Domenica, 25 Ottobre 2020
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STIPENDI ALL’ARS

E' braccio di ferro, si vedrà chi difende i privilegiati

palazzo normanni, stipendi ars, Sicilia, Archivio

 Nuovo appello del presidente della Regione Rosario Crocetta ai partiti e ai parlamentari dell’Ars affinché sia rispettata la sua decisione di omologare gli stipendi dei dipendenti del Parlamento siciliano a quello dei dipendenti regionali, per i quali una legge appena approvata prevede un tetto massimo di 160 mila euro annui, e non a quello dei dipendenti di Camera e Senato, per i quali è stato già deciso che saranno ancorati al decreto Renzi che impone un tetto massimo di 240 mila euro per i funzionari dello Stato. Il problema dovrebbe essere affrontato domani dal Consiglio di presidenza dell’Ars. Ma nel cahier de doleances di Crocetta non c’è solo la guerra agli alti stipendi dell’Ars, ma anche la modifica del sistema della Formazione in netto contrasto con i sindacati di categoria e, soprattutto, i rapporti con il suo partito a livello regionale, con i cuperliani e, primo fra tutti, il segretario Fausto Raciti, che chiedono l’azzeramento della giunta di governo in carica e di essere rappresentati nella prossima che, in ogni caso, dovrebbe essere concordata con il segretario regionale del Pd. Motivo per cui domenica sera, a Tusa, dove risiede da quando ha deciso di candidarsi alla presidenza della Regione, ha incontrato il capogruppo in carica del Pd Baldo Gucciardi e, con lui, il presidente della direzione regionale, Giuseppe Lupo, il presidente dell’assemblea regionale del Pd, Marco Zambuto, la vice segretaria regionale, Mila Spicola, gli assessori al Lavoro Giuseppe Bruno e alla Formazione Nelli Scilabra e il senatore Beppe Lumia. Appena il giorno prima, peraltro, mentre stava presentando alla stampa il progetto di riforma del settore della Formazione professionale, a chi gli chiedeva se avrebbe accolto l’invito del segretario Raciti e avrebbe azzerato la giunta in carica per farne una nuova, Crocetta aveva replicato: “Non possono chiedermi un rimpasto ogni tre mesi, serve stabilità e bisogna andare avanti con le riforme”. La partita, dunque, si gioca, adesso, tutta dentro il Pd visto che Raciti dovrà incontrare il vice segretario nazionale Guerini proprio questa settimana e non potrà che raccontargli il silenzio assoluto che è calato sui rapporti “ufficiali” con il Pd dopo Se le riforme comportano tagli pesanti, è certo che avrà il sostegno dei vertici nazionali del Pdl, a cominciare da Davide Faraone, maggior rappresentante dei renziani in Sicilia. In tale contesto si inserisce anche la trattativa in atto per la successione al vice presidente dell’Ars Salvo Pogliese (Fi), eletto al Parlamento di Bruxelles. I candidati sono tanti, a cominciare dall’ex capogruppo dei pentastellati Giancarlo Cancelleri che, in questo modo sanerebbe il vulnus provocato dal cambio di partito del rappresentante iniziale del Movimento Cinquestelle, Antonio Venturino, passato al gruppo misto e, in ogni caso, vicino al partito socialista. La seconda vicepresidenza, considerato che l’uscente appartiene al gruppo parlamentare di Forza Italia, è però, reclamata dai forzisti che indicherebbero, come loro candidato, l’ex Udc Riccardo Savona che, dopo una serie di passaggi, è alla fine approdato in Forza Italia. In corsa, però, c’è anche il messinese Santi Formica che, seppure, in questo momento, presieda il gruppo parlamentare intestato alla “Lista Musumeci verso Forza Italia”, non ha mai lasciato Forza Italia. Sempre per il centrodestra, in rappresentanza di Ncd, c’è Vincenzo Vinciullo.

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