Giovedì, 28 Ottobre 2021
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MEDIORIENTE

Gaza, Obama prova
a fermare l'escalation

Nel giorno più sanguinoso del conflitto di Gaza, con 11 bambini uccisi nei raid, l'incertezza su una via d'uscita alla crisi lascia ancora il campo alle armi: continuano le ondate di incursioni aeree sulla Striscia e i lanci massicci di razzi su Israele. Da una parte il primo ministro Benyamin Netanyahu si dice pronto ad "estendere le operazioni" militari, dall'altro Barack Obama e le cancellerie europee dicono 'no' a un'offensiva di terra. E al Cairo un emissario d'Israele ha provato a saggiare la possibilità di una tregua dello scontro con Hamas, grazie alla mediazione del presidente egiziano Mohammed Morsi, ma a patto che cessi la pioggia di razzi (due oggi gli attacchi verso Tel Aviv). Non a caso, dalla Thailandia, Obama - notando come tutto sia cominciato con il lancio di razzi su Israele - ha sottolineato che saranno le prossime 36-48 ore a dire se la tregua ha una reale possibilità.

 Ammonendo peraltro le parti contro "un escalation" delle violenze. Il campo di battaglia dell'operazione 'Colonna di Nuvola' (scattata il 14 novembre) registra intanto oggi il suo tributo più pesante con 11 bambini uccisi e ben 29 morti complessivi nella Striscia. Di questi, 6 - più 5 adulti - facevano parte della famiglia Aldalu, distrutta nel rione Nasser di Gaza City nel bombardamento della palazzina in cui abitava. Il bilancio totale delle vittime palestinesi, aggiornato fonti mediche locali dopo le incursioni della tarda serata nel settore di Rafah vicino al confine con l'Egitto, sale così dall'inizio delle ostilità ad almeno 77 morti e oltre 650 feriti (fra miliziani e civili), mentre restano tre gli israeliani uccisi. 

Chi può, vista la situazione, prova a scappare dal fazzoletto di terra controllato da Hamas, raccontano i testimoni. Tra gli oltre 50 obiettivi centrati oggi dall'aviazione israeliana a Gaza, anche due edifici che ospitavano uffici di diverse emittenti, locali e internazionali (dalla Sky News britannica a Russia Today), con 8 feriti. Azione condannata dall'associazione dei giornalisti palestinesi e da quella israeliana, oltre che da diverse organizzazioni straniere, anche se una portavoce delle forze armate d'Israele (Tzahal) ha precisato che l'aviazione ha distrutto con "la massima precisione" due antenne che venivano utilizzate da Hamas a fini operativi. Nella guerra, anche di comunicazione, Israele è riuscita ad impadronirsi della frequenza di radio Al Aqsa, vicina ad Hamas: chi si fosse sintonizzato avrebbe ascoltato l'ammonimento di Tzahal alla gente a stare alla larga dai miliziani. Su Israele solo oggi sono piovuti altri 100 razzi: in pratica su tutte le città del sud - da Ashdod a Beer Sheva, da Ashqelon a Ofakim ed altre - gli attacchi sono stati senza tregua con feriti (sette, secondo i media), gente traumatizzata, scuole chiuse e sirene in allarme continue. Mentre la paura è tornata anche a Tel Aviv, dove due razzi sono stati intercettati dalle batterie difensive del sistema Iron Dome. Il sud, alle porte di Gaza, resta intanto presidiato da 30.000 soldati israeliani in attesa di un ordine per entrare nella Striscia. Ordine che sembra appeso al filo della mediazione in corso al Cairo.

 Da una parte Hamas già ieri ha fatto sapere che le condizioni sono la rimozione del blocco a Gaza e l'alt alle uccisioni dei suoi dirigenti, riprese il 14 con quella del comandante della sua ala militare, Ahmed Jaabari e proseguite oggi stesso con quella del "responsabile dei lanci" dalla Striscia, Yihia Abbia. La posizione di Israele - come ha ripetuto anche oggi Netanyahu - è netta: finirla prima con i missili sullo Stato ebraico e poi avviare la discussione. Come si possa declinare al meglio questo stretto passaggio - in modo che ognuna delle due parti possa rivendicare un qualche successo nella trattativa - é compito del tavolo aperto al Cairo.

 E su questo si riflettono anche le pressioni esterne. Il ministro degli Esteri britannico, William Hague - rinnovando l'appoggio a Israele - ha messo tuttavia in guardia che "un'azione di terra a Gaza sarebbe difficile da sostenere". Il suo omologo francese, Laurent Fabius, è volato in Israele e nei Territori dove nei colloqui con Netanyahu, Avigdor Lieberman e col presidente dell'Autorità palestinese (Anp), Abu Mazen, ha cercato uno spiraglio avvertendo in ogni modo che "la guerra non è un'opzione". Domani arriverà il portavoce del Quartetto, Tony Blair, forte anche dell'appello che si apprestano a lanciare i ministri degli Esteri Ue per uno stop delle violenze. Poi sarà la volta del numero uno dell'Onu, Ban Ki Moon, che da Palazzo di Vetro si è detto stasera addolorato per le vittime civili di oggi, a cominciare dalla famiglia Aldalu, e ha lanciato un pressante appello a entrambe le parti per "un cessate il fuoco immediato". Mentre martedì e attesà nella Striscia una delegazione della Lega araba guidata dal segretario generale, Nabil al Araby, sullo sfondo del ritorno di fiamma dei moti di solidarietà ai palestinesi nel mondo musulmano. Gli occhi di tutti restano comunque puntati sul Cairo: e soprattutto quelli di Gaza e d'Israele. 

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