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Hugo Pratt. Per sempre, maestro di libertà FOTO

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Frontiere, amori impossibili, sussurri poetici e una gran voglia di libertà. Un viaggio letterario per raccontare Hugo Pratt può cominciare dal nuovo romanzo di Marco Steiner, allievo di lungo corso del maestro. Nella musica del vento (Salani). Romano, classe '56, sulla copertina si incrociano un disegno a china di Hugo Pratt e un acquarello di Nicola Magrin, in un gioco di sovrapposizioni assai significativo. I protagonisti sono Morgan Jones, compagno di scorrerie di Butch Cassidy, un cattivo vero, un bastardo senza scrupoli di coscienza e la prostituta d'origini polacche, Maria Leibowitzche. Morgan e Maria (che parla sempre in prima persona e non viene mai descritta, creando un romanzo a due voci che conquista) ne hanno viste di tutti i colori, la vita è stata brutale con loro e il miraggio di un carico d'oro - nel solco della tradizione dei grandi romanzi d'avventura - li spingerà verso il limite. Un viaggio che comincia a ritroso, del resto fra le pagine di Steiner, Corto Maltese - il marinaio gentiluomo della narrativa a fumetti - si annida ovunque, pur senza esserci.

Steiner è stato il più stretto collaboratore di Hugo Pratt, svolgeva le ricerche («ero il suo Google» ha dichiarato a L'Espresso), dava le coordinate alla fantasia del maestro, dopo la sua scomparsa ha completato il romanzo “Corte Sconta detta Arcana” (appena ripubblicato da Rizzoli, pp.208, euro 17) e a lui si deve anche la versione romanzesca della mitica “Una ballata del mare salato”. Inoltre, ha firmato le due avventure giovanili di Corto per Sellerio, “Il corvo di pietra” e “Oltremare”.

Ma prima che tutto ciò avvenisse, Steiner era stato il dentista di Pratt che un giorno lo ribattezzò con questo alias: “Mar” da Marlowe e “Co” da Corto e Steiner come un omaggio a John Steinbeck. Così cominciò la loro collaborazione durata più di vent'anni e questo romanzo, ne siamo certi, è solo un altro tassello delle loro conversazioni.

Pratt era un narratore puro, un visionario dal tratto essenziale. Rizzoli Lizard - la casa editrice che Patrizia Zanotti e Marco Steiner hanno creato e successivamente ceduto - ha recentemente pubblicato La trilogia delle religioni di Pratt (Rizzoli Lizard), un testo fondamentale e praticamente sconosciuto. Con una prefazione di Paolo Condò, l'azione si sposta dalle nevi del Canada alle atmosfere crepitanti del Brasile, fino alle allucinanti sabbie del deserto somalo, fra cartomanzia e fuorilegge, indagando su quanto possano essere pericolose le credenze per l'animo umano, facendoci piombare nell'abisso della cieca fede.

Ma l'universo-Pratt è talmente vasto che un passaggio obbligato è la sua autobiografia - Aspettando Corto (Rizzoli) - in cui veniamo investiti dalla sua fame, di arte, donne e vita, in un libro dallo sguardo malizioso che contiene i suoi primi schizzi a carboncino, un volume a lungo introvabile e che inizialmente si chiamava “Le pulci penetranti”, pubblicata nel 1971.

Classe '27 (scomparso a Grandvaux, il 20 agosto 1995), si chiamava Ugo Prat - senza H e con una sola T - riminese per nascita ma cosmopolita nei modi di fare, dall'infanzia in Africa alla giovinezza a Venezia, benché fosse figlio della disciplina militare, Pratt ha sempre rifiutato qualsivoglia concetto nazionalista, inneggiando alla fratellanza e oggi sarebbe certamente una voce stentorea contro le bieche derive sovraniste.

E se non vi basta, il saggista, giornalista ed ex disegnatore Thierry Thomas lo omaggia e ricorda in una bellissima biografia (Premio Goncourt 2020) La vita è un segno - Storia di Hugo Pratt e delle sue avventure (Rizzoli Lizard) con una prosa dolcissima, piena di aneddoti, osannando il precursore del graphic novel, un autore da oltre 15.000 tavole, 80.000 disegni e 500 acquerelli.

Aveva il sogno di lasciare l'Italia e raggiungere la frontiera americana e nel 50 giunse in Argentina, scoprendo lì la sua terra promessa (come racconta il film “Hugo in Argentina”, diretto da Stefano Knuchel e presentato alla Mostra di Venezia quest'anno), dando un'ulteriore pennellata per definire i contorni di un personaggio mitico, non abbastanza noto in Italia e all'estero.

Infine, chiudiamo questo viaggio con un'inaugurazione. Si è aperta a Genova la mostra “Hugo Pratt, da Genova ai Mari del Sud”, in programma sino al 20 marzo 2022 a Palazzo Ducale, un percorso tematico attraverso oltre 150 opere originali per la riscoperta del valore assoluto dell'opera di Hugo Pratt. Genova, poiché lì nel 1967 nacque la rivista “Sgt. Kirk” in cui apparve per la prima volta Corto Maltese. Una mostra che evoca i rimandi letterari di Conrad, Stevenson, London, Melville, che hanno contribuito alla leggenda del personaggio creato da Pratt, accompagnato in scena da donne seducenti, ribelli, indipendentisti, indiani, boschi e praterie delle indimenticabili. E ancora, ecco l'Africa de “Gli Scorpioni del deserto” e “In un cielo lontano” oltre agli episodi delle “Etiopiche” e ovviamente, come potrebbe mancare Venezia? Per l'occasione il catalogo della mostra - edito da Cong, la società svizzera che detiene i diritti mondiali dell'opera artistica di Hugo Pratt, divenuta editrice con il lancio mondiale di Oceano Nero, la prima ardimentosa avventura di Corto in epoca moderna, con lo sceneggiatore Martin Quenehen e il disegnatore Bastien Vivès che reinterpretano un personaggio con cui hanno sognato e viaggiato tre generazioni di lettori - è stato pensato come un nuovo numero della rivista Sgt. Kirk (il 63) ma soprattutto, conterrà anche una storia molto rara di Pratt,  “La giustizia di Wahtee”, pubblicata sulla rivista argentina Super Misterix, nel maggio del 1956.

Ma perché dovremmo celebrare Hugo Pratt, perché adesso? Celebrato da Andrea Pazienza, Milo Manara, Frank Miller e Umberto Eco, questo omaggio al disegnatore italiano non è un bieco atto di campanilismo; piuttosto, ci piace pensare che mentre il Coronavirus ci assedia, le sue storie che parlano di viaggio, libertà e del rispetto delle culture incontrate lungo la via siano attuali più che mai. E allora Pratt e le sue tavole diventano un simbolo di rinascita per tutti, viaggiatori e no.

© Riproduzione riservata

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