Sabato, 17 Agosto 2019
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CARMAGNOLA

Torino, a otto anni da solo in strada: "La mamma non mi vuole più"

«Ho otto anni, sto cercando i miei parenti perché la mia mamma non mi vuole più». Gli agenti della polizia municipale di Carmagnola, cittadina di 30 mila abitanti immersa nelle campagne fra Torino e Cuneo, sono rimasti di sasso quando hanno sentito le prime parole del bambino: un soldo di cacio che camminava lungo una strada provinciale, nel gelo del 23 dicembre, con addosso un maglioncino di lana e nient'altro.

Tra le automobili che sfrecciavano e rischiavano di investirlo a ogni passo. Finché qualcuno non ha dato l’allarme. Era difficile, difficilissimo credere a quel racconto. Ma le indagini hanno dimostrato che il bimbo non mentiva. La madre, una rom bosniaca di 38 anni, è stata rintracciata in un campo nomadi vicino a Chieri, a 25 km.

Non vive con il padre del ragazzino, divide la roulotte con un nuovo compagno e ha fatto sapere che non vuole riprendere il figlio con sé: «Dopotutto - ha sostenuto - abita con i nonni da un bel pezzo». Ne ricaverà una denuncia per abbandono di minore. Sono bastate poche ore, a Carmagnola, perché intorno al bimbo si scatenasse, nella massima riservatezza, una gara di solidarietà.

«È un ragazzino tenerissimo e tranquillo - riferisce il sindaco, Ivana Gaveglio, eletta in una lista di centrodestra - ed è diventato la mascotte della polizia municipale. In tanti si sono prodigati per procuragli cibo, vestiti e cose di prima necessità. È intervenuta anche la Caritas. Ora si trova in una casa protetta. Attendiamo le determinazioni del tribunale per i minorenni».

Nelle scorse settimane sono stati svolti accertamenti. Il padre naturale del bimbo è un bosniaco, coetaneo della madre, che attualmente dovrebbe trovarsi da qualche parte in Campania. Esiste un certificato di nascita rilasciato da un Comune della provincia di Caserta e nient'altro. A scuola, da quanto risulta, non è mai stato mandato.

«È una storia da spezzare il cuore», dice Gaveglio. «Ora - sottolinea - l’importante è che stia bene. Nella casa in cui è stato portato si sente accettato e inserito. Questo è positivo. Eppure, con tutta la buona volontà e tutto l’ottimismo di cui siamo capaci, non possiamo nasconderci il fatto che il suo percorso, in futuro, sarà in salita. Bisognerà dotarlo degli strumenti per affrontarlo».

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