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Kobe Bryant, un anno senza l'icona Nba con il cuore "italiano" - Gallery

«Kobe Bryant e la figlia Gianna muoiono nello schianto di un elicottero». Così un anno fa, il 26 gennaio del 2020, la stampa americana annunciava la morte del Black Mamba e della figlia: l’ex fuoriclasse dei Lakers aveva 41 anni, Gianna solo 13. Nell’incidente morirono altre sei persone. Il gruppo era a bordo di un elicottero che avrebbe dovuto portali ad una partita di basket nell’area metropolitana di Los Angeles. Kobe usava spesso un elicottero per spostarsi per evitare il traffico. Invece lo schianto dovuto probabilmente alla scarsa visibilità. Un rapporto finale sull'incidente verrà reso noto il prossimo 9 febbraio.

Un anno fa scompariva non solo una stella del basket, considerato tra i miglior giocatori della storia dell’NBA (5 titoli vinti con i Lakers, più due ori olimpici con la nazionale Usa), ma anche un personaggio amato in tutto il mondo per la sua generosità e il suo attivismo. Fu ad esempio in prima linea contro la polizia violenta nei confronti degli afro-americani nonché fermo sostenitore dello sport giovanile come strumento di emancipazione. Non solo un cestista quindi ma anche un punto fermo per intere comunità di emarginati. E’ stato inoltre premio Oscar nel 2018 con il regista e animatore Glen Keane nella categoria miglior cortometraggio d’animazione per "Dear Basketball", da lui sceneggiato ispirandosi alla sua lettera di addio al basket. E poi c'era la sua storia d’amore con l’Italia. Kobe adorava il Bel Paese al punto da dare alle sue quattro figlie avute con la moglie Vanessa tutti nomi italiani o di ispirazione italiana, Natalia Diamante, Gianna Maria-Onore, Bianka Bella e Capri Kobe.

In Italia aveva passato la sua infanzia, dai 6 ai 13 anni spostandosi nelle varie città dei club per i quali giocava il padre Joe. Da Rieti a Reggio Calabria, da Pistoia a Reggio Emilia. Come da lui stesso detto in un’intervista del 2019, in Italia aveva imparato i fondamentali del basket, metodi che in America non avrebbe mai trovato. E proprio la sua ultima città di residenza, Reggio Emilia, ha deciso di dedicargli una piazza in coincidenza del primo anniversario della sua morte e della figlia. Lo spazio prenderà il nome di Largo Kobe e Gianna Bryant Non è previsto invece alcun omaggio da parte dei Lakers. La squadra ha deciso infatti di tenere un basso un profilo. I giocatori ad esempio non indosseranno l’uniforme "Black Mamba" durante gli incontri questa settimana a Cleveland o Filadelfia. Per tutti la sua scomparsa è una ferita ancora aperta. «Dicono - ha commentato LeBron James - che il tempo guarisce le ferite. Per quanto devastante e tragica è stata, e lo è ancora per tutti noi, solo il tempo aiuterà. E ci vorrà tempo».

Kobe è stato anche un po' figlio di Reggio Calabria avendo vissuto nella città calabrese per un anno, tra il 1986 e il 1987, quando il padre Joe Bryant giocava nella mitica Viola Reggio Calabria. Indimenticabile quando agli allenamenti della Viola quel bimbo si presentava con la palla in mano.

Tributo invece dai writers di Los Angeles i quali hanno decorato alcuni muri della città con opere gigantesche e colorate ispirate da Kobe. Infine dalla vedova Vanessa un appello su social media rivolto a tutta la stampa, quello di non trasmettere durante la programmazione per l’anniversario qualsiasi immagine relativa allo schianto. «Il nostro anno - si legge in un post su Instagram - è stato sufficientemente traumatico. Non vogliamo vedere scene dell’incidente». Di sicuro Kobe rimane nel cuore di molti.

© Riproduzione riservata

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