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Il Garante della Privacy: nativi digitali? No, grazie

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Il diritto/dovere di cronaca è imprescindibilmente legato alla tutela della privacy, termine inglese entrato a far parte del lessico italiano di uso comune, che si traduce nella libertà di tracciare un netto confine fra pubblico, privato e segreto, i tre ambiti esistenziali definiti da Marquez fra i quali ogni soggetto si deve muovere responsabilmente. “Non illudiamoci di potere fare a meno della privacy: nessuno può fare informazione avvalendosi di dati relativi a un soggetto che non siano indispensabili alla veicolazione di una determinata notizia”. Non usa mezzi termini l’avvocato Guido Scorza, componente dell’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali, ospite d’onore dell’evento web “Libertà di Cronaca, Privacy e Tutela dei Minori”, co-organizzato dalla Società Editrice Sud e dall’Università di Messina con l’associazione degli ex allievi “ALuMnime” e il patrocinio dell’Associazione italiana giovani avvocati di Messina nell’ambito delle iniziative legate alla Giornata mondiale della libertà di stampa.

Su questa dicotomia più volte dibattuta, che sta alla base delle democrazie moderne, il corpus normativo esistente ha richiesto un “adattamento all’ecosistema dell’informazione che è prepotentemente cambiato nell’ultimo ventennio”, determinando una lenta ma inesorabile omologazione a un sistema tecnologico in continuo divenire, nel quale è indispensabile fare i conti con il fatto che i produttori d’informazione sono tanti quanti sono i fruitori.

Il giurista nella sua disamina chiara ed efficace ha scelto di rivolgersi principalmente al pubblico dei ragazzi, ammettendo che “il contesto digitale nel quale oggi prendono vita le dinamiche comunicative e dell’informazione non è stato disegnato a misura dei più piccoli”. Sono proprio giovani e adolescenti - i “nativi digitali”: espressione che per Scorza andrebbe messa al bando proprio perché induce a sottovalutare le insidie del web - a farne maggiormente le spese, in quanto erroneamente ritenuti capaci (dagli adulti) di utilizzare i dispositivi già da piccolissimi, quando invece non ne conoscono la portata e i rischi ai quali vanno incontro. “Professarsi ignoranti di educazione digitale è il primo strumento di difesa per scongiurare il rischio di cadere vittime delle trappole del web”, ha dichiarato Scorza, spiegando come con l’avvento della pandemia il 50% della popolazione italiana sia stata “catapultata” nella dimensione digitale. La cronaca racconta soprattutto di una sovraesposizione dei giovani e degli adolescenti, “costretti a salvare la propria socialità nel chiuso delle loro stanze” frequentemente anche attraverso espliciti contenuti a sfondo sessuale.

Il presidente e direttore editoriale di Ses Lino Morgante, intervenuto in apertura, ha ricordato l’impegno della Società, che attraverso il progetto “Gazzetta del Sud in classe con Noi Magazine”, ha consentito di allargare il dialogo intergenerazionale coinvolgendo tantissime scuole del comprensorio messinese e calabrese. E proprio sul valore del sistema educativo oltre che sulle responsabilità dei genitori - “i primi a operare un uso distorto dei social condividendo spesso immagini dei propri figli o addirittura trasformandoli in baby influencer - Scorza si è poi soffermato, richiamando l’importanza di un lavoro sinergico.

L'esperto ha risposto ai quesiti posti dalla dottoranda Unime in Giurisprudenza Maria Paola Gervasi e dalla studentessa Marina Amante del corso di laurea in Metodi e linguaggi del giornalismo, sull’aggiornamento della Carta di Treviso, il documento deontologico sottoscritto il 5 ottobre 1990 da Ordine dei giornalisti, Federazione nazionale della stampa italiana e Telefono azzurro con l'intento di disciplinare i rapporti tra informazione e infanzia, che richiede un ampliamento dei soggetti vincolati - “i non professionisti dell’informazione che però la producono” - auspicando una maggiore responsabilità etica da parte dei professionisti del giornalismo.

Una proficua sinergia quella fra l’Università di Messina, Ses e l’associazione Alumnime, attorno a un argomento di grande importanza che richiama, come hanno sottolineato il direttore del Dipartimento di Giurisprudenza Francesco Astone, quello della Scuola di specializzazione delle Professioni legali dell’Ateneo Angelo Federico e il presidente provinciale dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati di Messina Ernesto Marcianò, il delicato ruolo dell’Autorità Garante della Privacy soprattutto nei riguardi della tutela dei minori. Quello sulla Giornata mondiale della libertà di stampa è uno degli appuntamenti di maggiore interesse fra le iniziative organizzate da Alumnime, ha detto la presidente Vittoria Calabrò.

Significativa la presenza dell'Ordine dei Giornalisti di Sicilia, rappresentato dalla giornalista Giovanna Beccalli, componente del Consiglio di Disciplina, che ha portato i saluti del presidente dell'ordine Giulio Francese e del Consiglio Gianfranco D’Anna ricordando che nel 2012 le normative deontologiche professionali sono state raccolte nel Testo unico dei doveri del Giornalista, del quale l’Ordine dei giornalisti si fa garante proprio attraverso l’impegno del Consiglio di Disciplina. L’evento web moderato dalla giornalista Natalia La Rosa, responsabile di Noi Magazine, è stato introdotto dal prof. Francesco Rende, associato di Diritto privato dell’Università di Messina e componente del Direttivo di Alumnime, che ha richiamato la responsabilità del Garante nel bilanciamento asimmetrico fra l’interesse del minore (che prevale in ogni caso) e quello della collettività. Le conclusioni sono state affidate al prof. Francesco Pira, associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Ateneo Peloritano e delegato del rettore alla Comunicazione, che ha richiamato l’urgenza di un patto educativo sottoscritto da educatori, famiglie e istituzioni, che sancisca la “cura dei sentimenti dei giovani”: “Non possiamo più permetterci di rubare i loro sogni - ha detto - dobbiamo sospendere il giudizio ponendoci in una posizione di ascolto”.

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