Martedì, 10 Dicembre 2019
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In Italia più auto giapponesi e coreane, ma Fiat prime

Motori
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(ANSA) - ROMA, 28 SET - Gruppo Fiat sempre in testa, una risalita in classifica delle Case giapponesi e coreane e, in maniera più moderata, di Citroen e Smart. E' cambiato radicalmente negli ultimi 15 anni il parco auto circolante in Italia secondo l'ultima analisi della Dat-Italia, azienda leader nell'elaborazione dati del settore automotive. In particolare le marche del gruppo Fiat, oggi Fca, pur registrando un calo dal 46% al 36% del totale, rimangono comunque al primo posto, mentre crescono leggermente Citroen e Smart. Toyota con il 4% è tra i primi 10 marchi che compongono il circolante italiano ed è in continua crescita. E' sorprendente invece, rileva l'analisi, la situazione di marchi storici ed altrettanto importanti come quelli del gruppo Volkswagen, Ford, Opel, Peugeot che hanno saputo mantenere il passo con una quota più o meno stabile nel parco circolante e sembrerebbe, senza mai togliere niente a nessuno. Forse, sottolinea la Dat-Italia, ottimi esempi di fidelizzazione costante della clientela. Mentre i marchi tedeschi Mercedes e Bmw, rileva l'analisi, continuano nella loro lenta ma inarrestabile crescita. Renault deve una minor caduta di presenza grazie a Dacia che, da anni ormai, offre un buon prodotto giusto compromesso tra qualità e prezzo.

"La qualità del veicolo, gli investimenti nello sviluppo e nelle tecnologie, il mantenimento e l'accrescimento del patrimonio ingegneristico ed il sevizio post vendita sono requisiti fondamentali per poter stare nel mercato dell'auto - dice il direttore generale della Dat-Italia, Antonio Coppola - inoltre, i marchi che continuano a crescere sono quelli che hanno sempre investito specialmente in progettazione, innovazione, ricerca e qualità. Anno dopo anno ed inesorabili con i propri prodotti, senza sperare in acquisizioni miracolose o giochi in borsa. Il gruppo Fiat per anni ha rappresentato un riferimento per gli italiani, ed è stata una grande scuola per gli ingegneri che ci hanno lavorato e ci lavorano, ma il patrimonio va mantenuto e valorizzato come fanno gli altri costruttori". (ANSA).

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