Domenica, 17 Ottobre 2021
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Tokyo 2020

Home Foto Tokyo 2020 ‘Protocollo Jacobs’: dieta ferrea, training 6 giorni su 7 e pressa. Ecco come si diventa l'uomo più veloce del mondo

‘Protocollo Jacobs’: dieta ferrea, training 6 giorni su 7 e pressa. Ecco come si diventa l'uomo più veloce del mondo

«Avevo ricevuto un messaggio con le velocità delle semifinali, Marcell aveva in semifinale 42,7 km all’ora, il migliore 41,9. Mi avvicino e gli dico: 'Ascolta, cosa fa l’uomo più veloce del mondo qua'?». E lui mi dice:«Vince!». Solo allora gli ho mostrato il messaggio e gli ho detto: «Pare che tu sia l’uomo più veloce del mondo. Vai e vinci. L’ha fatto». Oltre a essere campione mondiale indoor di salto triplo, Paolo Camossi è oggi l’allenatore di Marcell Jacobs, alias l’uomo più veloce del mondo. Un rapporto di simbiosi, un pozzo di aneddoti per capire nel profondo come nasce una stella della velocità: «Marcell è un campione. Mi ha detto: 'Paolo, dopo la falsa partenza del britannico ho capito che avrei vinto e gli altri mi sarebbero corsi dietro'».

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La preparazione dell'uomo più forte del mondo

Dieta ferrea per un lavoro di costruzione, metabolico e di forza pura, 5-6 sedute di allenamento a settimana, d’inverno anche 10 volte, per una media di 2 or mezzo di seduta, che si divide tra la parte di forza muscolare e quella di tecnica di corsa: «Marcell - spiega il suo tecnico - è forte e potente, ma a parte una volta che ha fatto lo scemo con la pressa alle gambe di 400 chili, di solito lavora a 250 chili. Non ha mai fatto grandi massimali, neanche lo squat. Non lavora col bilanciere libero perché ha un problema alle ginocchia. Ho dovuto rimodulare tutto». La pista si divide invece in quello che Camossi chiama lo 'sciacqua-gambe': «Sono sgaloppate di 12 riprese da 120 metri l’una. Io gli dico vai piano, per lui piano è 14,5 chilometri orari. Serve per mettere fieno in cascina. E poi c'è un lavoro tecnico, che consiste nel mettersi sui blocchi, facciamo parecchie partenze monitorate con telecamere. Un momento decisivo della gara». All’inizio c'era anche un esercizio con le bacchette da nordic walking, che però secondo Camossi aveva un pò 'impigrito' la falcata dell’azzurro: «Ci sono voluti cinque anni a rieducare il piede, questo è il primo anno in cui il suo piede non apre più, ma blocca. Ci sono immagini della sua camminata sui 100 finali impressionanti: quando va a terra con la punta, il suo tallone non cede, questo ti permette di perdere meno velocità e per assurdo accelerare senza mai frenare». E Jacobs sembra lo faccia meglio degli altri. Ma la svolta nella preparazione alle Olimpiadi sembra sia consistita nell’eliminare l’allenamento di forza nelle ultime due settimane prima della partenza per Tokyo:«Il mio vecchio allenatore diceva che se vuoi cambiare qualcosa devi rischiare. Marcell è uno bravo a contrarre e decontrarre il muscolo, io dovevo aumentare le frequenze, me la sono rischiata provando a togliergli quel pizzico di contrazione che ti lascia la forza». Prossimo obiettivo? Abbassare ancora sempre di più quel 9.80.

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