Domenica, 25 Ottobre 2020
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CAMORRA

Il compagno di fuga:
non conosco Gionta

Sono accusati di favoreggiamento personale Giuseppe Lombardo, 23 anni, di Torre Annunziata, Giovanna Ferraro, 33 anni, di Castellammare di Stabia e Livia Verdoliva, 38 anni, di San'Antonio Abate: i tre, arrestati ieri, si trovavano col boss della camorra Aldo Gionta, finito in manette sabato sera nel porto di Pozzallo (Ragusa) mentre stava imbarcandosi sul catamarano per Malta. Inizialmente l'uomo, rinchiuso nel carcere di Ragusa, ha negato di conoscere Aldo Gionta, che dal canto suo viaggiava con una carta d'identità falsa. Le due donne sono state trasferite nel carcere Lanza di Catania.

Per evitare la cattura Aldo Gionta, bloccato mentre stava per imbarcarsi su un aliscafo per Malta, ha finto di essere un turista e aveva con sé una carta di identità falsificata. Nei suoi confronti pendeva un provvedimento di fermo per associazione mafiosa emesso dalla Dda della Procura di Napoli per associazione mafiosa. Al blitz nel porto di Pozzallo, accanto al molo dove arrivano migliaia di migranti disperati, ha partecipato una squadra di dieci carabinieri di Torre Annunziata e Modica in borghese, travestiti da 'turisti in vacanza' e da addetti all'imbarco, più altre squadra in divisa pronti a intervenire in supporto. Gionta, irreperibile dallo scorso 6 giugno, e i tre presunti fiancheggiatori sono arrivati a coppie su due utilitarie, indossando bermuda, t-shirt, occhiali da sole. Mentre le due donne scendono dalle vetture per obliterare i biglietti di viaggio i militari dell'Arma sono entrati in azione e con le pistole in pugno hanno bloccato i due uomini, che sono stati ammanettati. Nelle valige alcune migliaia di euro e costumi da bagno. Hanno detto di non conoscersi e Gionta ha insistito nel dire di non essere un ricercato ma un turista in vacanza. Ma la comparazione delle impronte digitali ha confermato la sua reale identità. Il boss è stato così arrestato anche per uso di documento falso valido per l'espatrio e violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. Dopo la contestazione dei reati è stato condotto nel carcere di massima sicurezza di contrada Cavadonna a Siracusa. (ANSA)

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