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“Cuntare” salva il mondo. Parla la regista Giovanna Taviani

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Da Orlando furioso a Peppino Impastato (con le musiche di Mario Incudine): i miti e le storie che ci appartengono

L'ira di Orlando furioso è la sua, come è sua la follia di Don Chisciotte e c'è un po' di lei perfino in Polifemo. C'è molto, anzi moltissimo, di Giovanna Taviani in “Cùntami”, il docufilm presentato all'ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia e Premio Speciale ai Nastri d'Argento. È un viaggio nella memoria della sempre battagliera Giovanna, pronta a partire per un tour che la porterà oggi a Palermo (Rouge et Noir, ore 21) con Mimmo Cuticchio, Vincenzo Pirrotta e YousifIaralla; il 26 a Catania (Associazione Gammazita), alla presenza di Etta Scollo e Gaspare Balsamo, per poi proseguire il 28 maggio con Mario Incudine a Enna, al Teatro Garibaldi. Dopo il tour siciliano il film arriverà a Roma il 30 maggio, al cinema Nuovo Sacher e dalla capitale proseguirà il 13 giugno al Cinema Mexico di Milano.

La Taviani riflette sui problemi legati alla distribuzione, in un momento di malattia acuta della sala, causa Covid e piattaforme. E auspica: «C'è bisogno di una comune strategia da parte di distributori, autori ed esercenti, in cui si smetta di pensare in termini di profitto/perdita/guadagno e si cominci a ragionare in termini investimenti per il futuro. In sintesi: serve assumersi qualche rischio pur di dare un segnale che vada in una direzione chiara, cioè quella di tentare di non far morire la sala».

Di fronte a questo vuoto, la Taviani s'è messa in gioco in prima persona, inventandosi un tour capace di coinvolgere pubblico e protagonisti per il suo “Cùntami”, un road movie su un furgone rosso pieno di pupi costruiti da Mimmo Cuticchio, che raccontano le storie del nostro passato - Ulisse, Polifemo, Don Chisciotte - in giro per la Sicilia alla ricerca dei nuovi narratori orali che si richiamano alla grande tradizione orale del “cùnto”: «Il cùnto e il rap hanno una cadenza simile e c'è una generazione di nuovi cantanti italiani che mette al centro delle proprie produzioni più che la musicalità, il testo».

Il film andrà anche nelle scuole: «Perché possiede una profonda funzione didattica. Domani dalla piattaforma della Palumbo Editore sarò collegata con i docenti di tutta Italia per una sorta di laboratorio sul mito e la contemporaneità. Sugli scaffali delle librerie vedo riapparire i poemi omerici o loro derivazioni: la mia speranza è che si sia di fronte a un orizzonte comune di valori superiori. Il mito ci accomuna tutti, la sua è una dimensione sovrastorica».

Nel film tutto si mischia, tutto è cangiante, ciclo carolingio, mito greco, attualità: «C'è Orlando tra Peppino Impastato, l'ultimo dei don Chisciotte, e la mafia; c'è il tema attuale delle migrazioni che si aggancia a Ulisse, il primo esule. E se il titolo dell'edizione 2022 del SalinaDocFest è “Diaspore, incontri e metamorfosi”, non è un caso».

E poi c'è quel liquido, l'acqua del mare, in cui è immerso il film: «Il prologo contiene il ricordo di quando mio padre mi accompagnava, con boccaglio e maschera, alla grotta di Polifemo tenendomi per mano, raccontandomi di Ulisse che lì era approdato: è l'infanzia meravigliosa, è un inno alla gioia, è il liquido amniotico. L'epilogo è il cerchio che si chiude, è la circolarità, i pupi appaiono e scompaiono di nuovo, in quegli abissi che hanno ingoiato le ceneri di mio padre e mia madre. È la morte. Ma con un'avvertenza: fin quando noi figli racconteremo le storie che ci hanno narrato i padri, essi non moriranno mai».

Una battuta finale a Mario Incudine, apprezzato (tra l'altro) cuntista ma anche, in questo caso, autore delle musiche: «Finalmente dopo tanti riconoscimenti, “Cùntami” arriva alla gente. Credo molto in questo racconto a più voci, penso che aprirà nuovi entusiasmi sull'arte dei cuntisti riaccendendo curiosità nei confronti della narrazione orale».

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