Sabato, 16 Ottobre 2021
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Tokyo 2020

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Dai Maneskin a Jacobs-Tortu, passando per gli azzurri del Mancio: la staffetta del Paese

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È successo di nuovo. E si fa una fatica straordinaria a crederlo. È l’estate più incredibile della storia dello sport azzurro. Quella in cui le profezie più folli si avverano. Pensavamo di non poter mai vedere un azzurro davanti al resto del mondo nei 100 metri, la gara delle gare, e invece non solo è accaduto - in una caldissima domenica di agosto - ma cinque giorni dopo ci siamo ritrovati a moltiplicare per quattro quegli ori, quelle storie, quelle infinite emozioni. Marcell Jacobs è il denominatore comune, ma nel 2021 azzurro c’è qualcosa di più. C’è un Paese di santi, navigatori, cantanti e adesso di atleti.
A dire il vero la prima “4x100” l'avevano vinta i Maneskin a Rotterdam, con lo storico successo nell’Eurovision Song Contest, ma da allora – come in un incantesimo dorato – le abbiamo suonate a tutti, passando per gli Azzurri del Mancio (senza dimenticare Berrettini in finale di Wimbledon). Come a dire “Zitti e buoni” perché “italians do it better” (non parliamo degli inglesi per cui siamo diventati uno psicodramma).
Nel secondo venerdì santo di Tokyo gli azzurri – anche con i volti del siciliano Luigi Busà e della pugliese Antonella Palmisano – celebrano un triduo d’oro che è già leggenda: in un sol colpo nei vangeli del nostro sport annotiamo il primato di medaglie in un’Olimpiade (38, staccate Los Angeles e Roma ‘60), i cinque ori nell’atletica leggera e soprattutto, quello che appare l’incredibile dominio assoluto nella velocità mondiale. La 4X100 azzurra (che fa il paio con le 4 frecce azzurre dell’inseguimento del ciclismo su pista) bissa il successo di Jacobs nei 100 con una prestazione che è un arcobaleno di integrazione, amicizia e riscatto. Due colored e due bianchi, quattro ragazzi – che meraviglia! – trascinano tutto il Paese in cima all’Olimpo. Lì dove il green pass non serve, lì l’unico colore che va di moda di questi tempi è l’azzurro.
In quel passaggio di testimone tra i nostri quattro ragazzi d’oro c’è felicità quasi incredula dell’Italia intera, metafora di precisione e fiducia e dell’unica strada che può permetterci di rialzarci.
È l’estate dell’atletica: cinque ori. Pazzesco. Soltanto la scherma ad Anversa 2020 (cinquina di Nedo Nadi) e il ciclismo a Roma 1960 erano riuscite a fare altrettanto, in una singola edizione dei Giochi, ma l’atletica è la “regina”.
Siamo a dieci ori, dieci argenti e 18 bronzi: “Citius, Altius, Fortius” ma anche tanto altro. «È la migliore Olimpiade azzurra di sempre» tuona il presidente del Coni, Giovanni Malagò. Sta per finire. Ma noi sappiamo che lo racconteremo per anni. Quando l’Italia guardò il mondo in faccia e disse: “Zitti e buoni”.

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