola volta. «Non era ammanettata - racconta - Credo che per lei sia stata una visita importante perché era la prima volta che incontrava un italiano che venisse dal di fuori del carcere. Lei è stata bene dal punto di vista fisico, ma psicologicamente la detenzione l’ha provata molto».

Ora però Alessia è finalmente a Roma e nella libreria di famiglia in via Colli Albani continuano ad arrivare mazzi di fiori e il quartiere è in festa. Alessia è rimasta casa insieme alla mamma Manuela, sul davanzale della finestra c'è un’orchidea, le tapparelle sono alzate e si vede una tenda bianca. Ma la ragazza non si affaccia nonostante le continue richieste dei fotografi. «Non se la sente», spiega il papà. Alberto Piperno è invece dietro al bancone di 'Libro in Librò, la libreria che tutti conoscono nel quartiere, assieme a David, il fratello di Alessia, e ai dipendenti. Uno di loro, Mattia, conosce la ragazza da quando aveva 6 anni. Sono coetanei e andavano al mare insieme vicino ad Ardea. Non l’ha ancora sentita.

«E' giusto stia con la famiglia - spiega - Quando sarà pronta a uscire la vedrò». Alberto è raggiante. «E' ritornata piccola, ha dormito tra me e mia moglie - racconta - Però abbiamo dormito poco perché siamo andati a letto tardissimo». Sono rimasti svegli fino alle 3.30. Per 45 giorni Alessia non ha sentito la voce della sua famiglia, ma dal carcere di Evin il pensiero era sempre rivolto a loro. «Non so se potrò fare gli auguri di compleanno a papà», questo aveva detto ai funzionari dell’ambasciata mentre si trovava nella prigione iraniana.

"Quando ho sentito questa frase ho capito che era stata proprio lei a dirla. Si preoccupava della sua famiglia. Ci hanno detto che non capita mai che gli altri detenuti si preoccupino di chi è fuori - dice ancora Alberto -. Agli altri ambasciatori di altri Paesi non è stato concesso di vedere i detenuti». Alessia ha anche spiegato al fratello che nei 45 giorni in cella le compagne «cambiavano spesso». E la difficoltà maggiore era "comunicare con loro perché parlavano in un’altra lingua». Dopo il rientro dall’aeroporto di Ciampino, la famiglia Piperno si è chiusa nell’abitazione. A raccontarsi questo mese e mezze di angoscia e paura. Ma anche a riassaporare le cose semplici. «Abbiamo cenato con una pasta all’arrabbiata - spiega David - una cosa semplice, come noi». E mentre mangiavano Alessia ha ribadito le difficoltà vissute. «Ci ha detto - è ancora David a parlare - che non è stata facile, ma sarà lei a spiegare tutto, sono sue cose private». Anche il padre conferma: "E' provata». Ma poi aggiunge, orgoglioso: «in linea di massima sta bene, è una ragazza forte, l’ho scoperto adesso». Ma ora Alessia cosa farà? Ripartirà subito? «Ora sta ferma un attimo - risponde David - per qualche mesetto rimarrà a casa, poi vediamo quello che ci riserva il futuro».

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