Mercoledì, 23 Ottobre 2019
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L’immensa Balena bianca ossessione, sogno e follia

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La nave del capitano Achab e la sua ossessione per la balena bianca: l’uomo che si scontra con la natura, prova ad affrontare le proprie paure, tra sogno, illusione e desiderio di riscatto. A 200 anni dalla nascita dell’autore di “Moby Dick”, capolavoro dello scrittore e poeta Herman Melville, nato il primo agosto del 1819 a New York, un maestoso e suggestivo spettacolo, proposto dalla compagnia modenese “Teatro dei Venti”, permette di rivivere i contorni di una storia dal fascino senza tempo.

Una gestazione molto lunga, per riannodare le molteplici suggestioni del testo e plasmarle attraverso la poetica della compagnia che orienta da sempre la sua ricerca artistica verso un dialogo con la comunità e inserisce le sue performance negli spazi urbani, per un teatro di relazione. Nel 2015 la compagnia decide di portare in scena uno dei più grandi romanzi della storia della letteratura: prende avvio così una ricerca ossessiva nel dare corpo a un sogno. E nei tre anni successivi, con la tenacia e la follia dei sognatori, il regista Stefano Tè si confronta con le enormi difficoltà per realizzare un progetto faraonico anche nelle risorse da reperire e si addentra insieme a Giulio Sonno, autore dell’adattamento drammaturgico, nelle pagine di un romanzo monumentale nei temi, suggestioni, possibilità d’interpretazione. Ne nasce una macchina teatrale magniloquente abitata da un centinaio di attori e figuranti che arrivano in scena su un grande palco mobile: 20 artisti, 80 bambini delle Scuole San Giovanni Bosco e Palestrina, 12 attori del Carcere di Modena e di Castelfranco Emilia e i richiedenti asilo del Gruppo Marewa.

Nella versione definitiva, questo “Moby Dick” che stupisce e affascina, ha debuttato a Modena, al settimo Festival Trasparenze (progetto del Teatro dei Venti e della Konsulta con la direzione artistica di Stefano Tè sul tema “Muovere utopie”) per poi intraprendere una tournée internazionale.

Il 18 agosto “Moby Dick” andrà in scena in uno scenario particolare per il Festival delle Colline Geotermiche: a Larderello, in provincia di Pisa, dopo il successo ottenuto a Londra e in Germania. Uno spettacolo che si nutre di sogni e utopie, base sdrucciolevole quanto potente, su cui costruire l’imponente baleniera “Pequod”, che viaggiano attraverso il corpo dei performer, tra gesti carichi di pathos e note forti ed impetuose.

Uno spettacolo dalla costruzione complessa, percorsa nel documentario “Moby Dick o Il Teatro dei Venti” (proiettato per la stampa durante il festival modenese), realizzato dal film-maker napoletano Raffaele Manco. Il suono delle botti e quello degli abissi del mare ricreato dai musicisti in scena, i corpi che si agitano come pesci in lotta tra loro, tra evoluzioni mozzafiato e gesti sicuri e poi la balena che si manifesta libera e leggera di fronte ad un pubblico che la guarda con occhi incantati. La potenza delle immagini, la maestria dei gesti, la perfezione artigianale di ogni piccolo componete della scena – scenotecnica e realizzazione macchine di scena Dino Serra e Massimo Zanelli – si fondono alle parole rarefatte di un adattamento orchestrato per recuperare alcune delle voci che animarono la scrittura di Melville e tracciare le coordinate, anche politiche, di un testo che parla di viaggio, ricerca, illusione e bellezza.

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