Lunedì, 25 Maggio 2020
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Il siparietto religioso D’Urso-Salvini è uno schiaffo alla vera pietas

Il siparietto “religioso” messo in scena a Live – Non è la D’Urso, dalla conduttrice medesima e Matteo Salvini, ha giustamente indignato i telespettatori che si sono scatenati sui social in commenti feroci all’indirizzo dei due.

Solo apparentemente, infatti, ciò che con volgare leggerezza D’Urso e Salvini hanno recitato a favore di telecamera era la sommessa preghiera che si rivolge ai defunti. In realtà si trattava di una speculazione, dell’evoluzione becera dello show business e della politica spettacolo. Salvini non è nuovo a usare strumentalmente simboli religiosi, ma peggio, se possibile, ha fatto la D’Urso, che nel comunicare alla nazione di recitare il rosario ogni sera ha aggiunto di non vergognarsi nel dirlo, anzi di esserne orgogliosa.

Ora, se possibile, ci colpisce di più la precisazione che la sceneggiata. E perché dovrebbe vergognarsi la D’Urso? Forse pensa che recitare il SS Rosario non sia glamour e faccia troppo “perpetua” una sciantosa? E, ancora, perché dovrebbe essere orgogliosa? Perché rivendica un atto di fede? O perché pensa così di sottrarre a TV 2000 un punto di share?

Crediamo che nessuno debba giustificarsi o dare spiegazioni per la propria fede, qualunque essa sia. E, qualunque sia la fede professata da ciascuno, ancor prima viene la pietas, che ben conoscevano gli antichi romani e che descrisse Virgilio raccontando di Enea che portava in salvo il vecchio padre Anchise reggendolo sulle spalle. Una pietas che la nostra tv ha raccontato, in questi giorni, più con le immagini che con le parole. Una compassione spirituale che abbraccia il mondo con la Piazza San Pietro vuota e battuta dalla pioggia mentre un Papa stanco e afflitto volge lo sguardo al di là del colonnato, cercando gli occhi degli uomini tutti per infondere speranza. Una compassione laica che si fa singolo dolore nel vedere una lunga schiera di camion militari che di notte, quasi per tenere al riparo la vista da tanto strazio, portano via bare che contengono affetti spezzati. Una compassione umana, nell’umanissimo, spontaneo e inaspettato gesto del Presidente Mattarella che, nel ravviarsi i capelli, abbatte le barriere della solitudine da coronavirus.

Tutti noi speriamo di uscire presto e bene da questi giorni sospesi e tutti noi, soprattutto, in un’alternanza di speranza e abbattimento, siamo certi che da questa vicenda ne verremo fuori cambiati. Ecco, appunto, qualunque sia il nostro Credo, rivolgiamo una preghiera perché certe scene non si vedano più.

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