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BARCELLONA

Dice “sporco negro” al marinaio di un panfilo: condannato

razzismo, Sicilia, Archivio

 Il comandante di un lussuoso panfilo ancorato nella rada di Lipari, Fabrizio Reale, 52 anni, originario della provincia di Napoli, accusato di aver violato la normativa in materia di discriminazione razziale nei confronti di un immigrato membro del suo equipaggio, è stato condannato al pagamento di una multa di 900 euro, dal giudice monocratico del tribunale di Barcellona Simona Finocchiaro. L’uomo, difeso dall’avv. Gaetano Pino, è stato riconosciuto colpevole solo per i reati a sfondo razziale e prosciolto invece dal reato di molestie. La pubblica accusa che aveva chiesto la condanna alla reclusione, contestava all’impu - tato i reati di molestie, ingiurie e minacce aggravate dai motivi di odio etnico e razziale. Secondo la normativa vigente, al comandante dell’imbarcazione “Etnas”, un lussuoso yacht di ultima generazione, si contestavano ripetuti episodi avvenuti nell’estate del 2009 durante la navigazione nell’arcipelago eoliano. In quelle occasioni, l’ufficiale rivolgendosi ad un marinaio alle sue dipendenze, originario delle isole Mauritius, lo aveva ripetutamente apostrofato e molestato durante la traversata da un’isola all’altra chiamandolo «sporco negro vai a lavare i piatti e fai le pulizie di tutto il ponte della nave», aggiungendo: «Un tempo era usuale buttare i marinai come te in mare da prua e farli passare sotto la chiglia... quindi stai zitto e lavora altrimenti butto in mare anche te c...». Parole che il marinaio non ha sopportato, tanto che una volta approdato a Lipari, approfittando di una breve sosta in rada, ha presentato denuncia ai carabinieri dell’isola, accusando il comandante di approfittare della sua posizione di superiorità e di abusare della prestazione d’opera, utilizzando frasi offensive e minacciose per obbligare il suo dipendente ad effettuare tutte le mansioni di bordo anche le più faticose e difficili. Il comandante si sarebbe lasciato trasportare da un ingiustificato “senso di potere” derivante dalla sua posizione gerarchica rendendogli di fatto impossibile la vita a bordo. Le indagini della Procura, condotte all’epoca dal pm Olindo Canali, avevano permesso di accertare ciò che era avvenuto a bordo durante la navigazione di 15 giorni ed in particolare le costanti molestie, denigrazioni ed offese tramite il continuo utilizzo di espressioni a sfondo evidentemente razziale che secondo l’at - tuale normativa vigente sono da considerarsi aggravanti delle ingiurie e minacce, così come prevede la legge Mancino che fissa una condanna fino a 4 anni di reclusione. Per tale ragione il pm d’udienza aveva chiesto la condanna dell’imputato alla reclusione tuttavia, accogliendo la tesi dell’avv. Gaetano Pino, il giudice ha condannato l’imputato alla pena della sola multa.(l.o.)

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