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In un libro le “Storie di medici ai tempi del Covid”

ROMA (ITALPRESS) – “E’ una aggiunta al giuramento di Ippocrate. Aggiungiamo un rigo, quello della memoria e della promessa di non dimenticare”: così la senatrice M5S Mariolina Castellone, membro della Commissione Sanità, racconta “Giuro di non dimenticare – Storie di Medici ai tempi del Covid”, il libro presentato oggi nell’incontro moderato dalla senatrice M5S Danila

ROMA (ITALPRESS) - "E' una aggiunta al giuramento di Ippocrate. Aggiungiamo un rigo, quello della memoria e della promessa di non dimenticare": così la senatrice M5S Mariolina Castellone, membro della Commissione Sanità, racconta "Giuro di non dimenticare - Storie di Medici ai tempi del Covid", il libro presentato oggi nell'incontro moderato dalla senatrice M5S Danila De Lucia (Commissione Istruzione) a Palazzo Madama. La pubblicazione è stata curata e voluta dal sindacato dei medici CIMO per dare voce alla categoria sanitaria nel doloroso racconto della pandemia. "Da medico continuerò a portare la voce dei medici perchè non si tagli più in sanità e perchè si sblocchino le assunzioni. Nei reparti oltre ai medici devono esserci infermieri e OSS. Ai medici è stato chiesto un sacrificio disumano e pretendo che le istituzioni lo riconoscano", ha aggiunto ricordando la sua collega e compagna di studi ammalatasi e morta di Covid a inizio pandemia durante l'adempimento della sua professione medica.
"Leggendo questo libro ho ripercorso il mio vissuto da medico. Da quando a Napoli veniva ricoverata in terapia intensiva la mia collega e compagna di studi, la battaglia che combatto è anche per lei. I medici in quei giorni di sentivano come sott'acqua, in un ambiente ovattato. E' un libro di racconti e denuncia del senso di abbandono dei medici da parte delle istituzioni. I medici in questo libro denunciano le fantasie disorganizzative nella gestione della seconda fase quando nottetempo i reparti cambiavano struttura e organizzazione all'improvviso", ha concluso.
Ripercorrendo la genesi di questa pubblicazione, il presidente nazionale CIMO, Guido Quici, ricorda che "il libro nasce dal fatto che CIMO è diventato il punto di riferimento di tutti i colleghi ma non era il momento di sollevare polveroni mentre in TV sfilavano gli 'opinion- Covid' o 'vip- Covid', colleghi che magari non avevano mai messo piede nel reparto ma che venivano chiamati a parlarne in salotti tv. Non abbiamo voluto fare solo denuncia ma esaltare il ruolo dei medici e lasciare una traccia".
Una traccia di memoria fatta di tante testimonianze e "tanti episodi che testimoniano la solidarietà verso i pazienti. Il vero minimo comune denominatore è stata la solitudine. Quella dei pazienti come quella dei medici. La solitudine ha cementato il rapporto tra medico e paziente che in precedenza con la burocratizzazione della sanità stava andando a perdersi. La gente tende a dimenticare ma ci sono eventi che non devono cadere nel dimenticatoio. Il fondo sanitario nazionale non è sufficiente e il PNRR tutto fa tranne che valorizzare il personale sanitario. Facciamo in modo che il sacrificio del medico non venga buttato a mare. Col Covid ci dobbiamo convivere ma dobbiamo puntare sulla prevenzione e sul recupero di quelle patologie (cardiovascolari e oncologiche) che sono state trascurate in questi mesi. Non vedo da parte del Governo sulle risorse umane nella sanità ma senza salute dei cittadini non c'è nemmeno economia", ha aggiunto. Storie scritte di getto e in maniera spontanea da 28 medici di ogni regione d'Italia che hanno sentito la necessità di raccontarsi e trovare il tempo di farlo. "Alcuni non si sono sentiti di farlo perchè significava tirare fuori ricordi dolorosi", commenta Cristina Cenci, responsabile CIMO LAB, che ha curato la pubblicazione.
"Abbiamo classificato le storie unendole in base a tratti comuni. E' venuta fuori tutta la nostra resilienza che è un cuore comune a tutte le storie. I medici amano la loro professione e amano quel giuramento che hanno fatto, nonostante la cattiva gestione della sanità che è stata fatta in questi anni. Gli ospedali sono stati distrutti. Nonostante questo l'amore per la nostra professione non ci abbandona. Noi medici non siamo eroi anche se ci avete chiamato tali e forse un pò ci ha fatto piacere. Non abbiamo fatto eroismi. Anzi abbiamo dovuto imparare a dire qualche bugia ai nostri pazienti tra cui quella che sarebbe andato tutto bene. Abbiamo affrontato un male che non abbiamo mai conosciuto e studiato nei nostri anni di studio. Anche noi medici abbiamo i nostri caduti e non dobbiamo dimenticarli. E' necessario partire dalla verità e i giornalisti devono aiutarci a dirla altrimenti passano informazioni sbagliate che fanno male a chi continua ad ammalarsi", ha aggiunto ricordando la professionalità in questi mesi del personale sanitario che è ufficialmente candidato al Premio Nobel per la Pace 2021.
(ITALPRESS).

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