Mercoledì, 26 Gennaio 2022
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Ascoltare la musica e “accordare” gli spazi. A colloquio con Galeano, l'architetto del futuro

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Ascoltare musica, oggi: niente di più facile, con tutta la tecnologia che abbiamo. Possiamo farlo in ogni momento, con un gran numero di dispositivi. Eppure per molti di noi le esperienze d’ascolto collettivo sono comunque fondamentali, con la loro dimensione di rito, di condivisione, di partecipazione. E lì entra in gioco un altro tipo di sapere: l’architettura. Progettare gli spazi, che vuol dire definire – letteralmente – la forma delle vite e delle esperienze. C’è un architetto messinese – una delle eccellenze del Sud che operano in campo internazionale – che ha fatto della riflessione sulle “forme” dell’ascolto un punto qualificante del suo lavoro. I suoi progetti sono tanti, e di grande fascino, e proprio oggi, su sua iniziativa, di questo fecondo rapporto tra spazio e ascolto, tra musica e architettura, si parlerà in una densa giornata di lavori a Messina, “Ascoltare la musica oggi”, e proprio in una sala realizzata dall’architetto secondo i principi dell’ “acustica dinamica”, il Teatro Annibale Di Francia. Ne abbiamo parlato con lui.

Architetto Galeano, cosa vuol dire, oggi, nel mondo digitale e parcellizzato, ascoltare musica in spazi grandi e condivisi?
« Credo che voglia dire riportare la musica alle sue origini, quando non esisteva la musica registrata e la si poteva ascoltare solo in una modalità, quella che oggi definiamo “dal vivo”. Viviamo l’epoca della musica liquida, la musica preregistrata e i supporti che avevano creato varie modalità d’ascolto come il vinile o il walkman sono quasi o del tutto scomparsi, e la musica dal vivo potrà continuare ad esistere se saprà mantenere quel valore rituale ed esperienziale che solo le esecuzioni live a mio parere possono trasmettere. Parlando da architetto credo che anche gli spazi della musica dovranno ulteriormente specializzarsi per offrire esperienze d’ascolto altamente qualitative».
Che cos'è l'”acustica dinamica”?
«L’acustica dinamica per come cerco di intenderla con la mia attività progettuale nasce dalla possibilità di pensare gli spazi destinati all’ascolto come spazi che si possono accordare, alla stregua di uno strumento musicale. In poche parole le sale acustiche dinamiche si adattano alla musica che viene eseguita. Oggi in genere è il contrario, sono i musicisti che devono adattarsi alle sale in cui si ascolta, e se quest’ultime non sono all’altezza la qualità dell’ascolto non sarà certamente buona».
In che modo progettare gli spazi vuol dire progettare le esperienze di ascolto?
«Come accennavo prima, gli spazi destinati all’ascolto che progetto sono in realtà... strumenti musicali a scala architettonica. Ciascuno spazio ha come obiettivo primario quello di creare un esperienza sonora unica nel suo genere. Il Teatro Annibale Di Francia a Messina, inaugurato nel 2003, si avvale di 98 prismi acustici alle pareti che permettono di accordare la sala con scarti di 1/100 di secondo. Nel mio percorso progettuale non mi sono però limitato a progettare teatri o auditorium come canonicamente li intendiamo, ma ho cercato di pensare anche nuove tipologie di spazi destinati all’ascolto. L’orto giardino sonoro, progettato per l’Expo 2015 o la Corolla Acustica, progettata per Milano Piano City nel 2014, sono degli spazi circolari all’aperto accordabili mediante diffrattori acustici, che permettono l’ascolto in modalità preregistrata o dal vivo. L’allestimento, nel 2013, alla Tesa 2 per la Biennale di Venezia prevede invece una volta di romboidi acustici montati su bracci mobili, in grado di creare delle superfici in continuo movimento, movimento dettato dalla musica eseguita».
Vediamo nelle immagini dei suoi progetti strutture di grande bellezza, avveniristiche: a quali criteri si ispirano? Sono il nostro prossimo futuro?
«I miei progetti in acustica si ispirano ai meccanismi di diffusione del suono, anche se mi rendo conto che le forme finali rimandano ad elementi naturali biomorfi, questo però è solo casuale. In ogni caso spesso i miei progetti citano forme naturali e le forme si tramandano, non si inventano. Lei definisce la mia architettura avveniristica, ma non so se la mia architettura sta realmente precorrendo i tempi, mi sento di dire che comunque sto cercando di tracciare un percorso, il futuro prossimo venturo ci dirà se ero sulla buona strada...».
Cosa si aspetta dall'incontro messinese: quali stimoli, richieste, suggestioni e contributi da addetti ai lavori e non solo?
«“Ascoltare la musica oggi” è nato da una mia idea subito condivisa da Gaetano Santangelo, nel 2010, quando dirigeva la prestigiosa rivista Amadeus. L’idea fin dal principio è stata quella di creare un ambito comune in cui potessero confrontarsi la musica e l’architettura. L’architettura contemporanea a mio avviso non è sempre disposta ad ascoltare i propri fruitori e questo alle volte crea disastri, ecco quindi la necessità di mettere a confronto architetti e operatori della musica, cercando possibili esperienze condivise. Ma se il tema è l’ascolto musicale sono i musicisti e gli ascoltatori ad essere al centro delle questione, gli architetti hanno il compito di recepire le loro istanze e se ci riescono di creare nuovi modelli esperienziali».
Una domanda più personale: perché questo interesse per il suono e la musica nell'architettura? Come è nato?
«La mia prima esperienza con l’ascolto musicale la ebbi fin da piccolissimo: un’insegnante di musica nostra vicina di casa suonava, e io ascoltavo il suono del pianoforte amplificato dalla chiostrina del palazzo in cui vivo, e per molto tempo, da piccolo, ho creduto che quel suono fosse quello del pianoforte, quando poi ascoltai un pianoforte da vicino mi resi conto che il timbro dello strumento era ben diverso da quello amplificato dalla chiostrina. Iniziai nel tempo a riflettere su queste differenze. Gli ultimi anni del liceo e poi quelli universitari in architettura furono dedicati allo studio della progettazione acustica, sempre con l’idea che si dovessero ribaltare i termini della questione: è l’architettura che deve adattarsi alla musica e non viceversa. Oggi sto tentando di farlo».

 

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