Lunedì, 24 Gennaio 2022
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I Santissimi, passaggio tra vita e morte

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CAGLIARI - Il passaggio dalla vita alla morte. Ma anche da un posto all'altro della terra come dimostrano le rappresentazioni dei migrantes (i ritratti degli autori delle opere appollaiati sulle altalene come uccelli) e le coordinate di Lampedusa scelte per dare il titolo a una delle principali opere in mostra. Sono i temi centrali della esposizione dei Santissimi: il duo composto da Sara Renzetti e Antonello Serra, sardi (il laboratorio è a Barumini), ma già noti a livello nazionale e internazionale.
    La mostra, curata dalla direttrice artistica Simona Campus, è stata inaugurata all'Exmá di Cagliari e rimarrà aperta sino al 16 settembre. Raccoglie una selezione della produzione degli artisti a partire dal 2009. La caratteristica del duo è l'utilizzo del silicone per rappresentazioni del corpo umano, ma i contenitori sono importanti almeno quanto il contenuto.
    Emblematici i due corpi, uomo e donna, nudi uno di fronte all'altro, ma racchiusi, quasi ibernati, tra le lastre di plexiglas. Con il visitatore che può interagire e dare nuove luci e possibilità alle figure: con l'acqua può levare per qualche minuto l'appannamento dai pannelli e regalare trasparenza e "comunicabilità" alle forme.
    Suggestivi anche i ritratti, quasi dei quadri tridimensionali, di personaggi colti negli attimi immediatamente successivi alla loro morte. C'è anche una sala dedicata all'archivio delle feci che in qualche modo ribalta il concetto di "Merda d'artista" di Piero Manzoni: all'Exmá gli escrementi sono proprio veri e portano il nome del loro donatore. Una rappresentazione, anche quella, secondo gli autori, della vita e dei passaggi.
    Il percorso termina con Mom, mamma, una massa informe che rappresenta la generazione della vita, sospesa in una stanza e appesa a una corda. Una visione del mondo ispirata in qualche modo a Carmelo Bene: "Ci piace l'idea - hanno spiegato gli autori - di vite vissute come opere d'arte, come diceva proprio Bene". Con la vita e la morte, in una rivisitazione filosofica degli idealisti da Hegel a Fichte, che diventano fusione di io e non io. "Ma in maniera naturale - dice Renzetti - senza paura della morte".(ANSA).
   

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