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Draghi da Mattarella. Prima incontra Letta, stasera il centrodestra. Il timing di domani e giovedì

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, è stato questa mattina al Quirinale per un colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
L’incontro, fanno notare dal Colle, rientra nelle consuete interlocuzioni, tanto più in fasi delicate come l’attuale, e all’indomani del viaggio del premier in Algeria.

Il Pd, serve continuità. Lega, no con i 5Stelle

Si tratta a oltranza per salvare il governo alla vigilia delle comunicazioni di Draghi al Senato sulla crisi aperta dai Cinque Stelle. Il leader del Pd Letta è stato questa mattina a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio, che poi è salito al Quirinale per un colloquio di circa mezz'ora con il presidente della Repubblica Mattarella.
Intanto, Salvini ha visto i vertici della Lega e all’ora di pranzo è stato a Villa Grande, la casa di Roma di Berlusconi, per un nuovo incontro con il presidente di Forza Italia.
La giornata andrà avanti aspettando fatti politici nuovi che consentano al capo del governo di presentare a Palazzo Madama le condizioni per proseguire il lavoro iniziato un anno e mezzo fa fino al termine della legislatura. Un’agenda magari ristretta ma ben chiara di impegni da rispettare a cominciare dalle misure contro la crisi sociale e sull'emergenza energetica, dalle riforme del Pnrr al sostegno all’Ucraina e alla lotta alla pandemia.

L’agenda potrebbe essere messa a disposizione del Parlamento perché la sostenga prima del voto, come hanno chiesto gli appelli venuti in questi giorni da imprenditori (250 firme sul Sole 24 Ore questa mattina), rettori, associazioni, dai 1.600 sindaci. E anche dalle cancellerie occidentali e dai mercati.

Il premier ha iniziato la giornata incontrando a Palazzo Chigi Enrico Letta. Il Pd, che non commenta il colloquio di questa mattina, spinge a tutti livelli affinché sia garantita continuità al governo. Poi il colloquio di Draghi con Mattarella. Per sbloccare la situazione servono segnali precisi dai partiti, segnali che al momento mancano, soprattutto dal fronte M5s. Ad esempio, dai Dem ci si augura che la pattuglia governista si faccia avanti per evitare un possibile voto di fiducia al buio. Su cosa dirà Draghi domani a Palazzo Madama in ordine alla sua disponibilità ad andare avanti e alle condizioni per farlo, dunque, c'è ancora riserbo, sia a Palazzo Chigi che al Quirinale.

Il primo fatto politico della giornata, intanto, è una conferma che viene dall’incontro di Salvini con ministri e sottosegretari della Lega: "Il partito è indisponibile a proseguire il lavoro con gli inaffidabili Cinque Stelle e senza chiarezza. L’auspicio è garantire all’Italia soluzioni all’altezza, evitando che provocazioni, liti e figure inadatte blocchino il Paese". Niente Cinque Stelle, dunque. L’attenzione si sposta così verso il Movimento alle prese con il fortissimo travaglio interno che si manifesta nello scontro tra ortodossi e governisti, con un drappello di alcune decine di parlamentari, guidati dal capogruppo alla Camera Crippa e dal ministro D’Incà, che sarebbe pronto a lasciare i pentastellati per passare al Gruppo Misto.

Centrodestra, prima lo sconcerto poi l'incontro

«All’inizio del vertice del centrodestra di governo è stato espresso sconcerto perché il presidente Mario Draghi ha ricevuto il segretario del Pd e non i leader degli altri partiti della maggioranza, dopo che, peraltro, era stata chiesta una verifica politica. È quanto riferiscono fonti del centrodestra di governo riuniti a Villa Grande. Poi la svolta con l'annuncio che una delegazione del centrodestra di governo questa sera sarà a Palazzo Chigi a confronto con il premier Mario Draghi. Ci saranno Matteo Salvini, Antonio Tajani, Lorenzo Cesa e Maurizio Lupi. Il rendez vous è stato organizzato con una telefonata tra Silvio Berlusconi e il premier. Il vertice di centrodestra è riaggiornato a stasera, sempre a Villa Grande

M5S diviso. Conte: "La decisione spetta a Draghi"

Le comunicazioni del presidente del Consiglio e il successivo dibattitto sulla fiducia con il voto partiranno da Palazzo Madama. E' questo il frutto dell'accordo tra i presidenti del Senato Elisabetta Casellati e della camera Roberto Fico. All'interno del M5s la resa dei conti è infinita, coi vertici del gruppo alla Camera in rivolta e il rischio scissione alle porte.

