Domenica, 15 Settembre 2019
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Un dipinto per guarire
in terapia intensiva

Anche un dipinto può aiutare a guarire. Meglio se colorato e con soggetti che evocano una quotidianità tenuta lontana dal letto di ospedale. La chiamano arte-terapia e per la prima volta viene sperimentata in un reparto di terapia intensiva, all'ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze. Non che nell'antico ospedale fondato alla fine del Duecento da Folco Portinari, il padre di Beatrice, l'arte manchi tra affreschi e porticati.

Ma le opere d'arte sistemate già adesso nei locali nuovissimi di terapia intensiva che saranno operativi in autunno, sono state appositamente commissionate a Luca Alinari, uno dei pittori contemporanei più conosciuti. Le opere sono sistemate in quella che sarà la grande "sala controllo" affacciata sulle stanze a vetri in cui saranno ricoverati gli ospiti della terapia intensiva che vengono costantemente monitorati. I malati potranno vedere i dipinti dalle pareti trasparenti, ma le immagine dei quadri di Alinari saranno anche trasmesse su schermi tv sistemati davanti ad ogni letto e dai quali i ricoverati potranno anche vedere cosa fanno i sanitari che li controllano o i parenti che arrivano.

 

"La nostra è una terapia intensiva aperta - spiega il direttore sanitario Marco Geddes da Filicaia - e la scelta di usare opere d'arte non per 'arredo' ma come terapia ne è una conseguenza". Ci sono ricerche autorevoli, aggiunge, che spiegano come un diverso ambiente in ospedale, a cominciare dai colori per finire all'arte vera e propria, "sia in grado di ridurre il ricorso agli antidolorifici e lo stesso periodo di degenza". Nei dipinti realizzati da Alinari per l' arte-terapia c'é molta natura, molti paesaggi, ma anche oggetti di uso quotidiano, e volti: "Ho cercato la vitalità e la positività, ho voluto l'idea di normalità della vita dei pazienti, un'idea per cui valga la pena di vivere, forme e colori in cui si possa ritrovare la casa ed un pezzetto di famiglia", dice l'artista i cui lavori sono da sempre toccati dall'aspetto del sogno.

 

"Sì ma è un sogno tranquillo, di quelli dai quali ci si risveglia bene, così come bene devono risvegliarsi i malati in un ambiente vitale". Alinari, che a ottobre esporrà i suoi lavori anche in Cina e che al legame tra arte e vita ha dedicato anche la mostra fiorentina in corso a 'Simboli' intitolandola 'Vivo quadri vivi', insiste su questo aspetto. L'arte visiva come terapia è stata sperimentata già nella pediatria, ma questa è la prima volta che avviene in reparti dove ci sono solo persone in bilico tra la morte e la vita: "La vitalità nell'arte - dice - è anche raffigurare ciò che rischiamo ogni giorno di perdere".

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