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“Una minaccia per la salute pubblica” vietare le sigarette elettroniche

ROMA (ITALPRESS) – I prodotti alternativi alla sigaretta tradizionale, come le sigarette elettroniche, il tabacco riscaldato e lo snus, che eliminando la combustione sono considerati strumenti di riduzione del danno, rappresentano una straodinaria opportunità di progresso per la salute pubblica in tutto il mondo; ma la politica, le fake news e parte della scienza rischiano

ROMA (ITALPRESS) - I prodotti alternativi alla sigaretta tradizionale, come le sigarette elettroniche, il tabacco riscaldato e lo snus, che eliminando la combustione sono considerati strumenti di riduzione del danno, rappresentano una straodinaria opportunità di progresso per la salute pubblica in tutto il mondo; ma la politica, le fake news e parte della scienza rischiano di "mandare in fumo" gli sforzi per una completa sostituzione delle sigarette con questi prodotti innovativi e tecnologici. E' quanto emerso dal Global Forum on Nicotine, giunto quest'anno alla sua ottava edizione svoltasi a Liverpool.
Presenti alla due giorni di dibattito esperti di politiche pubbliche provenienti da tutto il mondo per testimoniare l'importanza di incoraggiare la riduzione del danno da fumo per la regolamentazione del settore.
Un approccio che, se trova esperienze di successo in alcune paesi del mondo (primi tra tutti gli Stati Uniti e il Regno Unito), ancora oggi si scontra con un'opposizione di principio a dispetto delle molte evidenze scientifiche a supporto dei nuovi strumenti di inalazione della nicotina - opposizione manifestata in primis dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.
Secondo Christopher Snowdon (Institute of Economic Affairs, Regno Unito) autore dello studio 'The Impact of Cop9 on vapers', "a dispetto delle numerose ricerche che dimostrano che il vaping sia il 95% meno dannoso del fumo convenzionale e che lo svapo non è una porta di accesso per il consumo di sigarette, l'OMS ha progressivamente irrigidito la propria posizione, spingendo per il divieto assoluto o per una regolamentazione estremamente stringente nei confronti di questi prodotti", posizione che secondo Snowdon rappresenta "una minaccia per la salute pubblica".
Gerry Stimson, professore emerito dall'Imperial College di Londra e direttore del forum, ha ricordato come "si stima che 98 milioni di fumatori adulti in tutto il mondo siano già passati a prodotti a base di nicotina ma con meno sostanze dannose" e che nonostante l'oppsizione dell'OMS alle politiche di riduzione del danno, "le Autorità Sanitarie del Regno Unito incoraggiano il passaggio dei fumatori che non smettono alle sigarette elettroniche, che oggi sono l'aiuto più diffuso per abbandonare le sigarette. In Giappone le vendite di sigarette sono diminuite di un terzo grazie all'introduzione dei prodotti a tabacco riscaldato. Ora la sfida è rendere accessbili questi prodotti anche a chi vive in Paesi a basso reddito".
Se l'esperienza del Regno Unito rappresenta un caso positivo per i sostentirori del vaping, lo stesso non può dirsi per tutti i paesi. E' il caso dell'India, dove sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato sono stati recentemente vietati, nonostante un'enorme diffusione delle sigarette tra la popolazione indiana.
Come testimoniato da Jagannath Sarangapani, membro di Association of Vapers India (AVI), "il problema del fumo in India è gigantesco e causa ogni anno 1 milione di decessi. Ma il mercato delle sigarette è fiorente e protetto: la legislazione sulle sigarette non subisce interventi da tempo, la tassazione non viene toccata da tre anni. Eppure, l'OMS ha premiato il Ministero della Salute indiano per aver vietato le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato, i cui consumatori rappresentano appena lo 0.02% del mercato. La verità è che in India non è stato fatto nulla di efficace per risolvere il problema del fumo e focalizzarsi soltanto su quello 0.02% di mercato rappresentato dai prodotti innovativi, che sono strumenti di riduzione del danno, non ha alcun senso". Un paradosso che secondo Sarangapani è reso ancora peggiore dalla legislazione sulla ricerca: "Da una parte le autorità lamentano la mancanza di studi, dall'altro la regolamentazione indiana proibisce agli enti governativi di effettuare studi sugli strumenti di riduzione del danno".
(ITALPRESS).

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