Venerdì, 30 Ottobre 2020
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MALTEMPO

Bomba d'acqua in Toscana
Paura anche nel Lazio

L'Italia fai-da-te che si arrangia e rialza la testa è rispuntata fuori oggi nel pezzo di pianura toscana compresa tra la città di Massa, l'autostrada, la ferrovia e il mare dopo l'esondazione di torrenti e fossi, l'allagamento di un migliaio di case e la minaccia di frane in collina. Non è bastato a salvarla il sistema di 'allerta' via telefono attivato nel comune di Carrara, ancora troppo artigianale e limitato, sembra, per aiutare a difendersi dalla terra che si ribella. E' più facile, adesso, che a simboleggiare questa Italia sia un pattino manovrato da uno sfollato in via Silcia, proprio accanto al torrente Ricortola che ha rotto gli argini invadendo d'imperio una striscia di un chilometro di asfalto priva di fognatura e buttando fango e acqua su centinaia di case e villette nella piana verso il mare. Il pattino viene dai bagni del Tirreno, si usa d'estate, ed é l'unico natante con cui fino a notte si fa la spola in via Silcia tra ciò che è rimasto all'asciutto e le case sott'acqua dalle 3 della notte precedente. Serve a spostare masserizie e persone, e c'é chi lo usa per andare a rincuorare i vecchi che non lasciano le case e si sono rifugiati ai piani superiori.

 "Me l'ha prestato un amico, ci vado a casa mia e accompagno i vicini per andare nelle loro case. Stamani ci hanno evacuato, ma qualcuno è rimasto, teniamo i collegamenti così", spiega Riccardo Marchi che manovra il pattino. In realtà i vigili del fuoco sono passati stamani, hanno portato via i bambini, i malati e chi voleva andarsene da parenti e amici in attesa di vedere ritirarsi le acque. Chi vigila dall'asciutto chiede notizie minuto per minuto di chi è rimasto nella 'Venezia di Massa', specie le donne che tengono stretti a loro bambini infreddoliti.

 "Mamma, ma stasera torneremo in casa?", è la domanda più ricorrente che non ha risposta. "Questa zona si chiamava la Partaccia un tempo, perché la falda era quasi a quota zero e in pratica era una palude prima che le bonifiche fasciste la rendessero più ospitale", dicono i residenti disperati e infangati puntando il dito contro chi ha 'cementato' il reticolo di fossi che portano ai torrenti e poi al mare. Solo la strada centrale ha una fognatura, poi nulla. "A fianco delle altre stradine c'erano fossi di scolo, ma qualcuno li vede oggi? No, non li vede perché ci hanno buttato sopra cemento per costruire case e asfalto per allargare le strade, e se ci sono non li puliscono", dice con retorica l'allevatore di polli e colombi Francesco Bertelloni, almeno 50 vittime contate fra i suoi volatili affogati nella melma. Più avanti c'é l'argine rotto dell'esausto torrente Ricortola, che ha dovuto ricevere anche il drenaggio dell'autostrada Livorno-Genova. Ettari ed ettari di terreno agricolo sotto il fango, con cantine, garage, taverne, piani terreni. Il torrente ha rotto sul lato destro, ma anche a chi sta sul sinistro non è mica andata bene.

 "L'acqua è entrata in casa alle 3 di notte - dice Roberto Corradi che indossa una felpa sportiva con il nome Italia -. Fino al mattino non è venuto nessuno, abbiamo fatto un sacco di telefonate. Ora (é il pomeriggio, ndr) non c'é luce, a casa mia l'acqua ha fatto saltare la cabina elettrica che serve la zona". L'argine è stato riparato ma è solo un punto di un problema più vasto, dove si rincorre la disponibilità di motopompe e idrovore per svuotare terreni, mentre dalla sala della protezione civile si guarda alla montagna apuana. "Tra l'autostrada e la collina la rete viaria è compromessa, ci sono otto ponti danneggiati o rovinati, inoltre temiamo frane - dice il sindaco di Massa, Roberto Pucci -. Tra l'autostrada e il mare la piana è allagata. Ci sono oltre un migliaio di edifici danneggiati". Per la protezione civile in tutta la provincia di Massa Carrara il maltempo della notte tra sabato e domenica ha colpito 5.000 persone. Gli sfollati che hanno chiesto ricovero negli alberghi, in serata, sono un centinaio. Mentre rimbalzano le storie dei coniugi salvati in auto e si cerca di capire se davvero in Lunigiana ci sono 15 famiglie completamente isolate in montagna. E domani scuole chiuse in tutta la provincia.

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