Martedì, 24 Novembre 2020
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CONTI PUBBLICI

Emergenza delle emergenze

di Lino Morgante

Articolo 67 della Costituzione: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato» tranne quello imposto dai mercati finanziari, aggiungiamo noi. La legislatura appena cominciata sarà capace di avviare il risanamento dei conti pubblici? Comprendiamo quanto sia complicato avventurarsi in discussioni sul Prodotto interno lordo, sullo spread e quant’altro con una politica che vola basso, incapace di percepire fino in fondo il rischio sistemico che corriamo. Se così non fosse, a maggior ragione in occasione di questa anticipata chiamata alle urne, si sarebbe aperto un dibattito sullo studio dell’Istituto Bruno Leoni, sintetizzato nel «Manuale delle riforme per la XVII legislatura». Quante di tali buone idee avremo la fortuna di vedere realizzate dal neonato Parlamento? Non illudiamoci troppo, tuttavia è giusto che ciascuno di noi dia un’occhiata a questo libro dei sogni perché sia consapevole. L’emergenza delle emergenze è quella economico-finanziaria: debito pubblico elevato, spesa fuori controllo, tassazione asfissiante, tanto da aver accentuato la recessione. Nel dettaglio siamo debitori di 2.000 miliardi di euro (33mila per ogni italiano) e paghiamo 80 miliardi di interessi ogni anno, che rappresentano oltre il 5% del Pil e il 10% di tutte le uscite di cassa statali. Altro dato abnorme: spendiamo, in proporzione alla ricchezza prodotta, più della Germania per difesa, ordine pubblico, organi legislativi-esecutivi- diplomatici, scuola, sovvenzioni a imprese e trasporti. Col pessimo rapporto costo - qualità che tutti conosciamo. Le tasse (secondo la Banca Mondiale le più alte tra i paesi industrializzati) restano il maggior fattore destabilizzante, conseguenza dell’eccessivo indebitamento generato dagli sperperi della pubblica amministrazione, i cui stipendi sono cresciuti negli ultimi anni in misura maggiore rispetto al settore privato! Il report dell’Istituto Leoni si sofferma poi su Sanità, Istruzione, Giustizia e Mercato del lavoro sottolineando le comuni storture: privilegi corporativi, poca trasparenza nei processi decisionali, scarsa concorrenza, un’eccessiva presenza della politica che poco si concilia con la meritocrazia. Ai neo parlamentari interesserà risolvere anche uno solo di questi problemi? Ce lo auguriamo. Almeno in questa occasione, con il vincolo di mandato costituito dal solo interesse generale e a costo di alleanze ibride.  

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