E' stata una sfida a colpi di formule, ingaggiata dal genio di Albert Einstein contro il papà della gravità Isac Newton, a dare forma alla teoria della relatività generale, la chiave di volta della fisica moderna che ci ha mostrato l'Universo da un nuovo punto di vista, permettendo addirittura di prevedere l'esistenza dei buchi neri e delle onde gravitazionali scoperti soltanto decenni più tardi. Lo spiega Ezio Puppin, docente di fisica sperimentale al Politecnico di Milano, nella nuova puntata della rubrica video #IlPOLIMIrisponde su YouTube.
"Immaginiamo un pianeta e un'astronave ferma ad una certa distanza", dice Puppin armato di gessetto alla lavagna. "Newton ci dice che fra questi due oggetti c'è una forza attrattiva reciproca che può essere calcolata con una formula". Se però il comandante dell'astronave decide di metterla in moto per orbitare intorno al pianeta, ecco che la legge di Newton non è più sufficiente a spiegare l'attrazione tra i due corpi.
Come aveva intuito Einstein, infatti, "ogni volta che due oggetti interagiscono si scambiano delle informazioni, che però non possono viaggiare a velocità infinite, ma al massimo alla velocità della luce", spiega Puppin. Per superare la legge di attrazione universale di Newton, Albert Einstein ha quindi "generalizzato la sua teoria della relatività ristretta, formulando la relatività generale: molto difficile e astratta prosegue il docente del Politecnico - ha permesso di prevedere l'esistenza di cose che poi sono state viste per davvero, come i buchi neri e le onde gravitazionali che l'anno scorso hanno vinto il premio Nobel per la fisica".
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