Venerdì, 14 Agosto 2020
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CORTE DI CASSAZIONE

Moglie hard in chat,
marito può darle
una mano

chat erotica, Sicilia, Archivio, Cronaca
corte cassazione roma
Non c'e niente di male, almeno niente di penalmente rilevante, se il marito aiuta la moglie - in una attività svolta di "comune accordo", con "comune intraprendenza" - a gestire il traffico di immagini hard della consorte verso clienti contattati in chat che pagano foto, filmini e videochiamate, con ricariche telefoniche. Lo ha constatato la Cassazione accogliendo il ricorso di un marito, Giuseppe V., al quale la Procura di Sondrio aveva sequestrato dei conti correnti e vari telefonini ritenendo che agevolasse la prostituzione della sua dolce metà. All'uomo, il pm contestava di "aver attivato numerosissime utenze telefoniche sulle quali confluivano, sotto forma di ricariche telefoniche, i proventi di tale meretricio che si sostanziava nella realizzazione di immagini hard che venivano inviate a clienti individuati, anche grazie ad attività di ricerca effettuata dallo stesso Giuseppe V., che aveva spinto i clienti a chattare con la moglie e a richiedere le predette immagini". Contro il sequestro, il marito ha reclamato in Cassazione facendo presente che lui e la moglie "sono in regime di comunione dei beni e sono cointestatari dei conti su cui confluivano i ricavi di una attività che la donna svolgeva in assoluta libertà, non essendo emersa alcuna prova di coartazione". I supremi giudici non hanno potuto che dargli ragione dal momento che - scrivono nella sentenza 1164 - "non é emersa nessuna forma di coazione o semplicemente induzione da parte del marito nei confronti della moglie, bensì esattamente il contrario, vale a dire una comune intraprendenza nell'avviare i contatti sulle chat-lines". In proposito, la Cassazione osserva che dalle carte giudiziarie della vicenda risulta che "ciascuno dei coniugi, dopo aver attivato un nickname su una chat on-line, inviava messaggi con cui faceva intendere di essere una donna interessata a contattare uomini per scambiare foto e filmati a contenuto erotico-pornografico e per organizzare incontri; una volta ricontattati da persone presenti sulla chat-line, i due, all'inizio si limitavano a conversare, per poi esplicitamente richiedere ricariche telefoniche in cambio dell'invio di immagini e film hard". Alla Cassazione non è rimasto che prendere atto "senza ulteriori commenti, della lucrosa, ma non illecita (per lo meno non nei termini di favoreggiamento) attività posta in essere da Giuseppe V., di intesa e con la collaborazione della moglie".

 

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