Giuseppe Conte non lo nasconde e lancia un ultimatum: "Se qualcuno ritiene di non poter condividere un percorso così partecipato e condiviso - dice - faccia la propria scelta in piena libertà, in maniera chiara, subito e senza ambiguità". I tempi sono stretti: "C'è una notte per pensarci - dice Conte ai vertici del gruppo alla Camera - decisioni che vanno in direzione di una diversa prospettiva siano dichiarate per tempo, per correttezza verso tutti". Il presidente del M5s, intanto, aspetta segnali da Palazzo Chigi sulle nove richieste del Movimento per il programma di governo: "Adesso la decisione non spetta a noi, ma a Draghi", dice chiudendo l'incontro coi parlamentari. Per il leader, il premier dovrà valutare le condizioni e decidere il perimetro del dialogo: c'è tempo fino a mercoledì, quando si voterà la fiducia al governo. "L'atteggiamento di responsabilità - dice Conte - ci impone di chiedere al presidente Draghi che le priorità da noi indicate vengano poste nell'agenda di governo". Intanto, però, il presidente del M5s teme l'accerchiamento: chi gli sta vicino legge le mosse degli altri partiti, sia di centrosinistra sia di centrodestra, come un disegno per relegarlo ai margini.
L'assemblea dei gruppi parlamentari del M5s è stata una maratona via zoom, una gara di resistenza di tre giorni quasi di fila. Il pallottoliere ha contato una ventina di interventi di chi vuol confermare l'appoggio a Draghi. Se ne è fatto portavoce un esponente di spicco del M5s, il capogruppo a Montecitorio Davide Crippa: "Non si capisce perché non dovremmo votare la fiducia". La posizione dei contiani l'ha invece riassunta la deputata Vittoria Baldino: le dimissioni di Draghi sono state un reazione "scomposta", che va letta come "un invito alla porta".
Nel marasma di dichiarazioni e manovre, si inseguono voci e sintomi. Le prime riguardano una raccolta di firme in corso su un documento dei "governisti" pronti a lasciare il M5s: i numeri ballano, c'è chi moltiplica per due il dato di quella ventina che ha parlato chiaramente a favore di Draghi. Ma la conta definitiva non c'è, anche perché, per ora, Conte non ha detto una parola definitiva sulla posizione che il M5s terrà al momento della fiducia.

Fratelli d'Italia, stabilità per il paese

"Noi chiediamo stabilità per il paese, stabilità che non si può avere con il M5s al governo. La soluzione è o un governo Draghi senza 5s o si va a votare", ha detto il coordinatore di FI Antonio Tajani a margine dell'incontro con Silvio Berlusconi.
"Appelli, ripensamenti, suppliche e giravolte: per paura di esser sconfitta, la sinistra è disposta a tutto pur di scongiurare il ritorno al voto. Possono fuggire quanto vogliono, arriverà presto il giorno in cui dovranno fare i conti col giudizio degli italiani". Così su Facebook la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni.

Fitch, maggiore incertezza politica

"Le dimissioni di Mario Draghi da presidente del consiglio italiano dopo una spaccatura nel suo governo di unità nazionale annunciano una maggiore incertezza politica anche se venissero evitate le elezioni anticipate". Lo afferma l'agenzia di rating Fitch in una nota. "Le implicazioni di breve termine per la politica economica e di bilancio dipendono dagli esiti politici, ma è probabile che le riforme strutturali e il risanamento di bilancio diventino più impegnativi".

Il timing della giornata di mercoledì e giovedì

Iniziano alle 9.30 le comunicazioni del premier Mario Draghi in Senato. La giornata a palazzo Madama dovrebbe terminare alle 19.30 per passare alla Camera il giorno successivo. Lo si apprende al termine della conferenza dei capigruppo del Senato. Il timing della giornata prevede anche, sempre che le condizioni lo permettano, una pausa alle 10.30 per la consegna del discorso del presidente alla Camera. L’Aula del Senato riprenderebbe intorno alle 11 con la discussione generale di circa 5 ore. Verso le 18.40 potrebbe iniziare la chiama. Alla Camera le comunicazioni del presidente del Consiglio Mario Draghi si terranno giovedì. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio i cui lavori sono ancora in corso, a quanto apprende l’Ansa da un partecipante. Dalle 9 alle 11.30 ci sarà la discussione generale. Alle 11.30 la replica Di Draghi.

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