Martedì, 20 Agosto 2019
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A BORDO IN 64

Migranti, la Sea Eye si dirige verso Lampedusa. Salvini: "Non entri in acque italiane"

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Sea Eye

E’ una «minaccia per il buon ordine e la sicurezza dello Stato» la Alan Kurdi, nave della ong tedesca Sea Eye, che ieri ha soccorso 64 migranti su un barcone al largo della Libia. Il Viminale ha quindi mobilitato capi delle forze di polizia e della Marina che dovranno intimare il divieto di ingresso in acque italiane all’imbarcazione, in navigazione verso Lampedusa.

E si apre un braccio di ferro con la Germania - stato di bandiera - cui la Farnesina ha indirizzato una dura "nota verbale" per invitarla alle proprie responsabilità. Diventa ancora un caso internazionale, dunque, l’intervento di soccorso dell’unica nave umanitaria rimasta nel Mediterraneo centrale, sempre più ostile alle ong dopo il bando annunciato dalla Libia.

La Alan Kurdi - dal nome del bimbo siriano di 3 anni ritrovato morto in spiaggia in Turchia nel 2015 - ha soccorso ieri ad una trentina di miglia da Zuwarah un gommone con a bordo 64 persone, tra cui 12 donne e due bambini. Tra loro anche Manuel, di 6 anni, fotografato a bordo con un grande casco arancione in testa da parte dell’equipaggio (sono in 17). Le condizioni del mare si sono guastate in giornata; pioggia e vento hanno costretto sotto coperta i passeggeri della nave, che si è diretta verso nord.

Nel pomeriggio, quando si trovava tra Malta e Lampedusa, ha virato decisamente verso l’isola italiana ad una velocità di circa 5 nodi all’ora chiedendo all’Italia il 'place of safety', il porto sicuro. «Ci sono onde alte, non ce la faremmo a sopravvivere senza un riparo», fanno sapere da bordo. Guastando prevedibilmente l’umore al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a Parigi per la riunione del G7.

"Ho detto al collega tedesco che il problema è loro, visto che c'è una nave tedesca, con equipaggio tedesco. Risolvano loro, alla Alan Kurdi non sarà permesso di entrare in acque territoriali italiane», ha tuonato. Coinvolta anche la Farnesina che ha inviato una «nota verbale» all’Ambasciata tedesca: dietro il linguaggio diplomatico non viene nascosta l’irritazione per l'intervento di soccorso e per la rotta seguita dalla nave che "risultano quanto meno dubbi dal punto di vista delle norme europee ed italiane in materia di sicurezza, controllo delle frontiere e contrasto all’immigrazione illegale».

Tentare di entrare in acque italiane sarebbe dunque «una minaccia al buon ordine ed alla sicurezza dello Stato». Ecco perché la nave «non sarà autorizzata». Si muove la diplomazia, ma anche le forze di polizia. Una nuova direttiva firmata dal capo di Gabinetto del ministro, Matteo Piantedosi, ribadisce il concetto, sottolineando che il transito della Alan Kurdi in acque italiane «si configurerebbe necessariamente quale passaggio non inoffensivo» e dunque alla nave va intimato l’alt.

Motovedette di Guardia costiera e Guardia di finanza monitorano la situazione nelle acqua di Lampedusa pronte a comunicare al capitano della nave tedesca gli ordini di Roma. Se questi ultimi non dovessero essere rispettati è poco plausibile un atto di forza da parte dei mezzi italiani, considerando anche che a bordo ci sono donne e bambini. Potrebbe quindi ripetersi la situazione della Mare Jonio, approdata alla fine a Lampedusa, per essere posta sotto sequestro dalla procura di Agrigento (la nave è stata in seguito dissequestrata).

In questa occasione, l'Italia chiederà presumibilmente alla Germania di accogliere i 64 migranti. E sul tema si registra oggi anche un botta e risposta tra il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti e Salvini.

"I migranti - ha detto il cardinale - vanno soccorsi e non respinti in Paesi insicuri o terzi anche perché ci prendiamo delle responsabilità se li affidiamo a terzi. Sono diminuiti gli sbarchi in Italia ma aumentano i morti». Il ministro ha replicato subito: «sono diminuiti gli sbarchi, sono diminuiti i morti. Spero che nessuno abbia nostalgia dei 600mila sbarchi degli ultimi anni, dei miliardi sprecati, dei troppi reati, delle migliaia di morti del passato».

 

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