Giovedì, 19 Settembre 2019
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La scienza cambia pelle, ora è più vicina a industria e business

Scienza Tecnica
Un graffito con il ritratto di Max Weber. Un secolo fa la Conferenza di Monaco su 'La scienza come professione' (fonte: Max-Weber-Schule)
© ANSA

La scienza cambia pelle, uscendo dalle università e dai centri di ricerca per avvicinarsi sempre di più al mondo dell'industria e del business: per affrontare questa metamorfosi, i ricercatori devono aggrapparsi al rigore scientifico e ai valori che da sempre caratterizzano il loro lavoro. Ad affermarlo sono ricercatori e intellettuali riuniti all'Università di Milano per fare il punto a 100 anni dalla Conferenza di Monaco sulla 'La scienza come professione', tenuta dal sociologo Max Weber.

Promossa il 27 novembre 1917, la conferenza è stata l'occasione per rivendicare il rigore scientifico e la funzione specialistica dell'insegnamento accademico. A un secolo di distanza c'è ancora bisogno di ribadire quei concetti: in un periodo caratterizzato da una profonda diffidenza verso la scienza, come dimostrano i movimenti anti-vaccini e le teorie complottiste sulle scie chimiche, "il rigore propugnato da Weber come caratteristica fondativa della professione dello scienziato è più che mai attuale, ma da solo non basta", ha osservato il biologo molecolare e bioeticista Giuseppe Testa, tra i protagonisti del dibattito con il filosofo Massimo Cacciari, il sociologo ed economista Mauro Magatti e il teologo Alberto Strumia.

"Oggi è cambiato il modo di fare scienza", spiega Testa. "Lo scienziato non lavora solo in ambito accademico e nei centri di ricerca, ma anche nell'industria, nelle start-up, diventa lui stesso un produttore di servizi che vende ai clienti, come nel caso dei test genetici. Sono poi cambiati anche i committenti e i destinatari della scienza. Non c'è più solo lo stato a finanziarla, ma diversi attori che chiedono di avere un ruolo: pensiamo ad esempio alle associazioni di pazienti, che ormai siedono al tavolo coi ricercatori. Nel momento in cui la scienza diventa non solo un'opera di conoscenza del mondo, ma anche uno strumento per modificarlo, lo scienziato deve chiedersi che cosa è giusto fare, quali ricadute possono avere le sue scoperte, e deve farsi carico di esplicitare queste istanze morali a se stesso e agli altri".

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