Martedì, 10 Dicembre 2019
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UN'INFERMIERA

Ebola, in Spagna
primo caso in Europa

La Commissione Ue ha chiesto "chiarimenti" al governo spagnolo per individuare la falla nel suo sistema sanitario che ha permesso il contagio del virus Ebola ai danni di una infermiera in un ospedale di Madrid al di fuori dell'Africa. Lo ha detto il portavoce Ue, Frédéric Vincent.

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Adesso anche l'Europa trema per Ebola. A Madrid è stato infatti accertato il primo caso di contagio nel Vecchio Continente. Si tratta di un'infermiera spagnola, infettata per aver curato in Spagna un missionario morto dopo essersi ammalatosi in Sierra Leone. Dunque, si tratta anche del primo caso in cui il virus si propaga fuori dall' Africa. E' stata invece infettata in Sierra Leone una norvegese di 30 anni volontaria di Medici Senza Frontiere, per la quale è stato disposto il rimpatrio in Norvegia questa notte, dopo che gli esami del sangue hanno confermato che si tratta di Ebola. L'infermiera spagnola - di cui per ora non sono state diffuse le generalità - è stata posta immediatamente in isolamento appena si sono manifestati i primi sintomi. La donna sarebbe in condizioni stabili. Ma l'allerta è massima, e il ministero della salute spagnolo ha convocato un vertice di crisi per un aggiornamento sui piani d'emergenza messi a punto da Madrid. Più passano i giorni e più quella di Ebola appare oramai come un'emergenza mondiale, che oltre all'Africa occidentale colpisce adesso anche le due sponde dell'Atlantico. E se in Sierra Leone si registra il giorno più nero da quando e' esplosa l'epidemia, con 121 morti e 86 nuovi casi in appena 24 ore, l'Organizzazione mondiale della sanità aggiorna il bilancio generale delle vittime dell'epidemia salito a 3.439 morti su un totale di 7.492 casi in Africa occidentale (compreso il caso registrato negli negli Stati Uniti). E proprio negli Usa cresce la preoccupazione per una diffusione della malattia. ""Le possibilità di una diffusione dell'epidemia di Ebola negli Stati Uniti sono molto basse", ha rassicurato Barack Obama che alla Casa Bianca ha fatto il punto della situazione con le massime autorità sanitarie. Ma l'ira di Obama si e' scagliata contro quei grandi Paesi che a suo dire "non fanno abbastanza". Di qui l'invito ai leader mondiali a impegnarsi e a fare di più. Intanto le condizioni del "paziente zero" Usa, Thomas Eric Duncan, il liberiano ricoverato al Texas Health Prtesbyterian Hospital e che a Dallas ha sviluppato i sintomi della febbre emorragica, continuano ad essere gravissime. Anche se in queste ore - fanno sapere le autorità sanitarie - nel tentativo estremo di salvargli la vita viene sottoposto a una terapia a base di un farmaco sperimentale a cui la Food and Drugs Administration (Fda) ha dato il via libera solo per i casi di emergenza: si tratta del 'Brincidofovir', un potentissimo antivirale messo a punto dalla società farmaceutica Chimerix. Ad Omaha, invece, è arrivato Ashoka Mukpo, il giovane cameraman americano freelance della Nbc che ha contratto il virus sempre in Liberia, subito ricoverato in isolamento al Nebraska Medical Center, dove e' stato immediatamente sottoposto alle cure degli specialisti. Stretto il riserbo sulle sue condizioni. I casi sospetti nel frattempo si moltiplicano in tutta America, e a New York - dove si trova il principale scalo aereo internazionale del Paese - si lavora per rafforzare tutte le misure di sicurezza e per rendere più severi i controlli. Lo stesso Obama ha assicurato come si stia lavorando "per sviluppare ulteriori e più efficaci protocolli nella lotta a Ebola, rafforzando il controllo dei passeggeri sia negli Stati Uniti che Oltreoceano". Dalla Casa Bianca invece negano che si stiano prendendo in considerazione anche misure per una restrizione dei viaggi da e per l'Africa occidentale. Mentre in Texas, il governatore Rick Perry ha creato una task force di reazione rapida contro Ebola, chiedendo anche al governo federale di 'alzare la diga' contro il virus aumentando i controlli alle frontiere.

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