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Ansia e Covid, il 56% degli italiani pensa allo psicologo

ROMA (ITALPRESS) – Attesa, voluta, e ora nel vivo, l’estate 2021 è l’occasione per allentare molte tensioni. Ma la pandemia ha lasciato importanti strascichi psicologici negli italiani. E ha aggiunto un carico da novanta su molte altre situazioni di ansia, stress e difficoltà personali, al punto che ben un connazionale su due (56%) guarda oltre

ROMA (ITALPRESS) - Attesa, voluta, e ora nel vivo, l'estate 2021 è l'occasione per allentare molte tensioni. Ma la pandemia ha lasciato importanti strascichi psicologici negli italiani. E ha aggiunto un carico da novanta su molte altre situazioni di ansia, stress e difficoltà personali, al punto che ben un connazionale su due (56%) guarda oltre e pensa che potrebbe essere utile rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta per migliorare la condizione mentale e gestire certe situazioni complesse. Una sensibilità che tocca in particolare le donne e gli under 30, dove le percentuali salgono rispettivamente al 64% e 65%. Lo evidenzia l'ultima ricerca dell'Osservatorio Reale Mutua sul welfare. E' l'ansia la prima ragione che porterebbe gli italiani dallo psicologo (35%), condizione dominante nel Paese, in questo momento prioritaria rispetto a tutto il resto: basta guardare i problemi di coppia, confinati al 9%. Tra le altre esigenze, gli aspetti caratteriali e della personalità (11%), le dinamiche legate all'attività lavorativa (11%) e le situazioni di difficoltà per la salute dei propri cari (7%).
Ma non è facile riconoscere di avere un bisogno di questo tipo, nè lo è parlare di sè e aprirsi su certi argomenti: per molti, insomma, lo psicologo resta ancora un tabù. Questione, ammettono gli stessi italiani, di imbarazzo (31%) ma anche di poca sensibilità al tema (22%) e una certa tendenza a sottovalutare l'importanza della sfera mentale nella propria vita (20%).
Con l'aumentare dei bisogni, però, cresce anche la sensibilità a questi temi. Ben uno su tre (31%) vorrebbe che fosse il datore di lavoro a mettere a disposizione lo psicologo come forma di welfare aziendale. Se è necessario un cambio culturale (30%) che aumenti ancora di più l'attenzione verso gli aspetti della vita mentale, molti vorrebbero anche una maggiore presenza di psicologi e psicoterapeuti in ospedali, cliniche e ambulatori (20%). E c'è chi pensa che persino la tecnologia possa aiutare a superare certe barriere e incentivare il ricorso a questi professionisti grazie ai servizi di videoconsulto (17%), che si possono fare comodamente da remoto.
Ma in un caso o nell'altro, anche il portafoglio vuole la sua parte: se la relazione che si instaura col professionista è il fattore più importante (38%), per più di un italiano su tre è fondamentale poter contenere i costi della prestazione (36%). Non da meno lo è la possibilità di ridurre i tempi di attesa (21%).
"La crescente attenzione al benessere mentale è un aspetto molto importante per la vita privata, sociale e lavorativa di ciascuno, e un trend probabilmente destinato ad aumentare ancora nel prossimo futuro - commenta Michele Quaglia, direttore commerciale e Brand di Gruppo -. A questa domanda è importante rispondere in modo adeguato. Per questo, nelle nostre soluzioni di welfare la possibilità di rivolgersi a uno psicologo per meglio gestire le più diverse situazioni è una componente assolutamente centrale. E in questo senso, di recente abbiamo lanciato una gamma di servizi salute flessibili e d'avanguardia che fa perno sul digitale e la tecnologia e dove il consulto psicologico completa una suite di soluzioni per molteplici casistiche legate alla propria salute e benessere, dalla consulenza medica telefonica di base ai videoconsulti specialistici a tanti altri servizi".
(ITALPRESS).

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