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Berlusconi: "Ok a governo M5s-Lega"

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Berlusconi: "Ok a governo M5s-Lega"

Dopo 66 giorni, cade il principale ostacolo che si frappone alla nascita di un governo politico tra i 5 Stelle e la Lega. Silvio Berlusconi concede il suo nulla osta alla trattativa tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio: non voterà la fiducia, ma consente ai due leader di provare a siglare un’intesa. È un varco che si apre anche con il benestare del Presidente della Repubblica, che concede altro tempo ai partiti, spostando a domani la presentazione di quel governo “neutrale” che dovrà farsi largo nel caso in cui, ancora una volta, le trattative politiche dovessero finire in un nulla di fatto.

È un’accelerazione politica che lo stesso Presidente ha auspicato quando, tre giorni fa, ha annunciato la sua intenzione di porre fine allo stallo politico con una sua proposta di esecutivo. Il suo appello non è caduto nel vuoto e un vertice tra i capi politici della Lega e del M5S nel corso del fine mattina ha dato il segnale della ripartenza dele trattative. Il disgelo tra i possibili partner di un esecutivo si è, infatti, manifestato già di prima mattina quando tra i due leader sono arrivati espliciti segnali di apertura. «Ci provo fino all’ultimo» promette il segretario del Carroccio di prima mattina, poco prima che Luigi Di Maio pronunciasse parole di non belligeranza nei confronti del Cavaliere («Nessun veto su Berlusconi, ma la volontà di dialogare con la Lega. Noi vogliamo fare un governo che preveda due forze politiche e non quattro. Punto»). Poi l’incontro faccia a faccia tra i due a Montecitorio, suggellato dalla richiesta congiunta di chiedere ulteriore tempo al Quirinale prima che il Presidente affidi l’incarico al premier tecnico.

Conclusa la riunione con il capo politico del Movimento 5 Stelle, Matteo Salvini riunisce la sua truppa di parlamentari per metterli al corrente della trattativa riavviata, pur tra mille incognite: «Tenete in conto di poter disdire le vacanze, non si può escludere che si torni al voto». E la stessa linea viene tenuta dal M5S. «Io non ho disdetto la campagna elettorale. Salvini mi ha chiesto altre 24 ore e insieme le abbiamo chieste al Colle» mette in chiaro Di Maio, che non cambia la sua agenda e conferma in un primo momento per oggi la sua trasferta a Parma da dove riparte la sua campagna elettorale. Poi, a tarda serata, è arrivata la decisione di annullare il viaggio in Emilia. «Qualunque cosa accada, l’alleanza del centrodestra non si romperà, è un prerequisito» precisa poi Salvini quando anche Forza Italia ha fatto il punto con la truppa di parlamentari che si rimettono alle decisioni del Cav.

Il via libera di Berlusconi arriva nella serata di ieri. Ed è quella dell’astensione benevola, così come auspicato dal governatore della Liguria Giovanni Toti. Il governo Lega-M5S «non segna la fine dell’alleanza di centro-destra» è il via libera di Berlusconi. «Se un’altra forza politica della coalizione ritiene di assumersi la responsabilità di creare un governo con il M5S, prendiamo atto con rispetto della scelta. Non sta certo a noi porre veti o pregiudiziali», ma, aggiunge, «non potremo certamente votare la fiducia. Di più a noi non si può chiedere».

Insomma una strada diversa dall’appoggio esterno o altri compromessi, perché, spiega Forza Italia, o si è al governo o non si è. E una strada che libera gli azzurri dal portare la “croce” di un eventuale fallimento della trattativa.

Il nodo resta ora quello della squadra e soprattutto della premiership. È un punto cruciale che rispecchierà non solo i rapporti di forza, ma il tipo di accordo che verrà raggiunto. Al momento nessuno si sbilancia e tutti assicurano che «si parla di temi e non di nomi». Ma le due partite, con FI che «vigila» per così dire sull’accordo, sono ovviamente connessi. Il Cav ha i suoi interessi da tutelare, anche se in una posizione defilata dal governo e chiede garanzie. Ma il M5S ha, in questa fase della trattativa, più forza contrattuale. Tanto che qualcuno ha ipotizzato il rilancio di una sua candidatura alla premiership. Di Maio smentisce e conferma la ricerca di un premier terzo. «Le mie dichiarazioni di domenica sono ancora valide: la mia parola è una».

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