Martedì, 05 Luglio 2022
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XFactor 2021: vince Baltimora nonostante Hell Raton. gIANMARIA come i Maneskin, i secondi saranno... i primi

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«Ora cosa succede? È finita così? Scendo?». L’ultima immagine di X Factor 2021 è al limite del surreale: Baltimora, appena proclamato vincitore, dopo aver cantato per l’ennesima volta la sua Altro resta solo sul palco mentre la regia, anziché sfumare, lascia scorrere in diretta il suo imbarazzo. Se ci fosse stato un conduttore magari tutto questo non sarebbe successo, ma ci tocca Ludovico Tersilli e quindi morta lì. È l’immagine simbolo di questa edizione: dopo oltre due ore e mezza di buona musica, ospiti super, effetti speciali, coreografie, profusione di luci e suoni, un epilogo cialtrone che rovina una finale notevole, con un ritmo serrato e senza momenti “morti”. Si potrebbe obiettare che a rovinare la finale è stato più che altro l’esito, con il favorito gIANMARIA battuto a sorpresa proprio sull’inedito che sembrava il suo maggiore punto di forza, ma in realtà IlMaxFactor aveva già segnalato il rischio del troppo facile per il concorrente di Emma (qui la profezia di qualche giorno fa). Se in questo ribaltone sia stato davvero determinante il voto del pubblico “generalista” di TV8 non so, però di sicuro non mi piace fare quello che sottolinea «Io l’avevo detto» (non a caso ai tempi della scuola mi chiamavano Puffo Quattrocchi).

Un drago travestito da Agnelli, il quarto giudice non lo ricordo... mika

Chiarisco subito che secondo me Baltimora non meritava di vincere. Anzi. Come ricorderete, già al ballottaggio della semifinale sarebbe stato più giusto che passasse Erio, ma logiche di scuderia hanno fatto sì che si arrivasse all’ultimo atto con un concorrente per ciascun giudice (cosa che Manuel Agnelli ha particolarmente apprezzato trasformandosi in Drogon, il drago superstite del Trono di Spade, purtroppo non abbastanza a lungo per dare fuoco al tavolo); in più, è stato decisamente il peggiore nella prima manche, il duetto con il proprio mentore che si è solo messo lì a picchiare a caso su una batteria eppure torna a casa con la seconda vittoria consecutiva dopo Casadilego senza averci praticamente mai capito granché. Il trionfo immeritato di Hell Raton ha però un risvolto positivo: aver negato un trionfo ancor più immeritato a Emma, che nella crescita del talentuoso ma acerbo gIANMARIA ha messo veramente poco del suo a differenza di Manuel Agnelli, sotto le cui sapienti mani i Bengala Fire sono diventati una vera band. E il quarto giudice? Boh, non ricordo mika chi era: ma probabilmente ha penalizzato il suo concorrente Fellow risultando l’unico a proporre nella prima manche una cover di un suo pezzo, peraltro cantato pure bene. E a posteriori, l’eliminazione prematura di Fellow è stata il primo segnale del fatto che qualcosa, rispetto ai rapporti di forze stabiliti con i precedenti live, era effettivamente cambiato. Poco male per gIANMARIA, comunque: i concorrenti di X Factor Italia che hanno avuto più successo fuori dal talent, in fondo, sono stati quelli che non lo hanno vinto, e guarda caso i Maneskin erano proprio lì sul palco del Forum a ricordarlo. Arrivarono secondi nel 2017 e si può dire che sia stata l’ultima volta in cui non hanno vinto tutto; anche ieri, in apertura di trasmissione con Beggin’ e dopo la seconda manche con I wanna be your slave, Zitti e buoni e Mammamia, i quattro ragazzi romani hanno confermato di essere dei trascinatori mettendo letteralmente a ferro e fuoco l’arena di Assago, più ancora dei Coldplay che pure hanno entusiasmato con Higher Power e My Universe e che infatti non piacciono a Hell Raton. Ma Chris Martin se ne farà una ragione.

Vittoria in rimonta, ma se è “chiuso dentro” come farà fuori?

In una finale – come accennato – veramente godibile, che insieme alla semifinale ha dimostrato come il problema di questa edizione fosse un talento poco diffuso, tanto da migliorare solo dopo le prime scremature, Baltimora (voto 7) ha avuto il merito di crescere nel corso della serata; nel finto duetto con il finto giudice ha cannato malamente Otherside dei Red Hot Chili Peppers, straziando soprattutto le note più alte della strofa – e diciamolo, non si tratta di essere Anthony Kiedis e Chad Smith, ma solo di mettere insieme una performance accettabile – poi però ha cantato molto bene sia il best of  (è vero che la sua cover di Parole di burro di Carmen Consoli è un po’ troppo carica, però è anche parecchio intensa; mantengo le mie perplessità sulla resa di Turning tables di Adele mentre il Battisti di Un uomo che ti ama era molto più centrato) sia l’inedito Altro, che però ad ogni ascolto mi pare un pezzullo pop sempre più banale e scontato. Perfetto per il pubblico mainstream, evidentemente. Non c’è stato il tempo di sentire granché da Fellow (voto 6), condannato da Mika e dalla sua Underwater in un altro duetto nel quale il mentore ha dato poca sostanza all’esibizione del suo concorrente.

