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Gli 80 anni di Franco Nero. Da Django alla conquista del mondo tra cinema e televisione - FOTO

E' proprio difficile accettare che Francesco Sparanero (un nome, una garanzia) festeggi i suoi 80 anni quando, a incontrarlo, assomiglia come una goccia d'acqua al quarantenne Franco Nero che tutto il mondo conosce.

Nato alla periferia di Parma il 23 novembre 1941 è figlio di carabiniere e l'impronta paterna si vede in alcuni tratti della sua biografia: è fedele alle sue convinzioni, è generoso e legato a chi lo ama, è cocciuto e testardo, risoluto e brusco, ma leale e appassionato.

Con un diploma di ragioniere in tasca si iscrive all'università ma presto si lascia trascinare per la passione della recitazione e muove i primi passi sul palcoscenico del Piccolo Teatro di Milano. l'attrazione per il cinema lo porta in fretta a Roma dove sembra a tutti un americano, con gli occhi azzurro ghiaccio, i lineamenti scolpiti, la mascella risoluta e il fisico atletico. Lo nota John Huston che ha messo le tende a Cinecittà per una colossale « Bibbia » prodotta da Dino De Laurentiis e gli affida la parte di Abele, il buono. Lo vede Sergio Corbucci che sfida Sergio Leone sul terreno dello Spaghetti Western e lo chiama a impersonare Django, il pistolero senza pietà che rende il film omonimo un mito di culto e uno scandalo d'epoca per la violenza esplicita. È il 1966, anno fatato per l'attore che in pochi mesi diventa una star internazionale e un sex symbol richiesto su ogni set: ben 8 in un solo anno e altrettanti l'anno dopo. In verità il 1966 non coincide col debutto cinematografico di Franco Nero che aveva fatto la sua prima apparizione nel '62 con Pelle viva di Giuseppe Fina e poi si è fatto le ossa con particine tra pellicole d'autore (Carlo Lizzani e Antonio Pietrangeli) e lavori senza pretese con Antonio Margheriti, Franco Prosperi, Mino Guerrini.

Il mito di Django è però cosa diversa: come Clint Eastwood col pistolero senza nome o Sean Connery con James Bond, anche Franco Nero dovrà farci i conti per tutta la vita, da un lato prendendo le distanze per dimostrare le sue qualità d'attore e dall'altro alimentandone la memoria.

Nero non sembra oggi minimamente soffrire questo passaggio della sua carriera e ha accettato con gratitudine l'omaggio di Quentin Tarantino che lo ha voluto sul set del suo Django Unchained nel 2012. D'altronde un attore che ha più di 150 film e un centinaio di apparizioni televisive alle spalle non si sente certo prigioniero di un solo cliché. Negli anni 60 consolida il suo prestigio nel western grazie a Fulci, Baldi, Corbucci, si traveste da Paladino alla corte di Re Artù in Camelot di Joshua Logan dove incontra Vanessa Redgrave, la donna della sua vita, che impersona la regina Ginevra e non può che far perdere la testa al bel Lancillotto venuto dall'Italia. Ma nel frattempo Franco Nero si conferma anche attore di grande sensibilità in Italia grazie a Elio Petri (Un tranquillo posto in campagna), Tinto Brass (La vacanza ) e soprattutto Damiano Damiani che con Il giorno della civetta inaugura un vero genere di cinema civile e fa vincere il David di Donatello al suo attore.

Negli anni '70 successo inarrestabile

Ormai protagonista riconosciuto, Nero conosce negli anni '70 un successo che pare inarrestabile e mette le basi per una carriera che non avrà più interruzioni. Lo chiama Luís Buñuel per Tristana, lo vuole lo zar del cinema russo, Bondarchuck per I dieci giorni che sconvolsero il mondo, incontra Fassbinder per lo scandaloso e bellissimo Querelle. In Italia ha negli autori del cinema civile (Damiani, Vancini, Lizzani, Bellocchio) i suoi maggiori estimatori; ma l'amicizia per i grandi artigiani come Enzo G.Castellari lo porta a non tradire mai la sua radice popolare e a tornare sui sentieri del western (Keoma) o dell'avventura (Il cacciatore di squali).

Negli anni '80 la seconda giovinezza

Negli anni '80 Franco Nero sceglie più spesso la televisione che gli porterà una seconda giovinezza (da Le rose di Danzica a Il Generale", ai Promessi sposi) ma anche sul grande schermo ha modo di esprimere il suo carattere ribelle scegliendo di lavorare spesso con un outsider come Pasquale Squitieri, reinventandosi per Franco Zeffirelli (Il giovane Toscanini) e sostenendo i più giovani (l'esordiente Beppe Cino con Diceria dell'untore). E lo stesso accadrà nel decennio successivo quando accompagna il figlio Gabriel nei suoi primi passi come regista (L'Escluso) o il giovane Pappi Corsicato in Chimera. Tra gli anni '90 e appena ieri lo troviamo nelle situazioni più diverse: debutta anche da regista (Forever Blues), sostiene le prove sperimentali di Luigi Bianconi (in arte Louis Nero), si regala camei nelle direzioni più svariate (compresa la serie Law and Order), presta il suo sguardo implacabile all'anziano Sant'Agostino (serie tv), appare in John Wick e offre un ruolo a Kevin Spacey rompendo l'ostracismo contro il collega nell'ancora inedito L'uomo che disegnò Dio.

La sua vita privata un cocktail di uragani e serenità

La sua vita privata è a sua volta un curioso cocktail di uragani e serenità: ha avuto tre figli da tre donne diverse, ha virtualmente sposato due volte la stessa (Vanessa Redgrave, amata e lasciata alla fine degli anni '60, sempre presente nella vita artistica di Franco e poi sposata per davvero e in gran segreto nel 2006). Vive in una bella e verdeggiante tenuta vicino all'amatissima Velletri o a Londra insieme alla moglie; non si pone limiti e traguardi, se non la fedeltà a se stesso, ai suoi valori, ai suoi amici. Anche per questo, oltre lo schermo dell'attore, il pubblico apprezza da sempre l'uomo.

© Riproduzione riservata

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