Giovedì, 24 Giugno 2021
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Fondo per una transizione giusta, la nuova politica europea regionale. L'intervista a De Michelis

Il 37% delle risorse del Recovery Fund alla transizione verde. De Michelis: "Una sfida per ricostruire il Paese su una traiettoria di sostenibilità ambientale"

Con le risorse europee del Recovery fund in arrivo, la sfida ambientale si fa sempre più urgente anche per le Regioni. Le priorità di scelta dei territori sul green negli ultimi anni sono state diverse, ma sono molti i progetti sparsi in Italia che hanno già preso il via nel periodo di programmazione del bilancio Ue 2014-2020 grazie ai 20 miliardi di euro messi a disposizione dell’Italia dai fondi di coesione Ue per la dimensione ambientale. A partire dal parco solare di Ottana, in Sardegna, che nell’ultimo settennato ha ricevuto 2,8 miliardi di risorse europee. L'obiettivo dichiarato è di promuovere la diffusione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili, abbattendo i costi di produzione e sperimentando un modello innovativo che nel futuro potrà essere esportato. L’impianto per la produzione di energia solare sperimentale nel piccolo comune nuorese è il primo su scala industriale che integra le tecnologie solari esistenti e due tecnologie innovative di accumulo termico ed elettrochimico. Per questo ha ricevuto anche una menzione speciale nell’ambito del prestigioso premio della Fondazione Italia decide.

Secondo Daniele Cocco, professore di Sistemi per l’energia e l’ambiente all’Università di Cagliari, il progetto di Ottana «è servito per sperimentare e conoscere i punti di forza e di debolezza della tecnologia». E oggi rappresenta un caso affermato di buona pratica. Il parco è solo uno dei tanti esempi di investimenti nella crescita sostenibile del nostro Paese, destinati ad aumentare nei prossimi anni. L’Italia si è infatti impegnata a impiegare il 37% delle risorse relative al Recovery fund proprio nella transizione verso un’economia verde a prova di futuro. Anche gli strumenti designati dalla Commissione europea per la ripresa e la resilienza degli Stati membri si concentreranno sulla sfida dello sviluppo sostenibile. Il futuro delle politiche di coesione, e più in generale dell’intera strategia Ue, sarà sempre più teso a questo obiettivo.

In questi anni, le amministrazioni locali hanno fatto scelte diverse in merito alla quantità di fondi da allocare. La provincia autonoma di Bolzano è stato l’ente che più ha investito sul tema della crescita sostenibile rispetto alle risorse a disposizione: circa 317,1 milioni su 634,9 totali. Seguono la Sicilia, la Campania e la Calabria, con rispettivamente il 47, il 45 e il 38% dei fondi della programmazione. La Liguria è invece la Regione che ha investito di meno su questa sfida, con solo 197,4 milioni. Sul tema relativo all’adattamento del cambiamento climatico, le Regioni che hanno investito una quota più consistente (tra il 40 e il 43%) sono il Molise, l’Abruzzo e la Provincia Autonoma di Trento. Sull’economia a bassa intensità di carbonio, è il Friuli Venezia Giulia ad allocare oltre il 50%. Sul tema della protezione ambientale, Trento e la Valle d’Aosta allocano la maggiore quota di risorse (oltre il 50%). Infine, soltanto Sicilia, Puglia, Campania e Basilicata hanno investito nelle reti infrast rutt urali. Degli oltre 72 miliardi assegnati al nostro Paese nel quadro finanziario pluriennale 2014-2020, ben 4,9 miliardi sono stati andati all’economia a bassa intensità di carbonio per il periodo 2014-20. Una cifra che fa dell’Italia il terzo beneficiario in Ue in questo ambito, dopo Polonia e Spagna. «L’Europa ha sempre svolto un ruolo da apripista. Tutte le varie direttive che si sono succedute nel nostro settore ci hanno quasi forzato a seguire una certa strada», osserva Cocco, secondo il quale le iniziative di Bruxelles saranno «un bello stimolo» per le nostre regioni.

 

 

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