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Stefano Accorsi: in "Vostro Onore" io giudice diviso tra etica e amore filiale

Nicoletta Tamberlich

«Che cosa si è disposti a fare per salvare la vita di un figlio?». Perché Stefano Accorsi, che padre lo è nella vita, confessa di averci pensato, e di essersi posto dei quesiti, intrepretando il ruolo che lo vede protagonista in Vostro Onore, la nuova serie tv pronta ad intrattenere il pubblico per un totale di quattro prime serate su Rai1 dal 28 febbraio. Tra i protagonisti del legal thriller con la regia di Alessandro Casale anche Remo Girone, Francesco Colella, Betti Pedrazzi, Barbara Ronchi. La serie, ha ricordato la direttrice di Rai Fiction Maria Pia Ammirati, è l’adattamento italiano della serie israeliana Kvodo, di cui Showtime ha anche realizzato quello americano, Your Honor, con Bryan Cranston.

La storia di conflitto morale, drammatico e assoluto, di un uomo

«E' la storia - spiega Accorsi - del conflitto morale, drammatico e assoluto, di un uomo che deve scegliere tra la fedeltà ai principi etici di giustizia sui quali ha modellato la sua vita personale e professionale, diventando un esempio di rettitudine e affidabilità, e l’istinto più ancestrale di difesa degli affetti più cari, in pericolo d’essere annientati. Vittorio Pagani - prosegue Accorsi - è un giudice milanese conosciuto e rispettato per la sua integrità, in corsa per la carica di presidente del Tribunale di Milano. Suo figlio ha sbagliato e lui lo spinge a prendersi le sue responsabilità, fino a quando si rende conto che, così facendo, la vita del figlio è rischio. E qui è il dilemma: che fare? Come reagirebbe un qualsiasi genitore? E una storia che attiene all’archetipo».

«Qui - fa notare l’attore - non si tratta di pensare che cosa si è disposti a fare per raccomandare un figlio, ma per salvargli la vita, una cosa sulla quale non credo ci siano due risposte. Secondo me ce n'è solo una. Io credo che l’istinto primordiale di un genitore sia quello di salvare la vita di un figlio, è qualcosa di atavico. Questo dilemma è quasi qualcosa che attiene alla tragedia greca: un padre vedovo, che ha costruito tutta una vita in assenza perché praticamente pensava solo al lavoro (un lavoro che a che fare con l’etica, con la giustizia, con un ruolo pubblico), che per un caso della vita poi si trova a dover rimettere in discussione tutto, a mentire per salvare il figlio». Il Palazzo di Giustizia di Milano fa da sfondo a questo thriller/action. Vostro Onore gioca su questo dilemma morale sin dal primissimo episodio, adattando la trama alla realtà italiana, con l’aiuto di consulenti magistrati che hanno permesso di trasporre il format nel contesto delle leggi e del sistema giuridico del nostro Paese. Per il regista Casale, alla sua prima prova in una serialità, «la serie è comunque nuova rispetto ai precedenti. La violenza c'è, ma non è esplicita. È una nostra versione, più simile all’originale israeliano che a quello americano, ma comunque italiana».

«E' giusto quello che fa questo personaggio, lo posso capire?», si interroga lo stesso Accorsi. «Chiaramente - rileva l'attore di origine bolognese ma che si è stabilito con la famiglia di base a Milano - questo è il cuore pulsante della narrazione e anche quello che non rende mai diabolico il personaggio: non si dimenticava mai qual era la sua priorità. Io credo che ci siano delle cose davanti alle quali non si riesca a riflettere più di tanto, ma semplicemente si agisca, sono i grandi momenti di verità della nostra vita. Credo anche che questa serie non cerchi di dare una risposta a questa domanda, che viene continuamente reiterata. E’ coinvolgente, piena di colpi di scena».

Vostro Onore arriva in un momento in cui la giustizia è al centro del dibattito pubblico. A precisa domanda sull'accoglienza che potrà ricevere in un contesto delicato per la magistratura, Accorsi assicura: «La serie non crea un personaggio senza macchia e senza paura, Vittorio Pagani non è un eroe e non viene mai giustificato nelle sue azioni. Credo che non renderemo né un buon servizio, né un cattivo servizio alla magistratura, credo che i loro problemi siano altri e non la nostra fiction». «L'aspetto familiare della vicenda connota la serie, qui si parla di una scelta etica, morale di qualcosa di personale, privata e familiare, un padre e un figlio», sottolinea ancora.

L’attore è in tanto a teatro con "Azul-Gioia", che lo ha visto prima a Correggio poi a Bologna nei giorni scorsi e lo vedrà a Roma, Salerno, Trieste. Accorsi con Vostro onore è tornato alla serialità dopo un lungo periodo dai tempi della trilogia Sky 1992, 1993 e 1994 e dopo un’assenza dalle reti generaliste di più di 10 anni: in mezzo tantissimo cinema. Bolognese, classe 1971, Stefano Accorsi ha varcato da pochi mesi la soglia dei 50 anni. Vanta trent'anni di carriera, compresa una Coppa Volpi e un David di Donatello.

© Riproduzione riservata

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