Mercoledì, 03 Giugno 2020
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OSSERVATORIO INTERNAZIONALE

Siamo davanti a una pantomima

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putin, siria, trump, Sicilia, Archivio, Cronaca
Team Trump "Il Papa pensi alle mura vaticane"

Chi sta vincendo la mano di carte tra Putin e Trump (che ora, però, frena) sulla Siria? Putin, è ovvio. Non perché sia simpatico. Anzi. Ma perché è più intelligente e meno infoiato di becero narcisismo dell’ex Palazzinaro. Il Cremlino e le sue teste pensanti hanno una precisa strategia: cogliere la (mala) occasione per spaccare il fronte occidentale. E ci stanno riuscendo. Se Trump e il francese Macron, ognuno per i propri interessi, vogliono mettere Putin con la testa nel sacco, molti altri Paesi, invece, ragionano con la loro capa. Prima fra tutti la Germania, con Frau Merkel, che ha annunciato che si guarderà bene dal partecipare a qualsiasi attacco. La solidarietà occidentale, insomma, va bene. Ma solo a chiacchiere.

Le prove dell’utilizzo di gas da parte di Damasco non ci sono. Se Macron le possiede, come afferma, le esibisca. E poi Assad sta prevalendo su tutta la linea. Che bisogno avrebbe avuto di cercare guai? Allora, diciamo noi, bisogna parlare chiaro, perché la gente deve conoscere la verità. Lo sanno anche i gatti randagi che Trump preparava l’attacco missilistico in Siria da diverse settimane. Insomma, i gas (forse cloro) sono solo una patetica scusa, specie dopo i 500 mila morti contabilizzati finora in Siria, tra l’indifferenza planetaria. Forse le coscienze di tutti si sono risvegliate all’improvviso?

Beh, sembra una barzelletta e se non ci fosse da piangere lacrime amare, ci sarebbe da ridere. L’algoritmo della crisi descritto terra terra è questo: Trump ha rivoluzionato la strategia americana in Medio Oriente in chiave anti-Iran. Odia Barack Obama e scatenerebbe anche il terremoto pur di stracciare tutte le intese siglate dal predecessore. Il suo terrore è l’impeachment per il Russiagate. Quindi, se non vuole smammare dallo Studio Ovale, deve dimostrare alla Commissione d’inchiesta e all’Fbi di non essere mai stato compare d’anello di Putin. Ergo; una quasi-guerra “calda” (non fredda) con la Russia lo aiuterebbe molto. Così, per finta. Meglio se nel mazzo ci mettete pure gli “alleati”, come inglesi, francesi e sauditi, mossi da ragioni che nulla hanno a che spartire con i diritti umani. La Nato? Non c’entra un fico secco.

Andate a rileggervi il trattato. Forse la May ha concordato l’invio nel Mediterraneo di sottomarini nucleari? Macchè. E la Francia? Si muove per caso su input di Bruxelles, quando tutti sanno che con l’Alleanza non ha mai voluto spartire nemmeno le merendine? Questi, dunque, i calcoli di Trump. Ieri Mike Pompeo, Segretario di Stato, ha detto che la politica “soft” con la Russia è finita e che è l’ora di mostrare i muscoli. Mentre Mattis, al Pentagono, ha un po’ frenato. Ma, come detto, è tutta una pantomima. La diplomazia “parallela” è già all’opera. Gli Stati Uniti avviseranno i russi dei siti che vogliono colpire, in modo da dargli il tempo di sgomberare le truppe e tutte le installazioni più sensibili.

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