Per la prima esibizione di gIANMARIA (voto 8) avevo paventato il rischio “poraccitudine” legato al gusto rivedibile di Emma, e in effetti la cover di La nostra relazione (secondo brano di Vasco dopo Jenny è pazza riproposta peraltro nel best of) è parsa povera di intensità e di significato. Meglio è andato il trittico di brani estrapolati dal suo percorso ai live, anche se sentire la strofa di Rimmel con le parole cambiate mi fa sempre l’effetto del gesso che stride sulla lavagna, e la scelta di finire con Io sto bene dei CCCP ha anche scongiurato il rischio di un’esibizione piatta e monocorde. A quel punto sembrava fatta per lui, che ha pure fatto commuovere una metà abbondante del tavolo con il suo bellissimo inedito I suicidi, penalizzato forse da una pronuncia troppo chiusa e smozzicata che ha reso più difficile la comprensione del testo favorendo uno che canta «Mi sento chiuso dentro / linee rosse sul retro / Magari smetto di pensare ad altro /Se sono nel mezzo del letto». Mah. Ad ogni modo, la cosa migliore della finale sono stati i Bengala Fire (voto 8), protagonisti innanzitutto del migliore duetto sulle note – fantastiche, chevvelodicoafare – di In Between Days dei Cure, uno dei tanti capolavori della band di Robert Smith e in particolare primo singolo estratto nel 1985 dall’album pluripremiato The head on the door (quello con Close to me, per capirci). Suonata benissimo insieme a un Manuel Agnelli rivitalizzato, antipasto trascinante come il “tris di primi” costituito da Nigel degli XTC, Girls & Boys dei Blur e dal medley tra Sunny Afternoon dei Kinks e Chelsea Dagger dei Fratellis. Escono senza poter riproporre il loro inedito Valencia e non è un male, avevano già fatto vedere il loro meglio. Resta il dubbio se possano avere una strada fuori da X Factor, ma è un dubbio che vale per tutti i finalisti di questa edizione. Sì, anche per gIANMARIA.

Al tavolo i Nobel per la pace, poi l’addio di Tersigni (speriamo)

La sorpresa più grande della serata però non è stata la vittoria di Baltimora, ma la presenza al tavolo di ben quattro premi Nobel per la pace: Manuel Luther King, Madre Teremma, il Dalai Mika e Nellraton Mandela dopo gli scazzi della semifinale hanno evidentemente concordato che ormai c’era poco da criticare negli altri per favorire i propri e si sono settati per una puntata peace and love dopo la quale ho dovuto chiamare un dentista perché mi sono uscite tre carie. Mi è mancato l’Hot Factor, lo confesso: avrei proprio voluto sentire l’opinione di Emma (voto 4) sull’esito della finale, simile in maniera inquietante al titolo dell’inedito del suo concorrente. Per il resto è stata una lagna come al solito, e posso dire che non ha nemmeno cantato benissimo Vasco? Hell Raton (voto 7) si affranca così dalla posizione di peggior giudice di questa edizione, bissa il successo dello scorso anno e per una volta non fa due palle così a chi lo ascolta: emozionatissimo, spinge il suo protetto con tanta convinzione e commozione che non escludo possa aver avuto un peso nella vittoria di Baltimora. Al contrario, Mika (voto 4) ha affossato subito le speranze del suo Fellow ed è rimasto pressoché inoperoso per il resto della puntata, limitandosi a ballare e risparmiandoci quantomeno gli aneddoti più cringe sulla sua vita amorosa. Infine, Manuel Agnelli (voto 8) si è confermato il giudice più competente e preparato, anche se la sua carica eversiva al tavolo si è fatta sentire pochissimo rispetto al passato. Ma ha avuto l’occasione per passare con l’auto sopra gli altri giudici dopo l’eliminazione di Erio e l’ha sprecata, e questo non glielo perdoneremo mai. Così come non perdoneremo a Ludovico Tersigni/Tersilli (voto 2) di aver annunciato che X Factor non chiude bottega, anzi che già da oggi ricominciano i casting. Per il resto, ha appena preso il B1 del Cambridge e quindi riesce a tradurre più o meno un terzo di quello che gli dice Chris Martin: un bel progresso. Per tutta la puntata sembra più carico del solito, poi lascia Baltimora solo sul palco e quest’ultima immagine mi fa sperare anche perché nei ringraziamenti di rito infila una sequela di nomi che interessano solo a lui, più lunga di quanto abbia fatto Cattelan dopo dieci anni. Se non è un addio, allora è stato tutto vano.

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