Giovedì, 19 Maggio 2022
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DOPO ETERNIT

Amianto, la Cassazione questa volta su Fincantieri

La vicenda amianto, stavolta relativamente alla Fincantieri di Palermo, è tornata oggi al vaglio della Cassazione - dopo il clamore del verdetto Eternit - e la Procura ha chiesto la conferma delle condanne per omicidio colposo a carico di tre ex dirigenti dello stabilimento per la morte, dovuta a tumore, di 37 operai e alle lesioni per la stessa malattia ai danni di altri 24 dipendenti. Il sostituto procuratore generale della Cassazione Giuseppina Fodaroni ha inoltre rilevato la prescrizione di altri reati minori.

Il Pg Fodaroni ha chiesto la sostanziale conferma del verdetto emesso dalla Corte di Appello di Palermo il 6 novembre 2012 che aveva condannato per omicidio colposo, e violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro, i dirigenti di Fincantieri Luciano Lemetti (4 anni e 2 mesi), Giuseppe Cortesi (3 anni e 5 mesi) e Antonino Cipponeri (2 anni e 8 mesi). Ad avviso del Pg, si sono prescritti alcuni reati minori contestati agli imputati nel passaggio dall'appello alla Cassazione ma l'eventuale dichiarazione di prescrizione non dovrebbe, a quanto si è appreso, incidere sui risarcimenti riconosciuti alle vittime, ai loro familiari, all'Inail, alla Fiom, alla Camera del lavoro di Palermo e a Legambiente costituitesi parte civile. Fin dal primo grado era stata liquidata una provvisionale di cinque milioni di euro di risarcimento. Diversamente da quanto avvenuto nel maxiprocesso Eternit conclusosi l'altro ieri sera con la prescrizione e condotto dalla magistratura di Torino che ha istruito il processo per disastro ambientale, il processo a Fincantieri è stato condotto dalla magistratura di Palermo con l'imputazione principale di omicidio colposo. Durante il processo, gli operai della Fincantieri sopravvissuti hanno raccontato che si lavorava senza mascherine e con aspiratori che non funzionavano. Nello stabilimento le polveri di amianto raccolte sul pavimento, che dovevano essere smaltite con apposite modalita', venivano semplicemente spazzate, come fossero innocui granelli di polvere. E mancava un servizio di lavaggio delle tute: gli operai se le pulivano a casa. Come Angelo Norfo, morto di cancro pochi mesi prima della moglie, Calogera Gulino, che l'asbestosi l'ha presa proprio lavando i vestiti del marito.

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