Domenica, 25 Ottobre 2020
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DL SVILUPPO

Trincea Pdl alle Camere:
non vota la fiducia

"Il Pdl non parteciperà al voto pur garantendo il numero legale". Lo annuncia il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri intervenendo in Aula in vista del voto di fiducia al dl sviluppo. La scelta da parte del Pdl di non partecipare al voto sulla fiducia al decreto legge vuol esprimere, spiega Gasparri, il "passaggio a una posizione di astensione del nostro gruppo nei confronti del governo".

Il Pdl starebbe valutando di astenersi anche sul voto di fiducia, oggi pomeriggio alla Camera, sul decreto legge sui costi della politica nelle regioni: è quanto si apprende da fonti parlamentari a Montecitorio. Secondo quanto si apprende, i 206 deputati del partito di Berlusconi ed Alfano starebbero ricevendo indicazioni in tal senso.

Il premier Mario Monti è arrivato nell'Aula del Senato e ha votato sì alla fiducia al dl sullo sviluppo. Il presidente del Consiglio si è intrattenuto qualche minuto a parlare con il numero uno del Pdl a Palazzo Madama Maurizio Gasparri.

Il dl Sviluppo passa al Senato con 167 votanti. Di questi hanno detto sì in 127, 'no' in 17, 23 sono stati gli astenuti. La maggioranza era di 84. Gran parte dei senatori del Pdl ha deciso di non votare.

FINOCCHIARO, PDL FA MANCARE FIDUCIA, MONTI VADA A QUIRINALE - "Se il partito che da un punto di vista parlamentare ha ancora la maggiore consistenza passa all'astensione vuol dire che questo governo non ha più la fiducia delle Aule parlamentari". Lo afferma il presidente del Pd al Senato Anna Finocchiaro commentando la scelta del Pdl da un punto di vista politico.

"Se un governo non ha più la maggioranza" a causa della scelta del Pdl di passare a una scelta di astensione "credo che Monti dovrebbe recarsi al Quirinale", aggiunge Finocchiaro.

CASINI, DA PDL IRRESPONSABILITA'ALLO STATO PURO - "Siamo all'irresponsabilità allo stato puro". Così il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, commenta la decisione del Pdl di non partecipare al voto sul dl sviluppo. "Qualcuno di vuole riportare alla follia di dove eravamo" continua Casini che aggiunge: "così è tornato Berlusconi".

PASSERA, TORNARE INDIETRO NON E' BENE PER L'ITALIA - "Tutto ciò che può solo fare immaginare al resto del mondo, ai nostri partner, che si torna indietro, non è un bene per l'Italia. Dobbiamo dare la sensazione che il Paese va avanti". Lo afferma il ministro dello sviluppo economico Corrado Passera in merito all'eventuale ritorno in campo di Silvio Berlusconi ad Agorà, su Rai Tre.

GRAMAZIO, IN AULA CARTELLO 'FATE VOTARE PASSERA' - "Durante la chiama per il voto di fiducia sul decreto Crescita, al quale il Pdl non ha partecipato, ho sollevato un cartello con la scritta 'Fate votare Passera'. In questo modo ho voluto polemizzare apertamente con il ministro per le dichiarazioni rilasciate questa mattina durante una trasmissione". Lo ha dichiarato il senatore del Pdl Domenico Gramazio.

BERLUSCONI TORNA IN CAMPO - Berlusconi torna in campo. La decisione, che verrà presa "tutti insieme nei prossimi giorni", è cosa fatta. Con buona pace delle ricostruzioni del lungo vertice di Palazzo Grazioli che ai taccuini dei giornalisti ha consegnato ben altra verità. Ma è lo stesso leader del Pdl a riportare nell'alveo della "realtà", come scandisce in una nota serale il Cavaliere, la situazione del partito e le sue prospettive future. Via le primarie, via 'piani B', via, soprattutto, il sostegno (incondizionato) fin qui garantito al governo Monti. Anzi.

Dopo aver fatto balenare in più di un'occasione l'idea di togliere la fiducia al governo tecnico - cercando nel 'no' all'election day la 'pistola fumante' per poter giustificare un cambio di rotta - Berlusconi chiama gli italiani a riflettere su questa esperienza governativa. E, in tempo di bilanci di fine anno, mette senza troppi complimenti Monti e i suoi ministri sul banco degli imputati: "La situazione oggi - dice - è ben più grave di un anno fa quando lasciai il governo per senso di responsabilità e per amore del mio Paese". Di più: "Oggi - rincara la dose - l'Italia è sull'orlo del baratro". "L'economia - spiega il leader Pdl - è allo stremo: un milione di disoccupati in più, il debito che aumenta, il potere d'acquisto che crolla, la pressione fiscale a livelli insopportabili".

E, a dodici giorni dalla scadenza di pagamento, punta anche il dito sull'Imu che vede "le famiglie italiane angosciate perché non riescono a pagarlo". Anche "le imprese chiudono", "l'edilizia crolla", "il mercato dell'auto è distrutto". Tinte fosche, quasi da profezia dei Maya che lo costringono - si interpreta il suo pensiero tra le righe del comunicato - a tornare in campo: "Non posso consentire che il mio Paese precipiti in una spirale recessiva senza fine. Non è più possibile andare avanti così". Ed è per questo, per queste "dolorose constatazioni", che Berlusconi si vede costretto ad una scelta che verrà presa, "tutti insieme, nei prossimi giorni."

L'accelerazione del Cavaliere, che molti prevedevano solo a Consiglio dei Ministri ultimato (non a caso un nuovo vertice del Pdl è previsto per oggi alle 13.30), spiazza alleati ed avversari anche se chiarisce pubblicamente quello che un po' tutti - colonnelli compresi - si attendevano (e qualcuno temeva): il ritorno da protagonista sulla scena politica. Le primarie del Pd, come lui stesso più volte ha ammesso con i suoi fedelissimi, lo hanno convinto una volta di più. Nessun mistero, infatti, che l'ipotesi di dover competere con Bersani gli è stata sempre più gradita rispetto a quella di una sfida con il 'nuovo' incarnato da Renzi. E alla fine, forse alla luce della fitta 'triangolazione' di contatti tra Palazzo Chigi, Colle e Pd, ha posto fine alla lunga (e assai contestata internamente al Pdl) indecisione. Promettendo scelte a breve giro di posta dando seguito a quanto lo stesso ex capo del governo, pur misurando bene le parole, avrebbe fatto intendere durante il lungo vertice di via del Plebiscito: riprendere in mano le redini del partito.

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