Domenica, 15 Dicembre 2019
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Granaio d'Italia, cala superficie ma produzione resta 4,2 milioni tonnellate

Terra e Gusto
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(ANSA) - ROMA - In Italia, dove ci sono 1,28 milioni di ettari coltivati a grano duro, a fronte di un leggero calo della superficie (-1,8% rispetto allo scorso anno), la produzione stagionale attesa per il 2018-19 è di 4,2 milioni di tonnellate, in linea con i risultati della campagna 2017-2018 (dati Italmopa): "una mietitura di buona qualità ma a rischio per il maltempo" per cui la filiera del grano e della pasta rilancia su "ricerca e innovazione, dalla possibilità di collaborare con il Crea alla necessità di un Piano cerealicolo nazionale".

Questo il punto tracciato, nel cuore della stagione della mietitura, a 6 mesi dal lancio del patto di filiera "per aumentare la produzione di grano duro" a cui aderiscono Aidepi - Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane, Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Cia- Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri- Confederazione Produttori Agricoli e Italmopa - Associazione Industriali Mugnai d'Italia, Assosementi, associazione nazionale dell'industria sementiera, e Compag, Federazione Nazionale Commercianti di Prodotti per l'Agricoltura.

Per Paolo Barilla, presidente Aidepi "più che difendere il made in Italy dobbiamo promuoverlo", perché "oggi altri paesi aumentano la produzione e noi dobbiamo migliorare la nostra qualità anche grazie alla tecnologia" e in "questo disegno chiediamo al Governo di starci vicino".

Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura ribadendo "l'importanza di investire su ricerca e innovazione" lancia la proposta al ministro Centinaio di "mettere il Crea a servizio della filiera ascoltando industria e agricoltori per fare un grano di qualità" e di "rilanciare un grande patto per la pasta italiana". Sull'importanza di una filiera unita, Franco Verrascina, presidente Copagri ribadisce che "un agricoltore isolato anche se produce eccellenze non ha futuro" perché "questo e' un settore che oggi non produce redditività" quindi "serve un Piano cerealicolo nazionale che punti a reinvestire in un settore che più degli altri rappresenta il made in Italy nel mondo".

(ANSA).

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