Martedì, 15 Ottobre 2019
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L'ALLARME

Batterio "New Delhi" in Italia, già 31 vittime in Toscana: mortali 4 casi su 10

E' epidemia conclamata in Toscana per il batterio killer "New Delhi" che, in un anno e mezzo, è stato isolato nel sangue di 75 pazienti. Tra il novembre 2018 e 31 agosto 2019, in particolare, sono risultati positivi i tamponi eseguiti su 708 pazienti e in 31 casi si sono verificati decessi in pazienti con sepsi.

La mortalità osservata finora nei casi infetti è di 17 su 44 (pari quasi al 40%). Si tratta di un dato in corso di aggiornamento, in quanto i dati di mortalità arrivano dopo i casi di notifica delle infezioni. Ad oggi, quindi, è possibile dare il dato di mortalità solo su 44 casi infetti. «Abbiamo però - si legge in una nota - un dato aggiornato per quanto riguarda il Cisanello di Pisa, l’ospedale che concentra il maggior numero di casi di infezione: nell’ultimo monitoraggio, su 31 casi di infezione (quindi dato ad oggi), si registravano 10 casi di mortalità, pari al 32%».

Come ha spiegato l'assessore regionale al diritto alla salute, Stefania Saccardi, rispondendo oggi a un’interrogazione in Consiglio, la Regione si è attivata predisponendo un’unità di crisi ed estendendo i controlli ai reparti di medicina, non solo a quelli di terapia intensiva, dal momento che il batterio New Delhi Metallo beta-lactamase si diffonde soprattutto nelle corsie. Tra i più colpiti, l’ospedale Cisanello di Pisa, con 31 casi, Livorno con 9, il Versilia con 8. Per far fronte a una diffusione tra le più significative dalla scoperta del batterio nel 2008, la Toscana ha anche predisposto che a breve i normali test, che danno risposta dopo due giorni, vengano sostituiti al più presto con test molecolari, il cui esito arriva in poche ore.

Saranno inoltre eseguiti screening anche nelle case di cura private e in particolare sui pazienti delle Rsa che vengono ricoverati in ospedale o dimessi. Dalle opposizioni, in particolare dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Maurizio Marchetti, la critica è che la Regione abbia dato una risposta non tempestiva all’allarme, accusa respinta da Saccardi che ha sottolineato come sia stato il sistema sanitario regionale a porre l’attenzione sul batterio, predisponendo «un attento monitoraggio», e diramando tutte le raccomandazioni necessarie che sono state poi raccolte in un decreto del 26 luglio esteso a tutta la regione.

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